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sabato 30 agosto 2014

Perchè questa e' LA mia spada!


Tiene il braccio alto verso il cielo brandendo una spada di gommapiuma.
E' tenuta insieme con colla e nastro adesivo, malconcia per le troppe battaglie.
Quando gli propongo di comprarne una nuova dopo l'ennesima rottura mi guarda sorpreso:
"Papà' ma questa e' la mia spada, non ne voglio una nuova. Voglio la mia spada!"
Si aggrappa con forza e determinazione all'articolo determinativo più che al possessivo.
E' LA spada, e' magica ed insostituibile.

Perchè quella spada davvero ha una storia, come la magica durlindana, la storia di un bambino che cresce, che scopre il suo papà e che lo aspetta a casa la sera con un sorriso immenso al grido "Combattiamo!" in piedi sul lettone per poter fronteggiare meglio l'avversario cosi più alto di lui (ed invero spesso un pò assonnato).

La storia di un bambino che si impone attraverso un gioco che è il prolungamento ideale della sua mano e lo fa sentire importante. 

E come sempre tocca al papà tornare a scoprire che gli oggetti hanno valore soprattutto per la loro storia, per quello che rappresentano o hanno rappresentato per noi.

In fin dei conti anche nelle storie dei cavalieri le spade che si spezzano non si gettano via ma c'è sempre un mago (più bravo nel ripararle di questo papà) che le riforgia donando loro nuova forza.

E poi ripenso che in fondo, anche se resto sempre meravigliato dai discorsi di Tommaso, in montagna ancora conservo il mio piccolo pugnale da Robin Hood, un pò malmesso, ma custodito così a lungo che oggi è uno dei giochi preferiti da mio figlio che lo brandisce orgoglioso chiedendomi sorridente con quell'aria da furbetto:
 "E' vero che era il tuo gioco? ora però è mio!"
... 40 anni dopo più o meno.




martedì 29 luglio 2014

Ci sarà ancora spazio per le avventure del #panatino?

Mi sono accorto solo oggi che da poco questo blog ha compiuto 7 anni.
E' tempo di bilanci, di capire se ed a cosa è servito e se ha ancora senso, soprattutto dopo l'avvento dei social network ed il mio coinvolgimento in iniziative editoriali  professionali.

E' nato quasi per caso, affiancando il più professionale NewsLetter fiscale di Studio Panato che tanto successo riscosse soprattutto tra i colleghi ed aiutò il sito di Studio Panato ad avere un forte posizionamento.

E' nato perchè sentivo il bisogno di un rapporto più diretto con il lettore, di avere uno strumento meno unidirezionale cercando di comprendere meglio imprenditori ed imprese, di comprendere meglio tutto quello che c'è dietro a bilanci e fisco.

E' servito? si, molto. A me per crescere, per trovare in rete amici ed importanti confronti professionali.

Poi forse è andato un pò più in la raccontando anche di me come uomo e come padre.

Giusto o sbagliato mischiare i due aspetti? Non lo so, lascio al lettore lo spazio nei commenti.

Stiamo proprio in questi giorni costruendo una nuova casa, siamo lenti perchè il lavoro ci impegna molto in questo periodo ma a settembre dovremmo esser pronti.

Avremo ancora un blog? Si, più bello, ugualmente sincero, in alcuni aspetti più professionale.
L'impegno è quello di scrivere meno ma con maggior completezza e professionalità.

Raccoglierà l'eredità dei blog precedenti e gli articoli che pubblichiamo su riviste e giornali on line. Si dividerà in rubriche come ideale prosecuzione degli attuali blog e per consentire al lettore di seguire solo ciò che gli interessa:

  • Riflessioni su economia ed imprese;
  • Articoli su Fisco e Società (in parte pubblicati su riviste professionali);
  • Articoli su Perizie di Stima e valutazione d'azienda, la principale specializzazione del nostro Studio.


Ci sarà ancora spazio per le avventure del panatino? Per le mie sensazioni di padre?
E' opportuno all'interno di un sito di Studio?

E' una bella domanda a cui ora non so rispondere. 


