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lunedì 23 giugno 2014

Il Commercialista ridisegna se stesso, partendo dai fornitori..




Si intravede in lontananza qualche cambiamento per il settore della consulenza fiscale e societaria.

E come spesso capita in questi anni la leva è l'innovazione, che procede a freno a mano tirato a causa di una normativa lenta e faraginosa, ma procede.

E se ancora sui professionisti poco si vede come effetto, molto sta avvenendo tra i fornitoriIn quel caso si vedono truppe marciare (per non marcire come disse il poeta), riorganizzare alleanze e aprire nuovi fronti.


Resto sempre stupito come spesso alcuni imprenditori non comprendano che i confini del loro settore stanno cambiando e che i concorrenti più temibili non sono certo più quelli tradizionali.


Editoria: un tracollo, molti concorrenti, una tendenza ancora sopita ma in prospettiva più forte di concentrazione. Oggi tutti hanno gli stessi autori, nessuna attenzione alla fruizione del contenuto, poca conoscenza di internet vista comunque come minaccia. Tutto il settore è fuori focus in attesa di una profonda riorganizzazione che interesserà per prima l'editoria professionale. Il servizio sarà l'organizzazione e la fruizione del contenuto, non il contenuto.

Software professionali: molto c'è da fare, troppi concorrenti, troppe funzioni, troppa complessità. Anche qui il futuro sarà nella semplicità. Solo quello che serve. 

Cloud: ci arriveremo, camminando o correndo ci arriveremo.

Fattura elettronica, conservazione sostitutiva: se l'evoluzione normativa sarà coerente avranno un fortissimo impatto sulla riduzione dei costi di tenuta ed elaborazione dei dati contabili, con effetti dirompenti sugli studi professionali.

Forse conviene iniziare a far due chiacchiere coi nostri fornitori, testarne altri, valutare i tempi di cambiamento (non arrivare troppo presto nè troppo tardi) ma informarsi per gestire e non subire il cambiamento.

In futuro pagheremo di più per avere meno, software più semplici, con solo le funzioni utili (oggi spesso ridondanti e non utilizzate). La complicazione costa.

Molto sta cambiando e lo si vede nelle tensioni e guerre tra i fornitori dello studio professionale che mai come oggi ha forza nella trattativa commerciale.

I fornitori sanno di non avere un prodotto utile e che sul mecato ancora nessuno ha provato ad innovare ma il primo che lo farà (ma dovrà esser abbastanza grosso per imporsi ed investire) prenderà il mercato.


E noi saremo li a ridisegnare la nostra offerta, osservando un mercato che è fatto si di clienti ma anche di fornitori.


Tutto questo vale per noi ma vale anche per le imprese che dovranno imparare a ridefinire costantemente la filiera della creazione del valore integrandosi con fornitori e clienti in maniera strategica.

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domenica 1 dicembre 2013

Acconti di imposta: nessuna certezza fino al 2 dicembre

Nonostante sia stato pubblicato nella giornata di sabato 30 novembre un nuovo ed a prima lettura “definitivo” comunicato stampa sugli acconti di imposta per i soggetti IRES, da una attenta analisi del DECRETO-LEGGE 30 novembre 2013, n. 133 Disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobili pubblici e la Banca d'Italia. (13G00177) si evince che gli acconti di imposta potrebbero subire modifiche fino al due dicembre:

Il comma 4 dell'articolo 15 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124 e' sostituito dal seguente: "4. Il Ministero dell'economia e delle finanze effettua il monitoraggiosulle entrate di cui alle lettere e) e f) del comma 3. Qualora da tale monitoraggio emerga un andamento che non consenta il raggiungimento degli obiettivi di maggior gettito indicati alle medesime lettere, il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, da emanare entro il 2 dicembre 2013, stabilisce l'aumento della misura degli acconti ai fini dell'IRES e dell'IRAP, dovuti per i periodi d'imposta 2013 e 2014, e l'aumento, a decorrere dal 1° gennaio 2015, delle accise di cui alla Direttiva del Consiglio 2008/118/CE del 16 dicembre 2008, in misura tale da assicurare il conseguimento dei predetti obiettivi anche ai fini della eventuale compensazione delle minori entrate che si dovessero generare per effetto dell'aumento degli acconti.".

Alcune brevi osservazioni:
  • Fino ad oggi solo comunicati stampa ed interviste senza alcuna forza di legge;
  • Comunicati stampa che appaiono poco affidabili rispetto al contenuto delle successive disposizioni normative;
  • il diritto tributario italiano ormai, abbandonata la gerarchia delle fonti sta diventando un pettegolezzo;
  • forti dubbi di incostituzionalità su acconti superiori al 100% dell'imposta (possono ancora chiamarsi acconti?) oltretutto in un periodo di forte crisi e quindi spesso di utili calanti;
  • totale incertezza su acconti di imposta più volte ricalcolati nell'anno. oggi comunicato stampa (si badi bene, non legge) a meno di 10 giorni dalla scadenza;
  • Ancora incertezza su IMU;
  • L'attuale Governo opera in completo spregio dello Statuto dei diritti del Contribuente.
  • Per fare impresa è necessario pianificare costi e cash flow;
  • I professionisti devono essere messi in condizione di pianificare il proprio lavoro e operare nella certezza del diritto.
Sotto il testo del comunicato.

INCREMENTI DEGLI ACCONTI IRES E IRAP

Il decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 27 novembre 2013 e che viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di oggi, avente ad oggetto l’abolizione della seconda rata dell’IMU, ha incrementato al 128,5 per cento l’acconto dell’IRES e, conseguentemente, dell’IRAP dovuto dai soggetti esercenti attività finanziarie, creditizie e assicurative per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013.
 
A seguito dell’approvazione di tale decreto-legge, è stato firmato il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, in attuazione del comma 4 dell’articolo 15 del decreto legge n. 102 del 31 agosto 2013.
 
Con il decreto ministeriale è stato disposto l’ulteriore incremento, rispetto alle misure previste dalle disposizioni di legge vigenti, dell’acconto dell’IRES di 1,5 punti percentuali per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013 e per quello successivo.
 
