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giovedì 7 novembre 2013

Patti di famiglia e passaggio generazionale

Con la legge n. 55 del 14 febbraio 2006 e successive modificazioni, il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico l'istituto del “patto di famiglia” che consente al titolare dell’impresa di anticipare il momento del trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni sociali ai discendenti o al discendente che si reputi più adatto alla gestione dell'impresa.
Il patto di famiglia è un contratto plurilaterale che consente di realizzare molteplici obiettivi:
  • prevenire ed evitare l’insorgere di liti ereditarie;
  • tutelare il valore e la capacità occupazionale delle aziende familiari;
  • assegnare il controllo societario ai soggetti ritenuti dall’imprenditore capaci di garantire la continuità gestionale dell'impresa.

    Nozione: In base all’art. 768 bis e seguenti è patto di famiglia il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l'imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l'azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti.

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    venerdì 9 novembre 2012

    Passaggio generazionale: il rischio della matrioska


    Su questo blog abbiamo più volte parlato di passaggio generazionale, di rischi ed opportunità.

    Ultimamente mi sono imbattuto in due realtà differenti, la prima virtuosa di due fratelli che hanno vinto la battaglia con il padre, gestendo ora l'azienda in autonomia, con perfetta suddivisione dei compiti, innovandola e facendola crescere.

    Parlando con loro la parola più ricorrente è stata: curiosità. Nuovi consulenti spesso affiancati ai vecchi, nuovi percorsi, nuove strade da analizzare anche se non necessariamente da seguire.

    Lavorare in due inoltre li ha messi al riparo dalla, tipica in questo periodo di scelte spesso difficili, solitudine dell'imprenditore.

    L'altro caso invece è più pericoloso e frequente in un passaggio generazionale ancora in corso tra padre e figlio.

    Al figlio spesso per farsi le ossa viene affidato un progetto, altre volte è esso stesso a proporlo al padre e a dedicarci tempo ed energie vivendolo come occasione di affrancarsi dalla tutela paterna.

    Il rischio è che i confini temporali del progetto non siano ben definiti e che il figlio assaporando l'autonomia, finisca non per innovare l'azienda ma per creare una impresa nell'impresa.

    Capite bene il rischio di una situazione simile. Al posto di contribuire ad apportare novità ed entusiasmo in una realtà più complessa, più faticosa ma con grandi potenzialità, il figlio preferisce gestirsi un suo piccolo angolo di autonomia dove conquistare più facili, veloci ma effimeri successi agli occhi propri e del padre.

    Ci si trova cosi difronte ad una azienda guidata con due vision differenti, rallentata da uno strabismo che disorienta i consulenti e fa perdere speranze e fiducia ai collaboratori.

    E' un rischio a cui si è facilmente soggetti, spesso agevolati da consulenti che han solo voglia di prendere un nuovo cliente, magari entrando alla corte del figlio e contribuendo cosi ad una frattura che è invece interesse vitale dell'azienda sanare.

    Il mio ruolo è spesso scomodo, tra un padre troppo severo ed un figlio troppo poco coraggioso. Son due situazioni normali, corrette e fisiologiche se limitate nel tempo.
    Patologiche se si incancreniscono.

    Il passaggio generazionale è una bella sfida, lo è per tutti gli attori in gioco, ma bisogna ricordarsi che l'unico valore da tutelare è l'azienda.

    Anche perchè, vi assicuro, è molto più facile gestire il passaggio generazionale di una impresa che cresce, che può permettersi di sperimentare e sbagliare, che crescendo può inserire figure nuove senza dover sostituire le vecchie e quindi generare battaglie interne tra generazioni. Solo cosi il gioco diventa a somma maggiore di zero.

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    martedì 1 marzo 2011

    La storia dei fratelli Lehman: se pensi in piccolo non diventerai mai grande.

    Questo we sono stato a Teatro, un piccolo ma dinamico teatro di Milano, che ha spesso il coraggio di innovare sia negli spettacoli che nella gestione.