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venerdì 14 marzo 2014

Che grande papà

La storia è quasi commovente, molte cose, troppe sono date per scontate. 
vi invito a leggerla. Questa volta tengo per me le mie riflessioni. Che grande papà.

































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giovedì 19 dicembre 2013

Una pistola di legno, un drago e la magia di un sorriso nei nostri auguri di Natale

Veder crescere mio figlio è una straordinaria fonte di riflessioni. È un bimbo fortunato, colmo di attenzioni e di giochi.

Mi sono accorto però che troppi giochi non fanno altro che limitare la sua e la mia capacità di inventare storie ed avventure da vivere insieme.

Credo che sia cosi anche per noi adulti. La nostra attività professionale e/o imprenditoriale che cosa è se non un sogno? Un progetto su cui riversare speranze ed aspettative?

Questo sogno poi con gli anni lo imbrigliamo compresso da mille infrastrutture. Abbiamo bisogno di vincere le nostre paure e crearci delle coperte di linus per limitare l’incertezza che ciascuno di noi vive.

Automobili, pc, software miracolosi non sono molto spesso nulla di più dei giochi di mio figlio. Un modo veloce, una scorciatoria per essere felici.

L’auto di lusso ci farà fare bella figura con il cliente, il software ci consentirà di ridurre gli errori ed essere più veloci, il nuovo pc finalmente ci consentirà di quadagnare tempo lavorando in condizioni estreme.

Sono oggetti che ci aiutano a vincere le nostre paure ma limitano la nostra fantasia e la nostra capacità di tornare a sognare, a progettare. 

Ci distraggono dai fondamentali.

Ieri passeggiando nei pressi dei navigli di Milano abbiamo comprato in una piccola bancarella delle pistole in legno lancia elastici, sostanzialmente delle sagome di compensato con una molletta (molto simile a quella in foto).

La dolcezza degli occhi dell’artigiano e la magia in quelli di mio figlio credo abbiano fatto il resto.

Abbiamo passato la giornata muovendoci con fare circospetto per la via con Tommaso ed un suo amichetto per scovare draghi ed orchi, per combattere streghe e giganti. Tra gli sguardi prima perplessi e poi divertiti dei passanti di cui siamo diventati una sorta di attrazione.

Intorno ad una pistola di legno abbiamo costruito una storia, un progetto. La fantasia era libera di correre proprio grazie alla semplicità dell’oggetto.

Credo che durante queste feste, tra un drago ed un mostro da combattere, cercherò di capire quale è la pistola di legno per un commercialista, quale è quell’elemento attorno a cui costruire, destrutturare, ridisegnare lo studio per tornare a sognare e progettare (Letta e Befera permettendo..)




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giovedì 25 luglio 2013

Il Panatino, l'infante di Spagna ed il bello della burocrazia


Lo Stato Italiano è sempre più farneticante ma a volte, complice l'avvicinarsi dell'estate, fornisce anche episodi divertenti. La scorsa settimana mi presento in Comune con mia moglie e mio figlio per richiedere la carta d'identità del giovane erede. Badate bene che mio figlio ha compiuto da poco i DUE anni

Da qui la seguente conversazione surreale quasi teatrale:

SCENA: Papà, Mamma ed il Panatino difronte all'impiegata del Comune di Milano. Ovviamente perdiamo mezzora perchè il tabellone dei numeri va in tilt, si incasina la coda ed il sistema operativo è bloccato. Faccio sedere il Piccolo sul bancone e lo presento all'amabile impiegata.

IMPIEGATA DEL COMUNE: Che bel Bambino, qualche domanda e ci sbrighiamo subito:

  • colore occhi?
  • altezza?
  • risiede con voi?
PAPA', MAMMA, PANATINO: primo momento di panico, perplessità.... risposta corale: SI risiede con noi. 
Ha solo due anni.... già un bamboccione? forse un pò viziato lo è ma.... sarà mica che in Svezia ad un anno già fanno l'erasmus .... (pensieri di una mamma ansiosa).

IMPIEGATA DEL COMUNE: ottimo, ultima domanda... Professione?