Pertanto, per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013, gli esercenti attività finanziarie, creditizie e assicurative effettuano il versamento dell’acconto dell’IRES nella misura del 130 per cento e tutti gli altri soggetti IRES nella misura del 102,5 per cento. L’incremento delle aliquote vale anche ai fini dell’IRAP.
Per il periodo d’imposta 2014, invece, tutti i soggetti IRES, compresi quelli esercenti attività nei settori finanziari, creditizi e assicurativi, calcolano l’acconto dell’IRES (e, conseguentemente, dell’IRAP) in misura pari al 101,5 per cento.

TERMINI PER IL VERSAMENTO DEGLI ACCONTI IRES E IRAP

Si ricorda che nello stesso decreto-legge è stata disposta la proroga del termine di scadenza per il versamento della seconda o unica rata di acconto dell’IRES al 10 dicembre 2013. Per i soggetti il cui periodo d’imposta non coincide con l’anno solare, il versamento va effettuato entro il decimo giorno del dodicesimo mese dello stesso periodo d’imposta.
La proroga dei termini di versamento riguarda esclusivamente i soggetti IRES e ha effetto anche sul versamento della seconda o unica rata di acconto dell’IRAP.

Quindi fino alla pubblicazione del decreto nulla è ancora certo.

PS I Clienti di Studio Panato riceveranno una lettera informativa straordinaria più dettagliata sull'argomento.

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mercoledì 6 novembre 2013

Siamo seri, la democrazia non è interpellare i cittadini su norme tecniche

Oggi è arrivata in Studio la Guida alle semplificazioni del decreto del Fare predisposta dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e la semplificazione.


Un bellissimo nuovo sito con tanto di linea amica a cui proporre soluzioni e proposte e che cosi recita:

Aiutaci a semplificare. Segnalaci complicazioni e problemi applicativi, presentaci le tue proposte di semplificazione, partecipando alla consultazione on-line.

A costo di sembrare impopolare dico che qui a furia di voler semplificare non si capisce più nulla e si confondono i ruoli:

  1. Non ha senso inviare la guida via PEC. La Pec (posta elettronica certificata) ha valore di raccomandata, ci manca solo arrivare a ricevere spam dal ministero.
  2. La Semplificazione così osannata e ripetuta si fa, non si promette ecc
  3. Sono stufo di questa moda di giocare con le slide al posto di fare leggi serie e decenti
  4. Sono stufo di siti dei vari ministeri aperti a consultazioni pubbliche e suggerimenti. Ma vi par possibile che un comune cittadino abbia le competenze per legiferare? ma ci stiamo prendendo in giro? Ma sarà mica democrazia questa!
I cittadini possono sollevare problemi ma è mai possibile che debbano pure trovare le soluzioni? I centri studi cosa ci stanno a fare? Il problema non sono i singoli provvedimenti ma un intero sistema da riformare in maniera organica.

Seriamente ci chiedete proposte per semplificare doco che avete appena aumentato l'IVA in un we e circa un mese dopo avete pubblicato le istruzioni su come comportarsi? Seriamente volete il nostro parere su abolizione del Garante del Contribuente? Avete un bel coraggio!

Siete davvero convinti di aver gestito bene la questione IMU? Ritenete seriamente di aver dato gran prova con lo SPESOMETRO?

Il problema non è solo tecnico (esiste e non minimizzo) ma soprattutto politico. è la politica che è assente lasciando ruolo di supplenza a magistratura ed apparati burocratici dello Stato che fanno solo confusione.

E' il progetto politico, la visione a mancare!

Volete una proposta? STATUTO DEL CONTRIBUENTE APPROVATO CON LEGGE COSTITUZIONALE e quindi non derogabile dalle leggi ordinarie.

E' la prima volta che la sentite? no vero? Bè, fatelo!


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lunedì 21 ottobre 2013

Legge stabilità 2014 - speciale approfondimenti

la Legge di Stabilità prevede interventi per 27,3 miliardi di euro nel triennio 2014-2016, di cui 11,6 nel solo 2014, così suddivisi:
  • 14,6 miliardi nel triennio per sgravi fiscali (rispettivamente 9 per le famiglie e 5,6 per le imprese); i 3,7 miliardi del 2014 sono destinati per 2,5 miliardi alle famiglie (1,5 riguardano l’Irpef) e per 1,5 miliardi alle imprese;
  • 11,2 miliardi nel triennio per azioni sociali, progetti di investimento, impegni internazionali, di cui 6,2 in conto capitale; per il 2014 si prevedono 6,4 miliardi;
  • 1,5 miliardi per investimenti a livello locale e la restituzione di debiti commerciali di parte capitale
Le Sintesi dei principali provvedimenti


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martedì 1 ottobre 2013

Aumento aliquota Iva dal 21% al 22% dal 1° ottobre

L’Agenzia delle Entrate fornisce le prime indicazioni sull’applicazione della nuova aliquota Iva al 22%.

L’articolo 40, comma 1-ter del decreto legge 6 luglio 2011 n. 98 (come da ultimo modificato dall’art. 11, comma 1, lett. a) del decreto legge 28 giugno 2013, n. 76) ha disposto l’aumento dell’aliquota Iva ordinaria dal 21 al 22% a decorrere dal 1° ottobre 2013.

Come già chiarito in passato, quando entrò in vigore l’aliquota ordinaria del 21%, qualora nella fase di prima applicazione ragioni di ordine tecnico impediscano di adeguare in modo rapido i software per la fatturazione e i misuratori fiscali, gli operatori potranno regolarizzare le fatture eventualmente emesse e i corrispettivi annotati in modo non corretto effettuando la variazione in aumento (art. 26, primo comma, del DPR n. 633 del 1972).

La regolarizzazione non comporterà alcuna sanzione se la maggiore imposta collegata all’aumento dell’aliquota verrà comunque versata nei termini indicati dalla circolare n. 45/E del 12 ottobre 2011, cui si rinvia per gli ulteriori chiarimenti.
Scarica il Comunicato Stampa: Aumento dell’aliquota Iva ordinaria dal 21 al 22% a decorrere dal 1° ottobre 2013.