    In scena “I CAPITOLI DEL CROLLO (una mattina così cadde Lehman Brothers)”.
    Così recita la locandina: “Si inizia sulla banchina number four del porto di Baltimora dove sbarca Henry Lehman dopo otto mesi di traversata. Da lì ci si sposta nel profondo Sud dell’Alabama, fra piantagioni e schiavi, dove i tre fratelli Lehman scoprono il loro oro chiamato cotone: the King Cotton. E fra incendi, feste, cotonifici nordisti e fidanzamenti yiddish, questo primo volume farà compiere al pubblico una traversata di mezzo secolo di storia, fino ad approdare nel finale al decisivo trasferimento di Lehman Brothers nel cuore commerciale di New York”.

    Due sono le cose che più mi hanno colpito:
    • La forza dell’impresa familiare: tutto è imperniato sui tre fratelli lehman, sulle loro capacità e sui loro limiti, forti proprio grazie al fatto di riuscir ad essere complementari tra loro. Una forza che trovano nella loro cultura ebraica, nel loro essere emigranti, nella difesa della loro identità.
    • Le opportunità fornite dalla crisi: tutta la loro storia è caratterizzata dalla capacità di cogliere le opportunità offerte dalla crisi, pur tra litigi e paure accettano sempre la sfida:
      • Incendio: Lehman Brothers nasce a metà dell’Ottocento in Alabama, sotto forma di un piccolo emporio di stoffe e abiti aperto a Montgomery da un immigrato ebreo tedesco, Henry Lehman, con i suoi due fratelli Emanuel e Mayer. L’incendio delle piantagioni di cotone mette in crisi tutta l’economia locale ed i principali clienti dei Lehman. Ma LB decidono di cogliere l’opportunità, ciò che è bruciato dovrà essere ricostruito e se non ci sono soldi si fa credito in cambio di un terzo del futuro raccolto di cotone. Cosi i LB si inventano un nuovo mestiere, diventano mediatori di cotone.
      • Il mercato del cotone si trasferisce a NewYork: L’Alabama diventa periferia dell’impero, la scelta è difendere il passato o osare, NewYork rappresenta una sfida difficile ma anche un ponte verso il futuro. I LB sono accompagnati nella scelta dal loro miglior cliente che tifa per loro.
      • Guerra di secessione: due fratelli, due sedi, una al nord ed una al sud. La guerra è un disastro ma per sopravvivere i LB aggrediscono i mercati europei, un altro successo.
      • Ricostruzione: dopo la guerra la ricostruzione, i LB scoprono la finanza, diventano banca. I fratelli Lehman non sono solo commercianti, sono organizzatori, possono investire nella ferrovia e nella ricostruzione.
    Ogni crisi viene affrontata ripetendo il mantra del fratello maggiore: se pensi in piccolo non diventerai mai grande.

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    lunedì 24 gennaio 2011

    Passaggio generazionale: un dovere non un diritto.

    Elena Natali è una giovane imprenditrice. Ho deciso di riaprire con lei la nostra stanza degli ospiti.
    I nostri ospiti sono tutte persone che amano mettersi in gioco e che si fanno guidare da curiosità e professionalità: alcuni insegnano all'Università, altri scrivono libri, altri ancora sono imprenditori che sfidano ogni giorno il mercato.
    Sono rimasto davvero stupito dall'estrema disponibilità a collaborare. Ho chiarito loro che uno degli obiettivi del nostro blog è proprio la diffusione della cultura di impresa e di stimolare la curiosità degli imprenditori, di aiutarli ad esplorare anche settori di mkt contigui.
    Qui potete trovare le altre esperienze che abbiamo accolto in questo spazio che abbiamo scelto di chiamare "la stanza degli ospiti". A fine post potete trovare maggiori informazioni su Elena, ma ora vi lascio al suo interessante intervento.

    Passaggio generazionale: un dovere non un diritto.
    A volte mi chiedo perchè per un genitore sia più facile comprare al figlio un BMW da 40.000 euro piuttosto che consentirgli di perdere 10.000 euro in azienda, provando un nuovo progetto...”