PAPA', MAMMA, PANATINO: secondo momento di panico, perplessità....risposta del solo papà più abituato ad affrontare la burocrazia: Giocatore? ma tutti i presenti convengono che fa un pò azzardo e quindi di comune accordo l'abbiamo scartata ;-)

IMPIEGATA DEL COMUNE: ma la burocrazia italiana ha le sue risorse. L'impiegata mi guarda seria... nido o materna?

PAPA': timidamente rispondo.... nido

IMPIEGATA DEL COMUNE: ... peccato, frequentando la materna avremmo potuto indicare studente.

PAPA', MAMMA: per un attimo pensiamo di tornare sui nostri passi, mentire, dichiarare che frequenta la materna in una sezione distaccata della Chicago Booth School Of Business ed uscire da una situazione sempre più complessa... poi il timore di tarpare la carriera politica a mio figlio mi fa desistere. Devo farmene una ragione. Mio figlio non è nè un giocatore nè uno studente... 

IMPIEGATA DEL COMUNE: Le risorse della nostra burocrazia però sono infinite, l'impiegata non si perde d'animo e nella sua tabellina scorgiamo finalmente tra la soddisfazione generale (la coda dietro si era allungata non poco) la professione di mio figlio: INFANTE

PAPA', MAMMA, PANATINO: Papà e Mamma orgogliosissimi della professione del figlio decidono di prenotare le vacanze nel Regno di Spagna sicuri di ricevere al loro arrivo un benvenuto degno di un Re ;-).

CENNI STORICI: Nelle monarchie spagnole medievali, la castigliana, la navarrina e l'aragonese, tutti i figli e le figlie dei sovrani, compresi i primogeniti, ricevevano il titolo di infante o infanta;

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domenica 9 giugno 2013

La mia mano

Si sottovaluta spesso la forza di una carezza. In queste domeniche pomeriggio mio figlio spesso mi dorme accanto, basta la mia mano nella sua e lo vedi sereno e rassicurato.
È mi rendo conto di quanto sia importante questa mano, di quanto sia importante esserci.

Mai la mia mano e' stata così importante come per lui, mai lo è' stata prima per me.

sabato 18 maggio 2013

Soave, le quote rosa e la nostalgia di un mondo che sapeva sognare.

Ieri un sovrapporsi di immagini e ricordi.

La mia famiglia è originaria di Soave, piccolo centro medioevale vicino a Verona. Lì tutto gira intorno al vino. Leggo che l'alluvione di questi giorni non l'ha risparmiata, che Zaia ha scelto di allagare i campi per salvare la città dalle acque.

In quei campi da piccolo mi portavano per controllare la vendemmia. Alle preoccupazioni di mia madre che ripeteva il più classico "Non sporcarti" rispondeva una vecchia zia, custode delle tradizioni familiari, con un perentorio "non è sbagliato che si sporchi di terra perchè questa terra è sua.".

C'era ancora la mezzadria e mia zia, una delle poche donne laureate della sua generazione, viveva ancora in un mondo fermo a cavallo tra l'ottocento ed il novecento.

Per lei non c'era bisogno delle quote rosa. Lei era una Panato e la sua gerarchia personale era più o meno:
  • Dio (che era l'inizio e la fine di tutto ma che ovviamente era poco presente negli affari terreni. unica certezza il suo infinito amore per la nostra famiglia e solo in seconda battuta per il resto del genere umano).
  • Il Re (che qualche onore ci aveva concesso in passato ed in nome del quale nonno Edoardo aveva amministrato Soave ed il tribunale militare delle tre Venezie, amico di quel D'Annunzio - bellissima la costituzione del carnaro- a cui perdonò in nome dell'Italia l'insubordinazione del Regio Esercito) ormai in esilio.
  • Gli uomini di casa Panato della sua generazione, il padre ed il fratello adorati ma ormai scomparsi
  • LEI (che solo per modestia si considerava quarta nella linea di comando, essendo sostanzialmente assenti i primi tre).
  • gli eredi di casa Panato (in cui io rivestivo in qualche modo un ruolo importante per quanto, giunto all'età di 4 anni senza saper scrivere e tenere una forbita corrispondenza epistolare con lei, avevo in qualche modo deluso le sue speranze nei miei confronti)
  • Parenti che non portano il nostro cognome ma che hanno l'onore di averci come consanguinei
  • il sacerdote che veniva penultimo perchè da noi "libera chiesa in libero Stato".
  • il resto del mondo civilizzato e no.
Ora quello che ho scritto fa sorridere ma era una donna eccezionale che ha saputo tenere unita la famiglia ed i beni della famiglia superando due guerre mondiali, diventando una delle poche donne laureate della sua generazione ed una delle prime donne presidi di liceo.