Studio Panato ha inviato informativa dettagliata a tutti i Clienti

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sabato 29 giugno 2013

Srl semplificate startup innovative: novità dal DL Lavoro

La disciplina delle SRL Semplificate e delle Start Up - SRL INNOVATIVE è stata ulteriormente semplificata dal decreto legge n. 76 del 28 giugno, c.d.  DL Lavoro pubblicato in questi giorni in Gazzetta ufficiale.

1) SRL SEMPLIFICATA

Modifiche volte a razionalizzare la riforma Passera e ad eliminare le distorsioni legate all'età dei soci. Sintesi delle Novità:

  • srl semplificata potrà essere costituita da soci persone fisiche. Abolito limite di età di 35 anni;
  • coerentemente eliminato il divieto di cedere quote a soggetti di età superiore ai 35 anni;
  • Amministratori potranno essere anche non soci;
  • Eliminate le società a capitale ridotto, contribuendo a semplificare le forme societarie introdotte da Passera e spesso pleonastiche e poco utili.


Articolo 2463 bis - le parti in verde sono state abrogate dal DL Lavoro.

Società' a responsabilità limitata semplificata
La societa' a responsabilità limitata semplificata puo' essere costituita con contratto o atto unilaterale da persone fisiche che non abbiano compiuto i trentacinque anni di eta' alla data della costituzione.
L'atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico in conformita' al modello standard tipizzato con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, e deve indicare:
1)     il cognome, il nome, la data, il luogo di nascita, il domicilio, la cittadinanza di ciascun socio;
2)     la denominazione sociale contenente l'indicazione di societa' a responsabilita' limitata semplificata e il comune ove sono poste la sede della societa' e le eventuali sedi secondarie;
3)     l'ammontare del capitale sociale, pari almeno ad 1 euro e inferiore all'importo di 10.000 euro previsto all'articolo 2463, secondo comma, numero 4), sottoscritto e interamente versato alla data della costituzione. Il conferimento deve farsi in denaro ed essere versato all'organo amministrativo;
4)     i requisiti previsti dai numeri 3), 6), 7) e 8) del secondo comma dell'articolo 2463;
5)     luogo e data di sottoscrizione;
6)     gli amministratori, i quali devono essere scelti tra i soci.
La denominazione di societa' a responsabilita' limitata semplificata, l'ammontare del capitale sottoscritto e versato, la sede della societa' e l'ufficio del registro delle imprese presso cui questa e' iscritta devono essere indicati negli atti, nella corrispondenza della societa' e nello spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato con la rete telematica ad accesso pubblico.
E' fatto divieto di cessione delle quote a soci non aventi i requisiti di eta' di cui al primo comma e l'eventuale atto e' conseguentemente nullo.

Salvo quanto previsto dal presente articolo, si applicano alla societa' a responsabilita' limitata semplificata le disposizioni del presente capo in quanto compatibili. 

2) START UP: SRL INNOVATIVE

Modifiche di rilievo riguardano anche le SRL innovative (Start up) introdotte attraverso il dl 18/10/2012 n. 179, conv. con modificazioni con legge 17/12/2012 n. 221 che vedono ridursi i limiti di accesso e quindi si amplia la platea dei potenziali soggetti beneficiari delle agevolazioni..

In particolare:
a)    viene abrogata lettera a) della norma che prevedeva che i soci persone fisiche  al momento della costituzione e per i successivi 24 mesi, dovessero detenere la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria;
b)    viene ridotto dal 20% al 15% l’importo delle spese di ricerca e sviluppo rispetto al maggior valore fra costo e valore della produzione, requisito per poter accedere al regime di vantaggio delle Start up;
c)   potranno godere del regime agevolato anche le società con almeno i 2/3 della forza lavoro costituita da persone in possesso di laurea magistrale;
d)    viene estesa la possibilità di utilizzo del regime premiale alle società titolari di un software originario registrato presso la SIAE semplificando non poco i dubbi interpretativi in merito alle caratteristiche innovative necessarie per accedere ai benefici di legge.

3) DECRETO LAVORO

Sotto riportiamo a titolo documentale gli estratti del decreto che interessano:

  • Srl semplificate
  • abolizione Srl a capitale ridotto
  • Srl innovative (start up)




















4) RIFLESSIONI

Molto ci sarebbe ancora da fare per eliminare storture e distorsioni di legge ma per ora accontentiamoci di questa piccola manutenzione volta più a modificare errori e forse (ma qui si pensa male) anche qualche follia della legge Fornero sulle Partite IVA che ad innovare seriamente mediante riforme coerenti e di sistema.

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mercoledì 5 giugno 2013

Antiriciclaggio: check list per gli studi professionali

Con l'inasprirsi delle attività di controllo da parte della Guardia di Finanza, è aumentato il disagio dei professionisti destinatari degli obblighi antiriciclaggio, preoccupati principalmente della tenuta delle misure poste in essere nei propri studi in ottemperanza a quanto disposto dal d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231.

L'adeguata verifica della clientela, la conservazione e la registrazione delle informazioni, la segnalazione delle operazioni sospette: il corretto adempimento di ciascuno di tali obblighi implica la predisposizione di vere e proprie procedure interne, secondo modalità prestabilite.
Il perimetro degli adempimenti, tuttavia, ancora oggi non è circoscritto con sufficiente precisione.

La legge si limita a stabilire i criteri generali, demandando alla regolamentazione attuativa la specificazione delle modalità operative sia per ciò che concerne l'adeguata verifica della clientela, sia con riferimento alla conservazione e alla registrazione dei dati. Nell'uno e nell'altro caso i regolamenti non sono mai stati emanati dalle autorità a ciò preposte. 

Ne è discesa - quanto meno sotto il profilo interpretativo - una enorme incertezza, solo parzialmente colmata dalla prassi, determinata nel caso di specie dai pareri ufficiali forniti dall'ex Ufficio Italiano dei Cambi e dalle risposte del MEF ai quesiti posti dalle categorie professionali interessate.

