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lunedì 7 luglio 2014

Storie di imprese, di consulenti, di coraggio e di fiducia.




Cara Federica,

usiamo internet per trasferire in un "botta e risposta" le nostre riflessioni e le nostre conversazioni telefoniche. 

Comprendo quello che vuoi dire nel tuo post Basta che funzioni … scritto in risposta al mio Internazionalizzazione, un concentrato dei pregi e difetti di impresa/nazione . Cito e linko per consentire anche al lettore di conoscere un pò l'origine di questo post nato da un pomeriggio in Egea.

Sai che ti stimo, professionalmente e come persona (non perderei tempo a scrivere altrimenti) e proprio per questo sarò molto sincero, forse brutale.

Mentre ascoltavo la lezione del Prof. Markus Venzin, sorridevo. Sorridevo perchè mentre lui esponeva le strategie e le difficoltà incontrate da multinazionali nella difficile arte dell'internazionalizzazione io ritrovavo le stesse esperienze, le stesse paure (moltiplicate), le stesse sfide nei racconti dei miei clienti e di qualche amico.

Lo scoprire che è necessario pianificare ed investire, con tutta la paura che questo si porta dietro

... perchè sai Andrea, i risultati non si vedono a breve e spero di aver la forza finanziaria per reggere, 
... son troppo piccolo per diluire gli sforzi, devo scegliere un mercato in cui entrare, forse meglio dire una città, provo con Parigi, che non è la Francia, ma se riesco a Parigi poi posso crescere.
... non è vero che i mercati ed i prodotti son tutti uguali, non nel mio settore, devo capire prima cosa vogliono i clienti, magari per noi sono piccole modifiche di prodotto ma per il cliente estero vuol dir molto.
... che vuoi, si vendiamo all'estero, ci cercano, ma vender poco qua e là non vuol dire internazionalizzazione, oggi non sono ancora pronto ma l'anno prossimo si laurea mio figlio e se decide di entrar in azienda...

Ascoltare il Prof. Venzin era ben altra cosa, respirare l' ossigeno di chi vola alto, ma io sorridevo perchè alcune di quelle cose le avevo sentite da imprenditori che ci han sputato sangue per giungere alle stesse conclusioni.

E vedere alto e basso che si incontrano, vedere teoria e sogni che in qualche modo, senza conoscersi, trovano una sintesi in un progetto aziendale... be è davvero una grande emozione.

So perfettamente quello che vuoi dire, quante imprese si perdono per strada per chiusura mentale, per non voler guardare un mondo che cambia, e la tua rabbia di vedere quanta storia imprenditoriale questo Paese si sta perdendo. Nel vedere quanti sforzi tuoi e, permettimi, anche miei si perdono in storie non a lieto fine.

Vedo però anche imprese che a fronte del tuo "tanto non capireste" gridano con quanto fiato hanno in gola "Io voglio capire!"

Imprenditori che assumono le persone capaci che trovano nella loro strada senza saper prima esattamente cosa fargli fare, perchè uno bravo serve sempre e la funzione se la crea da solo.

Oggi purtroppo molto è cambiato e se prima l'imprenditore sceglieva il consulente, oggi tocca anche al consulente scegliersi l'imprenditore.

L'impresa gioca una sfida difficile e complessa, tutti i membri della squadra devono esser sicuri di credere negli stessi obiettivi.

Forse è, come ti dicevo, un periodo positivo, ma io questi imprenditori li vedo, stanchi di correre in salita, certo, ma quella luce negli occhi è sempre accesa.

Imprenditori che vengono da me per parlar di tasse e di bilancio ma che poi

 .... posso offrirle da bere, possiamo darci del tu...

... e si parla di azienda di progetti, di famiglie che investono molto se non tutto. Si parla di esperienze, di amici comuni, di figli che crescono, della speranza che entrino, di libri che 

...spiegano meglio di come possa fare io adesso, ti mando titolo ed autore via email, poi magari ne parliamo quando hai tempo, ci prendiamo un aperitivo...
E bisogna ritrovare il coraggio di lasciarsi contagiare... ancora una volta, nonostante le disillusioni, tornare ad avere fiducia in chi ha fiducia nella sua impresa, in chi crede nel suo progetto.


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giovedì 4 luglio 2013

Editoria (ma non solo): il privilegio di una lezione privata (o quasi) in Bocconi





Oggi ho avuto il piacere di far parte del Leading Group Egea (la casa editrice dell'Università Bocconi) in rappresentanza del Presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti ed esperti contabili di Milano.

Inutile dire che ritornare nella mia università è sempre una piacevole occasione di reincontrare vecchi amici, tanto più piacevole quanto si accompagna a qualche ora di confronto con professori e manager di livello.

Una ulteriore occasione poi per riflettere sui nuovi scenari dell'editoria, settore in cui mi confronto a vario titolo ormai da tempo e in cui credo di aver maturato una discreta esperienza.

L'incontro è stato introdotto da una breve ma stimolante relazione del Professor Busacca - Dean della SDA Bocconi sui nuovi driver del vantaggio competitivo.

Il paradosso emerge lampante, attività tradizionalmente lontane dal mktg come quelle professionali oggi si trovano ad essere molto avvantaggiate dalla progressiva trasformazione in servizi dei prodotti offerti da molte imprese.

Qualche spunto che può interessare anche i nostri studi professionali:

  • concorrenza non è solo diretta ma sempre più indiretta (es. per editoria la formazione e la consulenza);
  • pianificare meno ma misurare di più per poter modificare la strategia velocemente;
  • velocità è la parola più ricorrente;
  • il servizio è sempre più creato dalla rete, dai componenti la catena di valore e sempre meno dalla singola impresa;
  • la crisi ha cambiato radicalmente le percezioni dei consumatori.
I valori privilegiati dai consumatori sono cambiati ed in maniera molto interessante per uno studio professionale:
  • + sicurezza
  • + semplicità
  • + tradizione
  • - modernità
  • + qualità

Interessante questo sorpasso della tradizione sulla modernità e questo forte desiderio di semplicità. Chissà se il nostro Governo si pone il problema?

Quanto assomiglia ad una richiesta di ritorno ai valori veri della nostra professione, certamente  rinnovati negli strumenti, ma sempre fedeli ad etica, professionalità ed indipendenza.

Interessante inoltre il modo di reagire delle organizzazioni che piuttosto che rinnovarsi preferiscono sovrapporre strutture ad hoc su specifici progetti, che prediligono discutere visioni di lungo periodo (che non interferiscono sull'oggi) piuttosto che affrontare le cose da fare domani (più scomode negli equilibri interni).

Insomma molti spunti comuni a più settori ma terribilmente utili per quello dei servizi professionali. 

Devo dire che è stato estremamente interessante partecipare a questa tavola rotonda, ricca di spunti e di confronti tra i partecipanti. 

Una meravigliosa lezione privata (o quasi).



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