Trincerata nei suoi valori borghesi visse l'ascesa del fascismo come affronto al RE, il pericolo comunista come attentato ai suoi valori più intimi, sopportò il comando tedesco che occupò casa Panato e successivamente nascose un ufficiale polacco tra mille rischi e pericoli e di cui si pensa fosse segretamente innamorata.

Affrontò portando il lutto l'avvento della Repubblica, ma in tutto questo difese sempre e comunque la famiglia ed il nome che portava.

Per far tutto questo in un mondo prettamente maschilista si trincerò dietro quella scala gerarchica iper conservatrice che nel rispetto della forma le consenti sostanzialmente di regnare indisturbata su tutti noi.

Più volte ho ricordato la sua figura in parallelo con la maestra Cristina (stesso nome oltre tutto) dei film di Don Camillo e Peppone. Il video ha un inizio un pò lento, saltate i titoli ma vale la pena rivederlo. 

Stesse nostalgie dei tempi civili e stessa fissazione per l'italiano, per l'ortografia, per la bella calligrafia in cui non sono mai riuscito ad eccellere.

Il mondo era un pò quello li, quello di un piccolo paese contadino, un mondo di grandi fazioni che si incontravano a messa ("Dio ti benedica figlio mio anche se sei bolscevico") e facevano pace al bar.... dove il sacerdote non poteva saperne più di Dio e le donne venivano ubbidite in quanto donne e non per la parità


E guardando le foto di Soave e delle sue vigne allagate, leggendo le paginate de IlSole24Ore sulla confusa e tentennante riforma Letta sull'IMU, un pò di nostalgia per un mondo che nel bene e nel male sapeva sognare mi viene. 

Mi chiedo se riuscirò a consegnare a mio figlio quella capacità e la possibilità di sognare come altri hanno fatto con me.

PS La Carta del Carnaro: “Tre sono le credenze religiose collocate sopra tutte le altre nella universalità dei comuni giurati:  la vita è bella e degna che severamente e magnificamente la viva l'uomo rifatto intiero nella libertà;  l'uomo intiero colui che sa ogni giorno inventare la sua propria virtù, per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono; il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo”.

PS2 corsi e ricorsi:

  • Mia madre è parente (ma questa è un'altra storia) di quell'Eleonora Duse  che di D'Annunzio fu amante e musa
  • Oggi Giordano Bruno Guerri è presidente del Vittoriale, ieri dirigeva l'Indipendente che ha chiuso con  un mio intervento in ultima pagina di saluto ai lettori.
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lunedì 8 aprile 2013

Io sono utile alla mia rosa, ma tu non sei utile alle stelle...


"A che ti serve possedere le stelle?" chiese il Piccolo Principe all'uomo
"Mi serve ad essere ricco"
"E a che serve essere ricco?"
"A comperare delle altre stelle se qualcuno ne trova"
"Io" disse il Piccolo Principe "possiedo un fiore che innaffio tutti i giorni e possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino tutte le settimane. E' utile ai miei vulcani e al mio fiore che li possegga. Ma tu non sei utile alle stelle.."


E' qualche giorno che mio figlio si sveglia ed ha come primo pensiero il prendersi cura della sua rosa (che in realtà in origine era della mamma).

Mi prende per mano, mi spiega come cambiare l'acqua e poi, soddisfatto si sofferma per qualche secondo a fissarla.

