Spesso ci sono parole sottovalutate, dimenticate, che sanno di vecchio.
La deontologia professionale troppo spesso è stata associata ad un passato polveroso di privilegi e corporazioni.
La deontologia invece è soprattutto oggi necessaria, una cartina di tornasole sulla qualità del professionista.
Difficilmente ho incontrato ottimi professionisti scorretti. E' capitato invece (raramente fortunatamente) di incontrare professionisti decisamente inadeguati e deontologicamente scorretti.
Chi studia, approfondisce la materia, è consapevole delle difficoltà cercherà di mantenere un comportamento corretto e rispettoso nei confronti del cliente e delle controparti.
Questo è un promemoria soprattutto per i ragazzi che studiano alla Scuola di Alta Formazione, ai giovani colleghi. Ricordatevelo, quelli bravi sono corretti. Quelli bravi sono persone per bene.
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Brevi riflessioni di un Commercialista di Milano sulla strategia delle PMI per alimentare il dialogo tra il nostro Studio e le imprese. Valutazione d'azienda, perizie di stima, passaggio generazionale oltre alla attualità fiscale e societaria sono i principali temi che tratteremo su queste pagine.
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mercoledì 6 marzo 2013
martedì 15 marzo 2011
Il ritorno degli sparring partner
Ho guardato in fondo al gioco
tutto qui?… ma - sai -
sono un vecchio sparring partner
e non ho visto mai
una calma più tigrata,
più segreta di così,
prendi il primo pullmann, via…
tutto il reso è già poesia…
Paolo Conte
E' giunto il momento di ripensare all'immagine ed alla comunicazione di Studio Panato. E' da un pò che ci riproponiamo di farlo ma un pò per lavoro, un pò per inerzia (progetto che funziona non si cambia) abbiamo sempre rimandato.
Ovviamente poi, come da sempre sostengo, quello che comunichiamo deve essere estremamente legato a quello che siamo o comunque quello a cui tendiamo.
Ci apprestiamo quindi a ripensare il nostro modo di essere, i confini del network professionale, le collaborazioni editoriali che oggi abbiamo con alcuni dei principali gruppi italiani: Ipsoa, Cesi professionale, Maggioli.
L'ultimo anno ha inoltre visto Studio Panato analizzato tra i casi aziendali di maggior successo in un importante libro sul Marketing dei commercialisti edito da Egea, la casa editrice dell'Università Bocconi.
L'idea è di provare a dare una maggiore caratterizzazione dell'attività del nostro Studio. La mia sensazione è che molte pubblicazioni rischiano di generare nel lettore una immagine meno nitida dello Studio se non riusciamo a focalizzarci di più in quello che vogliamo e sappiamo fare.
Di pari passo ovviamente dovremo coordinare l'attività di docenza e formazione, intensificando la collaborazione con la Scuola di alta formazione e l'Università Bocconi di Milano.
La strada crediamo sia quella giusta, comunque è la nostra, ma dobbiamo mettere un pò di ordine.
Per questo proviamo a confrontarci con alcuni amici per capire come ci vedono crescere, ed ascoltare critiche e suggerimenti. Persone qualificate e compententi con cui periodicamente proviamo a fare il punto sulle nostre e sulle loro attività. Alcuni sono colleghi, altri operano in settori differenti, sufficientemente distanti da arricchirci con un punto di vista sempre estremamente serio e professionale.
E' tornata l'ora degli sparring partner, che già tanto ci hanno aiutato all'inizio della nostra avventura ;-)
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giovedì 10 febbraio 2011
L’importanza di saper dire dei no.
Fare il commercialista non è sempre facile, a volte è importante saper dire dei no.
Sono le scelte più sofferte quelle che ci identificano come uomini e come professionisti.
E' importante che anche i ragazzi che si avvicinano alla pratica se ne rendano conto.
Quella del commercialista è una bella professione, a volte un po’ faticosa.
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E' importante che anche i ragazzi che si avvicinano alla pratica se ne rendano conto.
Quella del commercialista è una bella professione, a volte un po’ faticosa.