Il cammino dei professionisti verso la compliance alla normativa antiriciclaggio è dunque lungo e irto di difficoltà, essendo reso ancora più problematico dalle istruzioni della GdF che, nel mese di marzo dello scorso anno, ha emanato una ponderosa circolare sull'argomento (la n. 83607 del 19 marzo 2012), accompagnata da una serie di allegati tra cui la "Scheda normativa e modulo operativo n. 6", documento quest'ultimo non destinato alla diffusione, ma il cui contenuto è ormai conosciuto dagli addetti ai lavori.

Alla luce della documentazione sopra descritta, IRDCEC ha individuato una check list sulla scorta della quale il professionista potrà verificare l'adozione delle misure antiriciclaggio all'interno del proprio studio.

Sommario: 1. Premessa. – 2. Le attività preliminari di verifica connesse agli obblighi del professionista, dei dipendenti e dei collaboratori. – 3. L’adeguata verifica della clientela. – 3.1. Gli adempimenti dei professionisti collaboratori di studio. – 3.2. Profili sanzionatori. – 4. La conservazione e la registrazione dei dati. – 4.1. Profili sanzionatori. – 5. La formazione dei dipendenti e dei collaboratori. – 6. La segnalazione di operazioni sospette. – 6.1. La codificazione di procedure ai fini della segnalazione di operazioni sospette. – 6.2. Profili sanzionatori. – 7. Le limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore. – 7.1. Profili sanzionatori.

SCARICA: Antiriciclaggio: check list per la verifica dell'adozione delle misure di legge negli studi professionali


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Verifica rapporti debitori-creditori tra il Comune e le società partecipate

L’articolo 6 comma 4 del D.L. 95/2012 prevede che “a decorrere dall'esercizio finanziario 2012, i Comuni e le Province allegano al rendiconto della gestione una nota informativa contenente la verifica dei crediti e debiti reciproci tra l'Ente e le società partecipate. La predetta nota, asseverata dai rispettivi organi di revisione, evidenzia analiticamente eventuali discordanze e ne fornisce la motivazione”.

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venerdì 31 maggio 2013

UNICO 2013: PROROGA VERSAMENTI (si dice)

Proroga UNICO 2013 per i contribuenti soggetti agli studi di settore. Proroga 730.
Nel rispondere all’interrogazione parlamentare n. 5-00189, è stato reso noto che è all’esame dei competenti Uffici dell’Amministrazione finanziaria uno schema di provvedimento  “di contenuto analogo a quello degli anni scorsi”, contenente la proroga dal 17 giugno 2013 (il 16 giugno cade di domenica) all’8 luglio 2013 del termine per il versamento, senza interessi, delle imposte derivanti dai modelli UNICO 2013 (anche unificati) e IRAP 2013.
Sembra quindi slittare al 20 agosto 2013 il termine per il versamento con la maggiorazione dello 0,40%, a titolo di interesse corrispettivo.
Il differimento interessa, sembra ma è ragionevole visto il ritardo con cui sono stati resi disponibili i nuovi modelli, esclusivamente le persone fisiche e i soggetti diversi dalle persone fisiche che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore.

Sempre di ieri il comunicato stampa che ufficializza la firma del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di proroga dei termini relativi alla presentazione dei modelli 730/2013 ai CAF-dipendenti e ai professionisti abilitati a prestare assistenza fiscale, attualmente in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Sempre affascinate l’idea che in Italia si ha del diritto.

Gli studi di settore che avrebbero dovuto essere a disposizione del contribuente entro il 2012 arrivano a maggio 2013.

Fino a qualche tempo fa in caso di urgenza il governo agiva mediante Decreto, poi con la supremazia della burocrazia sulla politica si è passati al comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate, oggi che anche la burocrazia evidentemente pare annoiata e titubante siamo alla risposta all’interrogazione di un parlamentare (non ti avviso, ma se me lo chiedi te lo dico…).

In tutto questo la vera interrogazione da fare sarebbe perché gli studi non erano pronti per tempo? Chi il responsabile? Come evitare l’ennesima proroga confusa e scoordinata? Chi paga? Quando riformiamo SOGEI?


Tutto ciò se non fosse tragico sarebbe comico.

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giovedì 23 maggio 2013

La Rete, il lavoro e la produttività

Grande dubbio: internet migliora o peggiora la produttività?

Le organizzazioni si dividono tra entusiasti e scettici, tra innovatori e conservatori.

Facile dire che è solo uno strumento, difficile capire come usarlo, come saperlo sfruttare per trasformare in meglio il nostro modo di lavorare.


La mia è una professione tradizionale che sta cambiando. Si intravedono nuovi contorni ma ancora si ha paura di abbandonare i vecchi schemi non sapendo bene come sfruttare tutto ciò che internet ci offre (o ci promette di offrire, non tutte le tecnologie sono esattamente mature).

Non è facile rispondere:

  • In alcune cose distrae, rallenta, interferisce...
  • in altre accellera troppo, pretende tempi brevissimi di risposta, non consente di riflettere, ecc...
Forse però se mi guardo indietro tutto il tempo perso on line, si è trasformato, ha trasformato il mio lavoro e mi ha permesso di crescere in tempi e modi differenti da quelli tradizionali.

La trasformazione continua ma ci vuole disciplina. Internet è una grande risorsa ma le intuizioni che ci fornisce vanno razionalizzate, strutturate, pianificate.

Perdersi è naturale se non ci si impone un percorso fatto di tempi ed obiettivi. un percorso che certo molto spesso non sarà lineare ed andrà rivisto ma bisogna sforzarsi di descrivere e formalizzare un piano di crescita.

La sfida è riuscire ad incanalare le risorse che la rete ci fornisce e provare a reinterpretare la nostra organizzazione.

La sfida è tutta qui. Non è banale. Sicuramente affascinante.