E' molto fiero di se e della sua rosa e mi ha ricordato il piccolo principe.
Per crescere è fondamentale prendersi cura degli altri. 

E' una cosa che dimentichiamo. Dedicarsi agli altri non è altruismo, non solo, ma un modo per crescere, per migliorare noi stessi.

Oggi mi ha insegnato che devo essere utile a ciò che posseggo. e non è poco.


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lunedì 1 aprile 2013

Se me lo dicevi prima...

Eh, eh, eh, ma se me lo dicevi prima
Eh, se me lo dicevi prima
Come prima
Ma sì se me lo dicevi prima
Ma prima quando
Ma prima no
Eh, si prendono dei contatti
Faccio una telefonata al limite faccio un leasing
Se me lo dicevi prima...


Enzo Jannacci

Se me lo dicevi prima....  mi preparavo meglio.
Se me lo dicevi prima Milano si organizzava. Mica uno se ne può andare via cosi durante le feste, che siamo tutti via a sciare, tutti tranne me che ho il piccolo con l'influenza e sono restato a casa.

Che poi i ricordi si mischiano, si sovrappongono e li scopri simili ad altri amici che restano rapiti dalle emozioni pensando a persone che non ci sono più.

Jannacci anche io l'ho scoperto cosi, poco convinto ascoltandolo insieme a mio padre mentre la tata mi cantava "vengo anche io, no tu no!" che credevo fosse una canzone per bambini.

Ma già da allora capivo che c'era qualcosa di più, che mio padre mi invitava a cercar di capire anche se sapeva che ero troppo piccolo.

Poi per diverso tempo è sparito. Ci siamo ritrovati al Bolgia Umana, io studente squattrinato ma fiducioso nel sicuro futuro successo, come si usava a Milano nei primi anni 90, una Milano veloce che non capiva ma cresceva e consumava felice.

E lì lui era sempre fuori posto. Era sempre fuori moda. 

Con quel locale che racchiudeva tutte le sue contraddizioni, quel locale che doveva essere una scuola per futuri cabarettisti, quel locale aperto a tutti (e che chiuse velocemente), come le osterie che cantava nelle sue canzoni ma che se ci portavi una ragazza ti toccava fare un leasing tanto era caro.

Io li sicuro dei miei 20 anni, lui che il successo l'aveva già avuto triste ed insoddisfatto.

Lui a fare il sinistro vestito da paninaro, sempre mezzo brillo, coccolato dal figlio che lo accompagnava al piano. Sembrava si fossero scambiati i ruoli, lui cosi fragile ed il figlio che lo guardava rassicurante ed orgoglioso, quasi ad incoraggiarlo, come faceva mia madre con me ai saggi alle elementari quando timoroso salivo sul palco del teatro delle suore per recitare il mio piccolo ruolo da protagonista.

Con quella tristezza cosi lontana dai sorrisi aperti e solari della mia tata, pugliese come lui, mentre fischiettava vengo anche io no tu no....

E poi la riscoperta vera, allegra, ricordando le canzoni e dimenticando un pò l'artista. 

In barca con gli amici, milanesi contro napoletani, c'era sempre lui ed il palo dell'ortica a farla da padrone (anche se poi il cd di murolo lo portavo io ;-).

Come al mio matrimonio in sottofondo, durante l'aperitivo, insieme ad Arigliano e Buscaglione.

Mai capito fino in fondo, e lo sapeva.

Amato da quella borghesia di cui forse non si sentiva figlio ma a cui desiderava appartenere. Sempre a metà tra il medico e l'artista, tra il borghese e l'emarginato.

Eppure quanto è bello pensare a quel gruppo di amici, a Gaber, a Cochi e Renato.

Quanto è bello ricordare che Milano è stata lavoro, professioni ma anche arte, poesia e canzoni.

Quanto manca tutto questo proprio oggi che di lavoro ce n'è meno.

E' che a Milano proprio non puoi chiedere di decrescere, Milano è felice di lavorare e di far poesia, nascondendosi un pò, con pudore e riservatezza. mai con vergogna.