    Questa frase scritta da Andrea mi ha suscitato molta emozione, la stessa che provo ogni volta che mi volto indietro e penso alla fortuna che ho avuto nell’avere un padre che ha saputo tirare fuori il meglio di me: la vera passione per il mio lavoro.

    Sono ormai quasi 20 anni che lavoro stabilmente nell'azienda di famiglia ancora oggi valgono i consigli che mio padre mi ha sempre dato sin dal primo giorno:
    • non devi comandare ma devi saper organizzare il lavoro e le persone 
    • per poter dirigere le persone devi guadagnarti il loro rispetto 
    • se vuoi essere rispettata dai dipendenti devi lavorare meglio di loro 
    • se vuoi lavorare meglio di loro devi conoscere tutto il processo produttivo a memoria
    • solo conoscendo il processo produttivo puoi organizzare il lavoro
    I figli maschi degli amici di mio padre , a cui venivano spalancate le porte delle aziende, avevano da subito un bel ufficio e una bella macchina e/o, peggio ancora, in mano da subito le redini dell’azienda.

    Io ho chiesto a mio padre di entrare in azienda e mio padre ha dovuto puntare sulla figlia femmina, ma lo ha fatto a modo suo: ingresso dal livello zero  10 ore al giorno a testa bassa in produzione a prendere ordini e rimproveri da tutti.

    Ad ogni mia proposta la risposta era no, ed ogni no per me era una ferita ma al tempo stesso uno sprone, rappresentavano la sfida che mi lanciava mio padre: se ci credi veramente migliora il progetto e ripresentalo altrimenti non perdiamo altro tempo.

    Quando è entrata in vigore la legge 626 è arrivata la mia grande occasione e l’ho colta al volo. La legge 626 , per il settore dell’officina meccanica dove mio padre produceva le macchine che lui stesso progettava, portava con se molti adempimenti che comportavano costi anche molto onerosi. Ho chiesto di poter realizzare io la stesura dei manuali d'istruzione per le nostre macchine, mio padre ha autorizzato il mio progetto e ho potuto acquistare il miglior pc, macchina fotografica con cavalletto e luci per le foto, scanner e software, il meglio sul mercato come avevo chiesto e poi mi ha detto: " ora fallo fruttare !" Ho comprato i testi necessari e ho realizzato i manuali, ho contattato i vari consulenti e sistemato le pratiche burocratiche.

    Con le foto fatte per i manuali ho creato i depliant di presentazione delle macchine e via via sino ad arrivare alla creazione e gestione del nostro primo sito internet.

    Allora facevamo le bolle e fatture a mano e non esisteva nemmeno un listino, ma ora avevo un computer e con l’aiuto di un programmatore ho creato il nostro primo programma per la gestione di bolle e fatture, e, una volta compresa l’utilità, mi ha permesso di investire in un vero e proprio programma gestionale che ad oggi gestisce magazzino e contabilità a 360°.
    Finalmente mi ero guadagnata il mio piccolo spazio ma quando ho scelto di entrare in azienda il mio sogno era quello portare avanti il settore che produceva chiusure lampo, volevo arrivare a lavorare con le case di alta moda che tanto mi affascinavano ma i nostri prodotti erano ancora legati al mercato dei tappezzieri, che sino ad allora avevano rappresentato il core business del settore produzione chiusure lampo, che tutto erano fuor che fashion.

    L’imporsi sul mercato dei prodotti cinesi mi ha fornito la mia seconda grande opportunità. Ho cominciato " a perdere tempo nelle fiere ", a " fare impazzire la produzione con campioni inutili", ho "prodotto lampo per disperati" , e " ho prodotto lampo che non comprerà mai nessuno", ma nonostante le continue critiche e i continui stop io credevo nelle mie lampo e andavo contro tutto e contro tutti.

    Credevo davvero che mio padre mi stesse osteggiando in realtà aveva fatto il suo investimento su di me dandomi la possibilità di comprare e testare nuovi materiali e permettendomi di produrre i prototipi.