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martedì 14 maggio 2013

EQUITALIA: più facile rateizzare


Nuove agevolazioni per pagare a rate
Richiesta semplice per importi fino a 50 mila euro

Nuove agevolazioni di Equitalia per i contribuenti che vogliono pagare a rate le cartelle. Sale da 20 mila a 50 mila euro la soglia massima che permette di chiedere la rateizzazione con una semplice richiesta motivata. Anche in questi casi, che non prevedono ulteriori adempimenti e consentono di presentare la domanda in modo semplice e veloce, sarà possibile ottenere fino 72 rate. Per gli importi superiori resta invece necessaria la presentazione di alcuni documenti aggiuntivi per dimostrare la situazione di temporanea difficoltà economica.
“La rateizzazione si conferma uno strumento efficace per andare incontro alle esigenze dei contribuenti - dice Benedetto Mineo, amministratore delegato di Equitalia – Basta pensare che a oggi sono attive circa due milioni di rateazioni per un totale di oltre 22 miliardi di euro. L’obiettivo è rendere il pagamento a rate sempre più rispondente alle esigenze delle persone in modo che possano regolarizzare con più facilità la loro posizione con il fisco”.

Come funziona la rateazione
Equitalia può concedere il rateizzo delle somme dovute fino a un massimo di 6 anni (72 rate). L’importo minimo di ogni rata è pari a 100 euro. Nella richiesta si può anche indicare la preferenza per un piano di dilazione a rate variabili e crescenti, più basse all’inizio nella prospettiva futura di un miglioramento della situazione economica del contribuente.
Il contribuente che ha ottenuto la rateazione non è più considerato inadempiente e può richiedere il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) per partecipare alle gare di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi. Inoltre, Equitalia non può iscrivere ipoteca nei suoi confronti né attivare qualsiasi altra procedura cautelare ed esecutiva finché si è in regola con i pagamenti.
La rateazione è prorogabile una sola volta fino a un massimo di 72 rate, se durante i pagamenti in corso si dimostra il peggioramento della situazione di difficoltà posta a base della concessione della prima rateazione.


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giovedì 9 maggio 2013

Non è facile, ovvero l'ugenza del cambiamento

Non è facile, gestire il cambiamento non è facile. Amare l'impresa non è facile.

Convincere un imprenditore a cambiare, a modificare la catena di valore, non è facile.

Salvare una azienda perdendo il cliente non è facile (ma fortunatamente di solito torna).

Scontrarsi con colleghi rassicuranti mentre tu vuoi solo che l'imprenditore percepisca l'urgenza del cambiamento, non è facile.

Sapere che ci sono famiglie che rischiano di pagare scelte sbagliate non è facile.

Far capire che l'impresa non si risana con politiche di bilancio ma con un piano industriale non è facile.

Vedere consulenti che si mettono in dubbio perchè non riescono a far capire al cliente che il cambiamento è metodo, è dati, è studio e non è moda del "cosi fan tutti..", non è facile.

Amare l'impresa vuol dire anche scontrarsi con l'imprenditore. Il professionista vero lo vedi in quei momenti. Quando sa dire no.

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giovedì 2 maggio 2013

Sanzioni amministrative e penali per omessi versamenti di IVA e ritenute in situazione di illiquidità

La circolare n. 12 della Fondazione Centro Studi UNGDC tratta la possibilità di non applicare le sanzioni amministrative e penali per gli omessi versamenti di IVA e ritenute in situazione di illiquidità.

Lo scopo di tale circolare consiste nel confrontare gli orientamenti di dottrina, giurisprudenza di merito e di legittimità nonché di proporre un’interpretazione dell'argomento che possa rendere compatibile la restrittiva opinione della Cassazione - la quale in diverse pronunce ha trattato il tema riconoscendo la colpevolezza del soggetto che ha omesso il versamento - con la linea interpretativa seguita dalla giurisprudenza di merito, che essendo più vicina al mondo delle imprese e percependo come gli effetti della crisi limitino di fatto le loro capacità di adempimento, tende a riconoscere situazioni di non punibilità.

L’individuazione di stati di concreta insolvenza in cui l’imprenditore non adempie, pur in assenza totale di dolo, rappresenta, infatti, una situazione in cui potrebbe riscontrarsi la non colpevolezza.

A tal fine, sarà necessaria un'analisi approfondita del contesto aziendale da parte del professionista che segue l’impresa, il quale, in collaborazione con il legale incaricato della difesa, potrà fornire un valido supporto al cliente per il riconoscimento della sua innocenza.

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martedì 16 aprile 2013

Spesometro: prorogato sine die.

Ancora l'ennesima proroga.
Ancora una manifestazione palese di incapacità a gestire gli impegni da parte dell'Agenzia.
Ancora giorni di allerta negli Studi professionali, richiesta di straordinari ai collaboratori, programmi e software.... tutti in attesa di un verdetto da parte di uno stato sempre più inaffidabile.

Pochi adempimenti, chiari, certi, stabili nel tempo.

Credetemi, l'evasione si combatte semplificando.

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lunedì 15 aprile 2013

Crisi: Omessi versamenti e penale tributario


La situazione finanziaria di molte imprese si fa sempre più grave. Inutile richiamare i numerosi articoli di giornale sull'argomento. Interessante osservare che finalmente l'orientamento della giurisprudenza (per ora solo quella di merito in realtà) si stia aprendo a meglio comprendere la situazione in cui operano le imprese.

Attenzione però a non sottovalutare la ratio della sentenza illudendosi di una sanatoria che non è nelle intenzioni dei giudici.

Il Tribunale di Novara con sentenza del 20.3.2013 sostiene che non è ravvisabile il dolo se non si sono pagate le imposte a causa di fattori completamente estranei al controllo dell’imprenditore.

Questa sentenza pare mitigare il ben più severo orientamento della Cassazione nei confronti degli omessi versamenti.