Milano che forse, me ne rendo conto ora, non gli ha mai perdonato quella malinconia, quel non scegliere il posto ed ruolo da giocare, quella Milano che ha bisogno di capire chiaro chi sei, di capirlo subito, perchè qui si corre veloce.

E poi Milano che quando apprende la notizia si mette a cantare in osteria per ricordare....

E poi in rete trovi i racconti dei suoi di amici, di quelli veri e ti commuovi un pò... anche se non sei mai riuscito a capirlo fino in fondo... 

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martedì 15 gennaio 2013

Come in una lontana leggenda, perduta chissà dove...


Il tramonto era pieno di soldati ubriachi di futuro
fra i dadi le bestemmie e il sogno di un letto più sicuro; 
ma quando lui usciva dalla tenda non osavano 
nemmeno guardare:
sapevano che c'era la sua ombra sola davanti al mare.
Poi l'alba era tutta un fumo di cavalli,
gridi e risate nuove;
dove si va, passato il Gange,
Generale, parla, dicci solo dove:
e lui usciva dalla tenda bello come la mattina il sole:
come in una lontana leggenda, 
perduta chissà dove...

Ed uscendo di casa osservo mio figlio in braccio alla mamma, dritto e fiero con il ditino imperioso ad indicar la direzione, e mi diverte pensare come assomigli al ritratto equestre di Alessandro, così grande fuori, cosi piccolo dentro...



Sta crescendo, coi suoi riccioli biondi sempre arruffati e quel sorriso che ti cattura, e vuole ormai indicar la via. 

E mentre li saluto ripenso a quanto c'è ancora in noi dei nostri sogni di bambini. 
Fortunatamente.

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lunedì 26 novembre 2012

La tempesta delle foglie gialle

Capita a volte di tornare a casa la sera e di essere sommerso dai racconti delle avventure del Panatino (mio figlio, 18 mesi appena compiuti, poche parole ma grandi doti mimiche e di recitazione ;-).

I suoi pomeriggi ai giardinetti con la nonna, i primi incontri scontri con i bambini della sua età, bambine maleducate che parlano e si muovono come la matrigna di biancaneve e soprattutto, quando c'è vento, la tempesta di foglie gialle, che non ho ben capito cosa sia ma deve essere qualcosa di grandioso, uno straordinario fenomeno naturale irripetibile se non in presenza di Tommaso e di sua nonna.

Mia moglie a volte sorride meravigliata alla fantasia della nonna mentre racconta tutto questo (mio figlio Tommaso nel mentre mima gli sguardi minacciosi della bambina e il vento che fa volare le foglie).

Io quella fantasia la ricordo bene, ha accompagnato tutta la mia infanzia e sono felice che accompagni quella di mio figlio. Quei pomeriggi in cui si affrontano attacchi indiani e le incursioni dei bucanieri.

E mentre sorrido ai loro racconti mi ricordo le parole di uno straordinario sacerdote qualche mese fa che ci raccomandava di raccontare e ricordare ciò che facciamo coi nostri bimbi, perchè loro vivono e rivivono la realtà attraverso i nostri racconti.

PS Se capitate per Milano ed avete tempo provate a passare per San Simpliciano. Tra i sacerdoti c'è l'ex rettore della facoltà di teologia, persona di straordinaria cultura e ricchezza umana.  

PS Per la tempesta di foglie gialle purtroppo non posso garantire nulla, ma forse basta chiudere gli occhi e tornare bambini per un pò ;-)

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lunedì 29 ottobre 2012

I fantastici 4, anche se in realtà son 40...

Ieri sono diventato grande, una tappa passata senza troppo coinvolgimento emotivo in realtà.

Il fatto di aver raggiunto i 40 anni passa in secondo piano rispetto al matrimonio, all'arrivo del piccolo Tommaso, a qualche riconoscimento professionale, una conseguenza, una cosa naturale

Le emozioni vere sono tutte legate a quelle tappe della mia vita, ad esser riuscito a costruire, ad essere quello che volevo diventare e forse come uomo pure qualcosa di piu grazie a mia moglie ed a mio figlio.

