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sabato 19 marzo 2011

Umberto Ambrosoli: uno speciale su reteconomy

Chi segue questo blog sa che il nome di Ambrosoli ricorre spesso su queste pagine e che non ci stanchiamo di diffonderne la storia. Ci piace farlo soprattutto sapendo che il blog è letto da studenti universitari e praticanti, ragazzi giovani, pieni di buona volontà a cui spesso ci dimentichiamo di spiegare che la professione non è fatta solo da leggi e numeri, ma da giustizia e responsabilità.


Segnaliamo quindi oltre al libro scritto dal figlio Umberto lo speciale di Reteconomy su Giorgio Ambrosoli.

In questa puntata protagonista è Umberto Ambrosoli, che fa rivivere – con un racconto lucido ed appassionato – la storia di Giorgio Ambrosoli, suo padre, avvocato in Milano ucciso dalla mafia nella notte tra l’11 e 12 luglio 1979 su ordine di Michele Sindona. Umberto Ambrosoli racconta la storia del padre durante un evento a ciò dedicato nel 2° Congresso Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, a Napoli nell’ottobre 2010.

Il video è un pò lungo, forse troppo per i tempi di internet, ma prendetevi qualche minuto. E' un investimento che vi ripagherà, ne sono certo.

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domenica 24 ottobre 2010

La sfida dell'etica

Un rispetto delle regole che va insegnato anche giocando coi propri bambini.

Oggi (domenica) su ilsole24ore c'è un bell'articolo sulla testimonianza di Umberto Ambrosoli al convegno dei Dottori Commercialisti, testimonianza che ha avuto sullo sfondo le parole della lettera lasciata da Giorgio Ambrosoli alla moglie.

"il professionista è colui che è capace di subordinare la propria piccola fetta di potere all'ordinamento, alla collettività, all'interesse pubblico."

Un rispetto delle regole che va insegnato anche giocando coi propri bambini, sottolinea l'autore del pezzo, una bella frase che mi colpisce sia a livello professionale che personale.

Chi segue questo blog sa che ogni tanto la figura di questo avvocato fa capolino tra i post, a volte con più forza dopo le parole di Andreotti di qualche giorno fa che mi avevano spinto a chiedere all'Ordine un convegno per ribadire senza polemiche la solidarietà alla famiglia.

L'Ordine di Milano, dopo aver definito data e programma, non ha ritenuto opportuno portare avanti il convegno organizzato per raccontare la storia di un professionista e di un uomo ai colleghi più giovani che forse meno conoscono quanto accaduto.

Peccato, una occasione mancata non solo per l'Ordine, ma per Milano che forse dovrebbe osare di più anche per ricordarsi che un tempo fu (ed usare il passato remoto per un lombardo ha un significato molto forte) capitale morale.

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