Al riguardo, non sfuggendo che autorevole dottrina ha ritenuto di individuare nel sopraggiungere di una crisi di liquidità di dimensioni importanti (qual è quella che esita, senza soluzione di continuità, nello scioglimento e messa in liquidazione dell'ente) una sorta di "forza maggiore" che esclude la volontà del sostituto d'imposta di omettere il versamento delle ritenute. Ora, con ciò non si intende certo affermare che, a tali fini, possa assumere rilevanza ogni situazione di crisi finanziaria, per quanto di dimensioni considerevoli, ma, eventualmente, solo quella determinata da fattori tutt'affatto estranei alla sfera di controllo dell'imprenditore, e in alcun modo riconducibili a una sua mala gestio: in ciò tali da delineare una sorta di illiquidità non prevedibile né evitabile. China sulla quale, recentemente, si è incanalata anche parte della giurisprudenza di merito: da ultimo Trib. Milano, 19 settembre 2012, secondo cui: ai fini della sussistenza del reato di omesso pagamento di ritenute certificate, non può desumersi il dolo, nemmeno nella forma eventuale, dal mancato pagamento tempestivo delle ritenute senza che sia addotta altra circostanza idonea a fornire autonoma prova della sua sussistenza. 
Principio alla stregua del quale i due citati arresti sono giunti a escludere il dolo del reato di omesso versamento di ritenute certificate, ad esempio, in capo al sostituto di imposta che non abbia potuto adempiere all'obbligazione tributaria perché la società di cui era legale rappresentante affrontava una mancanza di liquidità dovuta a gravi e non prevedibili inadempimenti da parte di Enti pubblici, pur essendosi egli attivato per il recupero di quei crediti ed avendo effettuato i versamenti dovuti non appena in grado di farlo. 
Al riguardo, ritiene il Giudicante che un siffatto modo di ragionare, in quanto proclive a restituire al momento delibativo della colpevolezza del reato un autonomo spatium vivendi nell'analisi del reato stesso, in linea con le più evolute concezioni "tripartita" e "quadripartita", debba essere preferito rispetto al tradizionale orientamento di legittimità, prono, per converso, a escludere aprioristicamente la rilevanza, ai fini dell'esclusione del dolo del reato di cui all'art. 10-bis, della situazione di difficoltà economica o di crisi di liquidità del soggetto obbligato, senza tuttavia prenderne in considerazione le cause (orientamento di massima cui è ascrivibile, inter alia, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 47340 del 15/11/2007, secondo cui, sic et simpliciter: «in tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali (art. 2, D.L. 12 settembre 1983, n. 463, conv. con modifiche in L. 11 novembre 1983, n. 638), ai fini della punibilità dell'agente è sufficiente il dolo generico, consistente nella volontarietà dell'omissione. Ne consegue che, accertata tale volontarietà, non è necessaria una esplicita motivazione sull'esistenza del dolo»).


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mercoledì 10 aprile 2013

Banche: quale rating per il credito alle imprese


La recente crisi economica e finanziaria ha ulteriormente accresciuto l’importanza delle scelte organizzative delle banche in materia di attività creditizia.


Ci si è chiesti se la crisi, anche attraverso l’aumentata rischiosità dei prestiti delle imprese e la difficoltà per le banche di valutare il loro merito creditizio, non avesse determinato una revisione dei modelli organizzativi scelti dagli intermediari nella loro attività di finanziamento all’economia.  



Il lavoro analizza l’organizzazione dell’attività di prestito delle banche utilizzando i risultati di due indagini riferite al 2006 e al 2009. In questo periodo l’utilizzo di metodologie di rating e scoring è andato diffondendosi anche alle banche più piccole; gli intermediari maggiori hanno impiegato tali tecniche in modo più incisivo nel pricing dei prestiti, mentre si è ridotta la rilevanza dei rating nella decisione se concedere il finanziamento; le banche più piccole hanno continuato a utilizzarli in modo flessibile. 

In seguito alla crisi le banche hanno attribuito maggiore importanza a tutte le fonti informative, qualitative o quantitative, accrescendo la richiesta di garanzie. La tendenza al decentramento delle decisioni sembra essersi interrotta e la permanenza media dei responsabili di filiale è diminuita. 

Questi ultimi hanno deleghe spesso correlate ai rating, mentre gli incentivi nella loro remunerazione non hanno subito modifiche sostanziali. In sintesi, la recessione del 2008 09 in taluni casi ha contribuito ad accelerare processi di riorganizzazione già in corso, in altri invece ne ha mutato la direzione. 

Scarica la ricerca: http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef154;internal&action=_setlanguage.action?LANGUAGE=it

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martedì 2 aprile 2013

I deportati di via solferino

Il mondo sta cambiando, per tutti, per alcune professioni più velocemente di altre.
Riporto un articolo del foglio ... spostarsi è perdere l’immagine, è perdere la tradizione – spostarsi è perdere l’anima. 

Se non capisci che muoversi da Via Solferino è una deportazione, non puoi capire nulla del Corriere della Sera”. La “deportazione” è il trasferimento della redazione del giornale più influente d’Italia, diretto da Ferruccio de Bortoli, dalla storica sede nel centro di Milano alla periferia nord-est della città, via Angelo Rizzoli, tre palazzi e una torre ideati da Stefano Boeri a due passi dal parco Lambro. Là c’è già un bel pezzo di Rcs Mediagroup, ci sono i periodici con la loro triste fama di essere un buco nero di perdite (“Ora che l’azienda ha annunciato che venderà o chiuderà dieci testate, secondo te chi è che vorrà più metterci un euro di pubblicità, in questi zombie?”), i Libri, la pubblicità, i new media e gli uffici di staff. C’è ancora tanto spazio, un palazzo intero, quanto basta per ospitare i giornalisti del Corriere e della Gazzetta dello Sport. Ma loro non si vogliono muovere.....

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IRDCEC: l'istituto di ricerca non verrà più finanziato


Non parlo spesso di cosa accade all'interno del mio ordine professionale nè di quel disastro in cui si trova il CNDCEC attualmente commissariato dal Ministero della giustizia per presunte irregolarità elettorali.

Chi mi segue sa che sono un difensore del libero mercato e che ho più volte criticato alcune posizioni ordinistiche.