Poi ti arriva un pacco inaspettato in Studio, intestato al Dottor Panato, forse un cliente si è ricordato, forse la classica bottiglia.

Apro e le emozioni sono tutte li, contenute in quei fumetti storici della Marvel. Il regalo di un amico importante, quasi un fratello, divisi come a volte accade da qualche scazzo che non muta ovviamente il sentimento. Un regalo che unisce ricordi di infanzia con le birre del liceo e anche qualcosa di piu, le speranze e le paure degli anni dell'università in cui si cercava di vedersi grandi.

E quei fumetti son gli stessi su cui ho imparato a leggere, sono quelli che cercavo in edicola (insieme al corrierino dei piccoli) mentre accompagnavo mio padre al quotidiano incontro con il Giornale di Montanelli ed ilSole24ore, incontro cosi legato ai miei ricordi estivi in montagna.

Su quei fumetti, pur figli della propaganda americana e delle soap, ho imparato a leggere spesso la parola libertà e a non spaventarmi se la vita non è poi cosi facile come sembra, del resto il motto di Stan Lee è sempre stato super eroi con super problemi.

Forse però son diventato grande davvero se il mio primo pensiero, scoprendo il contenuto del pacco, è stato mio figlio,  potergli raccontare tutto questo tra qualche anno, sfogliando con lui questi fumetti e quelli che ancora custodisco in montagna, raccontandogli di me, di suo nonno e di quanto sia importante essere abituati fin da piccoli ad essere circondati da cose da leggere (libri, giornali, fumetti), senza timori reverenziali o snobbismi.

O forse sono ancora quel bimbo che si emoziona per l'arrivo del suo fumetto preferito.

I fantastici 4 fondono in me cosi ricordi e speranze di tre generazioni di Panato e, mi scuserà Sara, ma son cose da uomini, la manina di un bimbo che passeggia sicuro stringendo quella di suo padre, un bambino che si sente grande perchè anche se ancora non sa leggere può scegliere il fumetto da comprare ed è una scelta importante, insomma son cose da super eroi.

Oggi che chiudo cosi i festeggiamenti posso dire che sono stati i miei primi fantastici 40 anni.

PS ringrazio qui tutti per gli auguri arrivati numerosissimi. Su facebook non son riuscito a rispondere a tutti ma questa domenica Tommaso ha imparato a spegnere le candeline (le mie) e siamo stati impegnatissimi a ripetere l'operazione infinite volte ;-).

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venerdì 29 giugno 2012

Roba minima.

 ....anca mi mi go avu il mio grande amore
roba minima, s'intend, s'intend roba da barbon... El purtava i scarp de tennis, el g'aveva du occ de bun l'era il prim a mena via, perche' l'era un barbon.
L'an truva' sota a un muc de carton l'an guarda' che 'l pareva nisun l'an tuca che 'l pareva che'l durmiva lasa sta che l'e' roba de barbon.


Succedono tante cose in questi giorni, la crisi a volte è impietosa, imprenditori che fan di tutto ma non riescono a salvar l'azienda, operai lasciati a casa, qualcuno più fortunato, il Billionaire di Briatore che chiude e Marchionne che lotta con le leggi italiane.

Molte cose, molta confusione, pure troppa ed allora tutto sembra banale e scontato. inevitabile.

Poi leggi - l'angelo invisibile di Milano che aiuta chi è rimasto indietro - che c'è qualcuno che segue la sua via, che non ascolta il rumore di sottofondo, che fa qualcosa e lo fa come lo si faceva a Milano.

E un pò ti senti inadeguato perche tu quelle cose non le fai, perchè sei talmente assuefatto che non riesci più ad isolarti dal rumore di fondo. E ti ricordi che una educazione borghese l'hai avuta, di quella borghesia silenziosa, tutta milanese, capace di far le cose senza urlare.

E ti rivedi bambino, una mattina di sole, vestito bene, pronto per un matrimonio.

A spasso con papà per lasciare alla mamma il tempo di prepararsi con calma senza esser disturbata da noi bimbi. Tutte quelle raccomandazioni: " non sporcarti, non correre, non rovinare la giacca".