    L’ho capito solo quando l'ho sentito dire al nostro miglior grossista che si complimentava con lui per il nuovo campionario : " è tutto merito di mia figlia, queste lampo le ha disegnate e realizzate lei, sono tutte sue "
    In quel momento ho provato un’emozione immensa che mi ha ripagato di tutto quello che avevo sopportato sino ad allora, avevo realizzato il mio sogno e da allora lavoriamo con le maggiori case di moda presenti sul mercato.

    Mi piace raccontare questa storia ai giovani e giovanissimi che entrano nelle aziende ma anche agli stessi genitori, soprattutto a quelli che ai figli danno senza chiedere nulla in cambio perché quegli stessi amici di mio padre hanno perso le loro aziende, mentre noi siamo ancora in piedi e ancora litighiamo ogni giorno. Un’azienda può sopravvivere al passaggio generazionale solo se questo si basa sulla collaborazione fra genitori e figli dove i primi devono scommettere sui secondi ma, allo stesso tempo, non dare mai nulla per scontato e soprattutto per dovuto.

    Noi della generazione successiva dobbiamo dimostrare che possiamo portare avanti e migliorare ciò che i nostri genitori hanno creato con tanti sacrifici , dobbiamo sfruttare le nuove opportunità che nascono anche e soprattutto nei momenti di difficoltà.

    Dobbiamo fare il salto di qualità apportando il nostro entusiasmo e la nostra voglia di fare che non deve basarsi sulla spacconeria e pensare " io sono meglio dei miei genitori " ma dobbiamo acquisire la consapevolezza che sulle basi che ci hanno dato i nostri genitori possiamo costruire la NOSTRA parte e a quel punto l'azienda sarà veramente anche nostra e il passaggio sarà compiuto con estrema naturalezza.

    Elena Natali (Zip for passion)
    Artigiana per mestiere e soprattutto per passione, è soprannominata Lady Zip per la dedizione che mette nel creare le sue collezioni di chiusure lampo decisamente fuori dal comune.


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    martedì 18 maggio 2010

    Contributi: 60% del master universitario

    Contributi per il 60% del costo di master universitario per dipendenti e titolari di impresa in lombardia.

    Trovo che l'occasione sia molto allettante soprattutto per figli di imprenditori con tanta voglia di crescere e specializzarsi.

    Peccato che per i professionisti queste agevolazioni non valgono.

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    mercoledì 29 aprile 2009

    Ubriacatevi!

    "Bisogna essere sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema. Per non sentire l'orribile fardello del tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
    Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma ubriacatevi.
    E se qualche volta, sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera, vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno: "E' l'ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro."

    C. Baudelaire

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    sabato 22 novembre 2008

    Lunga vita alle imprese familiari - Milano 28 novembre 2008

    Segnalo a chi fosse interessato il convegno “Lunga vita alle imprese familiari”, che si terrà a Milano il 28 novembre alle ore 9, presso Palazzo Affari ai Giureconsulti.

    Sotto il comunicato degli organizzatori:

    “Quello della continuità generazionale è un tema di rilevante importanza e attualità che riguarda oltre l’80 per cento del mondo della Piccola e Media Impresa italiana.

    Oggi, le aziende di famiglia richiedono sempre di più impegno imprenditoriale a fronte di crescenti difficoltà nell’accesso al credito, soprattutto nel contesto dell’attuale crisi economico-finanziaria. Occorrerà, pertanto, raggiungere l’equilibrio fra vari fattori per garantire un futuro al modello del capitalismo familiare, colonna portante del sistema economico italiano.

    Lunga vita alle imprese familiari” intende affrontare e analizzare le problematiche della continuità generazionale all’interno delle aziende e gli aspetti ad esso correlati, quali la formazione, l’internazionalizzazione e i nuovi strumenti finanziari.

    Il convegno trae spunto da un’indagine della Camera di Commercio di Milano che sarà presentata nel corso dei lavori.

    E' possibile consultare il programma dell’evento cliccando programma
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