Il Paper di Banca di Italia analizza le difficoltà di accesso al credito delle imprese
prima e durante la crisi, focalizzandosi su due caratteristiche: la
fragilità finanziaria e le prospettive di crescita. Le stime
econometriche indicano che la presenza di condizioni di bilancio fragili
si è associata a una probabilità di razionamento molto più elevata
della media, sia prima sia durante la crisi.
Elevati valori dei tassi di
crescita del fatturato o degli investimenti, del valore aggiunto per
addetto e della propensione all'export, indicatori presumibilmente
correlati alle prospettive di crescita, hanno agevolato l'accesso al
credito nel periodo precedente la crisi; durante la crisi il
razionamento del credito è avvenuto in modo più indiscriminato,
risultando meno legato alle prospettive di sviluppo delle imprese.
Relazioni bancarie più strette hanno favorito l'accesso al credito, in
particolare per le aziende caratterizzate da migliori prospettive di
crescita; questo risultato è coerente con l'ipotesi che le banche più
coinvolte nel finanziamento delle imprese detengano migliori
informazioni e abbiano maggiori incentivi a utilizzarle.
Queste le conclusioni di Banca Italia che purtroppo non sempre coincidono con quanto avviene in realtà. Sicuramente la cultura finanziaria nelle imprese italiane è bassa, in parte forse anche per inadeguatezza di noi profesisonisti, ma temo che le banche abbiano fatto poco e stiano facendo ancora meno per aiutare le pmi a svilupparla.
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