Qui però si sta esagerando. Le lobby in assenza di un governo forte si stanno scatenando e l'assenza di una rappresentanza sta creando per i commercialisti una situazione davvero complicata (delle due l'una, o si aboliscono gli ordini e si liberalizza l'economia, ma tutta l'economia, o si crea un sistema di professioni protette snello e coerente al servizio del cittadino e non delle corporazioni).

In questi giorni apprendo che il Commissario ha deciso di sospendere i finanziamenti all'Istituto di ricerca dei commercialisti. 

Sia chiaro, non  è che l'ente abbia mai brillato per la numerosità e qualità degli elaborati (il parastato è ovunque) ma la sua funzione è necessaria. Abbiamo bisogno di prassi autorevoli a cui rifarci, ad interpretazioni autorevoli sia in campo fiscale sia in quello societario.

Chi lavora quotidianamente con il diritto sa quanto questo serva. 

L'istituto va riformato, potenziato. Farlo chiudere rappresenta un danno per tutti.

Pare che in assenza di un CNDCEC regolarmente eletto alcuni Ordini stiano cercando di organizzarsi per fare supplenza. Speriamo, ma sono sicuro che finiremo per pagare cara questa situazione sia a livello italiano che a livello europeo.

L'Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili
L'Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, nato dalla fusione della Fondazione Aristeia e della Fondazione Luca Pacioli, si propone di diventare punto di riferimento della Categoria unificata, cercando di esaltare le peculiarità delle fondazioni che in esso sono confluite.
L'obiettivo che il Comitato direttivo intende perseguire nel corso del mandato è accreditarsi quale ente di riferimento per l'analisi delle problematiche professionali e di supporto per l'attività formativa.

Integrazione

IRDCEC: lettera aperta al Commissario Straordinario CNDCEC Dott. Giampaolo Leccisi


Con vivo stupore l’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili apprende la Sua decisione di non erogare l’annuale contributo, peraltro già risultante dal bilancio preventivo per il 2013, nei confronti dell’Istituto di Ricerca di categoria, decisione che inevitabilmente conduce ad uno scioglimento anticipato del rapporto con tutti i ricercatori dell’IRDCEC.
La circostanza desta notevole preoccupazione, in considerazione del conseguente smembramento di una struttura che da sempre rappresenta la nostra categoria professionale fornendo, attraverso l'impegno costante dei suoi ricercatori, un supporto tecnico di elevato valore.
Nel convincimento che il Suo complesso compito non sia da considerarsi di natura liquidatoria, bensì finalizzato al superamento della attuale fase patologica in cui versa la Categoria, preservando e tutelando il Patrimonio del Consiglio Nazionale, l’UNGDCEC La invita a riconsiderare una decisione che con tutta evidenza non può che arrecare danni irreversibili.
Se, in buona fede, Lei ritiene di non poter disporre in merito al versamento del tradizionale e vitale contributo del CNDCEC all'IRDCEC, allora si attivi immediatamente presso il Ministero con una formale richiesta scritta di autorizzazione a procedere. E il Ministero, ricevuta la richiesta, dia con pari celerità il suo espresso consenso.
Diversamente, non potrà che trovare conferma l’idea di un totale disinteressamento da parte del Ministero della Giustizia per i bisogni, la storia e il futuro della nostra Categoria.

La Giunta UNGDCEC



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lunedì 25 marzo 2013

Troppi dati, nessuna informazione.

Usiamo male i dati a nostra disposizione.
Troppo spesso quando incontro un imprenditore alle mie semplici domande risponde con una mole infinita di dati, non sempre verificati nella veridicità, spesso inutili a prendere decisioni operative.

Ma c'è sempre una certa fierezza nel produrre qualche plico di carta a dimostrazione del lavoro svolto, a dimostrazione che è tutto sotto controllo.

Eppure a me servono pochi dati per rispondere alle mie domande, dati che non sempre è agevole ottenere.

Non sfuggo alla realtà, probabilmente lo stesso accadrebbe analizzando il mio studio professionale.

I dati rappresentano una ricchezza, una fonte spesso inesplorata di occasioni di business o di risparmio sui costi. Facciamo ancora poco e soprattutto abituiamo poco i nostri clienti a farlo.

A volte, soprattutto in momenti di congiuntura debole come questi attendere per ottenere dei dati ha un costo, far invertire la rotta ad una impresa richiede tempo e sconta sempre una certa inerzia derivante dalla mole e dalla capacità dell'imprenditore e dei suoi consulenti.

Imparare ad estrarre, monitorare i dati ed usarli per prendere decisioni strategiche diventerà sempre più indispensabile per le imprese, non solo per le grandi che già da tempo si confrontano con questi problemi. Anche e soprattutto per le PMI.

Non sempre ci viene riconosciuto ma fornire fin da subito al manager incaricato di risanare l'impresa i dati necessari, le informazioni per poter agire spesso fa la differenza.

Incredibile, solo a pensarci, quanto sia cambiata la nostra professione negli ultimi anni.

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sabato 5 gennaio 2013

Ci stiamo sbagliando ragazzi, ovvero questo Paese si sta dimenticando delle imprese


Ci stiamo sbagliando
ragazzi
noi che camminiamo
sul mondo
noi coi piedi
di piombo
restiamo giu'
sotto cento chili
di cielo..... eh


Troppi alibi, troppo rumore. Ci siamo dimenticati delle imprese, di chi produce, di chi fa fatica a costruire un progetto e lo difende con tutta la forza che ha.

Cosa è successo alle imprese dell’Emilia? Forse distratto dal Natale mi sono perso qualche notizia ma non mi pare di aver letto nulla. Aiutarle non è un gesto generoso di solidarietà (che comunque non guasterebbe) ma un investimento per rimettere in piedi una zona produttiva che ha sempre generato gettito per le casse dello Stato. Non aiutarli significa solo farci del male.

Perché non parliamo più di PMI? In questi anni e soprattutto nei prossimi ci aspetta una sfida importante: far crescere le competenze e la dimensione delle nostre imprese. Aprire orizzonti geografici e culturali è ormai condizione indispensabile alla sopravvivenza dell’impresa. Certo siamo in dietro, la strada è in salita e continuiamo a contare i fallimenti di chi non c’è riuscito.