E per strada c'è una barbona, puzza, è sporca e trascina un enorme carrello del super pieno di tutto ciò che possiede, di tutto ciò che tu butti.

Attraversa la strada, non riesce a fare salire il carrello sul marciapiede (non c'erano ancora gli scivoli per passeggini e disabili in prossimità delle strisce pedonali). E' anziana e si sforza, ma il carrello non sale.

Ci riprova, si vergogna, non chiede aiuto, è una barbona e non se lo aspetta.

E tu sei li, che non sai che fare. Non puoi sporcarti, poi in fondo è una barbona, non ti riguarda, però ti hanno insegnato... non sai. Sono quei momenti in cui ti rendi conto che devi scegliere, che stai crescendo, che non è facile....

E papà ti sorride, vede il tuo imbarazzo, ti senti piccolo.

Si avvicina e le chiede se può aiutarla con il carrello. Un sorriso dolce e lei si riscopre una persona. Io scopro che è una persona.

Papà mi guarda dando poco peso alla cosa (che per me è un macigno) e sorridendo dice " Andrea, un cavaliere deve sempre aiutare una signora, andiamo a prendere la mamma che se no è tardi".

Non ne abbiamo più parlato, è bastato l'esempio. Una volta milano c'era la borghesia, ora forse restano i suv.

Mi rendo conto ad un tratto che è un pò anche colpa mia.

Scopro leggendo il corriere che c'è qualcuno piu bravo di me che non ha dimenticato l'educazione che ha avuto ed è la stessa che vuol lasciare ai suoi figli.

E mentre leggo l'articolo ritrovo quel senso di vergogna che è sempre li, che troppo spesso dimentico di aiutare una signora. Che in fondo non è solo questione di soldi, ma di sorrisi.

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lunedì 25 giugno 2012

Il presente di mio figlio è incredibilmente più grande del mio

Sabato sera (dopo una giornata passata in Studio) ho deciso di partire per il lago di Garda per riuscire a staccare anche solo per un giorno e portar via Sara e Tommaso dalla cappa di caldo milanese. Week end brevissimo ma inteso con il piccolo impazzito tra sassolini, anatre ed avventure in piscina.

Super coda al rientro causa ingorgo prepartita ed incidenti dovuti al solito folle amante della velocità ma ne è valsa la pena, eravamo tutti felici.

La cosa più bella è osservare come mio figlio di un anno affronta il mondo:
  • L’erba (complimenti a Malcesine, pulitissima e ben tenuta) è meravigliosa, puoi camminarci a piedi nudi senza dover comprare scarpe super ammortizzate. Puoi alzarti, cadere ed attutisce il colpo. Il piccolo camminava sentendosi sicuro. Noi invece prima ricopriamo il mondo asfalto e poi cerchiamo mille modi per camminar comodi.
  • I sassolini della spiaggia del lago sono il gioco più bello, secondo solo all’inseguire le anatre a gattoni insieme a papà (tra gli occhi basiti dei turisti tedeschi ;-).
  • Basta una piscina e lo fai felice, subito capisci l’irrefrenabile attrazione dell’uomo per l’acqua.
Ma quello che davvero stupisce solo a guardarlo è il rapporto con il tempo. Per lui esiste solo il presente, il passato ed il futuro non sa cosa siano. Per questo lo vive senza risparmiare energie, intensamente ed il suo presente diventa incredibilmente più grande del mio. Io che la domenica la vivo già pensando al lunedì, alla prossima scadenza.

Mi rendo conto che con lui ritrovo l’immensità dei pomeriggi di prima elementare in cui il tempo era vastissimo e sembrava non finire mai. Quei pomeriggi in cui avevi anche il tempo di annoiarti.
Se ci rifletto sono anni che non mi annoio più. Sono stanco, stufo, arrabbiato, felice, entusiasta ma annoiato proprio no. Ed invece era cosi bello avere tutto quel tempo, così tanto da non saper che farne.

PS: Provate a visualizzare le immagini di google interrogato sul tempo. non sono tutte inquietanti? 
 
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