La soluzione però è credere nelle imprese, aiutarle, sostenerle, liberarle dai mille vincoli burocratici che tolgono soldi e tempo.

Soprattutto nelle imprese di minori dimensioni il budget della consulenza è ridotto cosi come è limitato il tempo che l’imprenditore può dedicare alla sviluppo della sua idea imprenditoriale.

Oggi i costi della burocrazia rubano risorse ai sogni ed al futuro.


eh... siamo forse degli angeli
Noi no, noi che non siamo le stelle
nemmeno le donne, nemmeno quelle
quelle più belle


Vi prego, facciamo chiarezza sulle start up. Smettiamo di illudere i ragazzi, se apri una partita iva non sempre sei un imprenditore, spesso sei poco più che un dipendente. Per fare impresa ci vogliono idee, fatica, una squadra, competenze e soldi.

L’innovazione non nasce da una app per ipad, nasce da università, da centri di ricerca, da multinazionali che investono, da aziende che fungono da incubatori per i propri dipendenti.

Sono stufo di leggere presentazioni colorate e i proclami del buon Passera o di qualche Telco che cerca di rifarsi una verginità sul mercato finanziando qualche premio.

Non sottovaluto credetemi, in questa situazione tutto serve, soprattutto se sviluppa la voglia di fare impresa, ma questi ragazzi hanno bisogno di politiche strutturate di lungo periodo, di investimenti seri in cultura.

A nessuno è venuto in mente di agevolare lo scambio di competenze tra imprese tradizionali e start up? Soldi ed esperienza contro curiosità e voglia di innovare? Avete mai pensato quanto questo potrebbe far bene alla nostra imprenditoria? Quante PMI periodicamente fanno un business plan? Non un semplice budget ma un documento che serva a ripensare l’impresa, un tagliando alla formula imprenditoriale magari verificando prodotti, mercati e tecnologie? Quante rivedono o costruiscono nuove alleanze?

Il nostro è ancora un Paese manifatturiero e non possiamo permetteci di abbandonare o dimenticare chi produce. È li che si tutelano o creano posti di lavoro.

Per evitare equivoci non parlo di incentivi, non parlo di strutture a sostegno, ma lasciarli liberi di fare impresa, meno burocrazia, leggi più stabili, intervenendo magari riducendo costo del lavoro e tasse, quello si.

Aiutarli non è un gesto generoso di solidarietà (che comunque non guasterebbe) ma un investimento per in chi ha sempre generato gettito per le casse dello Stato. Non aiutarli significa solo farci del male.

Noi noi ladri di
mille lire
cercando il modo
per non morire
per pagare le tasse
per far passare
la notte


Lo so, lo so. Continuiamo a ripeterci che l’evasione in questo Paese è eccessiva e che in guerra si giustifica tutto. Mi chiedo però perché trascurare le holding lussemburghesi e le operazioni spesso spericolate di alcune banche per soffocare di burocrazia i piccoli imprenditori.

Non giustifico nessuno, non voglio riproporre le solite giustificazioni sulle tasse troppo alte o sull’evasione che sola consente ad alcune micro imprese di sopravvivere.

Provo solo a ricordare che la squadra di esperti dell'Agenzia delle entrate guidati da Attilio Befera, a luglio 2012 sui 108 adempimenti a cui sono soggette nel nostre imprese (e noi commercialisti che le seguiamo) ne ha identificati circa 35 inutili e potenzialmente eliminabili.

Non pare quindi abbiano torto imprese e categorie a battersi per una semplificazione e riduzione soprattutto delle comunicazioni, troppe e spesso inutili duplicazioni con inevitabili strascichi di complicazioni di tempo, burocrazia e costi.

Evitare che l'amministrazione chieda documenti di anni precedenti già presentati risparmierebbe tempo e costi ai contribuenti senza pesare in alcun modo sul gettito. Anzi, una maggiore informatizzazione della pubblica amministrazione a detta di tutti gli esperti non potrebbe che avere effetti positivi sui controlli.

Aiutarli non è un gesto generoso di solidarietà (che comunque non guasterebbe) ma un investimento per in chi ha sempre generato gettito per le casse dello Stato. Non aiutarli significa solo farci del male.


E no che non siamo
da soli
magari siamo in
cento milioni
cento milioni
di cuori
cento milioni
di matti


Non sono da soli, non siamo da soli. Imprese e professionisti possono fare molto attraverso le associazioni di categoria, attraverso quelli che ieri si chiamavano consorzi ed oggi con mktg politico reti di impresa.

La rete stessa è uno strumento importante di creazione di contatti, di diffusione di conoscenza manageriale.

Lasciateci solo lavorare senza l’assillo di uno Stato rapace ed inconcludente. Chi produce non è mai stato coccolato in questo Paese, è dotato di anticorpi, ma non gli si può chiedere di restar soffocato da debiti fatti da altri.

Liberate il mercato da rendite di posizione, da monopoli, da oligarchie ormai decotte e chi fa impresa tornerà a sporcarsi le mani e ad investire. Non ha mai smesso ma smetterà di sentirsi solo, di pensare di esser matto.


Basta non farsi mai
prendere in giro
o almeno non farsi
portare lontano
vedi che bella la vita
basta andare
piu' piano


Sono sempre più soli ed aggrappati al loro coraggio i nostri imprenditori. 

Ascolto il rumore confuso di questa desolante campagna elettorale e tutti si son scordati di chi produce. Ogni tanto dal chiacchiericcio emerge qualche idea che subito viene sommersa da spread, debito, Europa.

Tutti che, in quella che pare una crisi adolescenziale, stanno a chiedersi cosa vuole l’Europa da noi. Nessuno che si interroga su cosa questo Paese vuole da se stesso, quali sogni, quali aspettative. 

Per crescere bisogna ripartire chiedendosi cosa è meglio per imprese, giovani e cultura.
Non è poi cosi difficile. Io ho fiducia!
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