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sabato 5 febbraio 2011
La deontologia è il miglior strumento
In questi ultimi mesi sto girando per i vari Ordini dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili con una tavola rotonda per discutere di marketing e deontologia. Venerdì 11 febbraio sarò ospite dell'Ordine di Sondrio.
Tra i principali relatori con cui ho il piacere di confrontarmi l’avv. Remo Danovi, padre della deontologia forense. Età ed esperienze ci dividono, ma resto sempre stupito dalla sintonia sui temi fondamentali.
E’ vero, il marketing e l’organizzazione degli studi sono temi entrati prepotentemente nel dibattito quotidiano. È anche vero però che forse cambiano gli strumenti ma non gli obiettivi. Internet in fondo ci aiuta a comunicare di più, a volte anche meglio ma non sempre.
Analizzando a fondo il nostro operato di professionisti ci rendiamo conto che la deontologia in se è un formidabile strumento di marketing.
La correttezza nei confronti di colleghi e clienti è la miglior fonte di passaparola positivo.
Gli studi professionali rappresentano sempre più sistemi aperti fortemente integrati con altre organizzazioni. Le norme deontologiche non sono fini a se stesse, se correttamente interpretate, ma atte a conservare e rafforzare i rapporti nel lungo periodo.
Probabilmente andrebbero solo un po’ adeguate all’evolversi dei tempi e degli strumenti di comunicazione. Certo il richiamo alla deontologia deve essere sincero, troppo spesso negli ultimi tempi è stata utilizzata come alibi per difendere interessi di categoria. Gli Ordini e le associazioni dovrebbero impegnarsi molto di più nel creare una comunicazione coerente sia verso gli iscritti sia verso i clienti/contribuenti.
Un cliente preparato è una ricchezza per tutto il sistema economico.
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Tra i principali relatori con cui ho il piacere di confrontarmi l’avv. Remo Danovi, padre della deontologia forense. Età ed esperienze ci dividono, ma resto sempre stupito dalla sintonia sui temi fondamentali.
E’ vero, il marketing e l’organizzazione degli studi sono temi entrati prepotentemente nel dibattito quotidiano. È anche vero però che forse cambiano gli strumenti ma non gli obiettivi. Internet in fondo ci aiuta a comunicare di più, a volte anche meglio ma non sempre.
Analizzando a fondo il nostro operato di professionisti ci rendiamo conto che la deontologia in se è un formidabile strumento di marketing.
La correttezza nei confronti di colleghi e clienti è la miglior fonte di passaparola positivo.
Gli studi professionali rappresentano sempre più sistemi aperti fortemente integrati con altre organizzazioni. Le norme deontologiche non sono fini a se stesse, se correttamente interpretate, ma atte a conservare e rafforzare i rapporti nel lungo periodo.
Probabilmente andrebbero solo un po’ adeguate all’evolversi dei tempi e degli strumenti di comunicazione. Certo il richiamo alla deontologia deve essere sincero, troppo spesso negli ultimi tempi è stata utilizzata come alibi per difendere interessi di categoria. Gli Ordini e le associazioni dovrebbero impegnarsi molto di più nel creare una comunicazione coerente sia verso gli iscritti sia verso i clienti/contribuenti.
Un cliente preparato è una ricchezza per tutto il sistema economico.
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domenica 24 ottobre 2010
La sfida dell'etica
Un rispetto delle regole che va insegnato anche giocando coi propri bambini.
Oggi (domenica) su ilsole24ore c'è un bell'articolo sulla testimonianza di Umberto Ambrosoli al convegno dei Dottori Commercialisti, testimonianza che ha avuto sullo sfondo le parole della lettera lasciata da Giorgio Ambrosoli alla moglie.
"il professionista è colui che è capace di subordinare la propria piccola fetta di potere all'ordinamento, alla collettività, all'interesse pubblico."
Un rispetto delle regole che va insegnato anche giocando coi propri bambini, sottolinea l'autore del pezzo, una bella frase che mi colpisce sia a livello professionale che personale.
Chi segue questo blog sa che ogni tanto la figura di questo avvocato fa capolino tra i post, a volte con più forza dopo le parole di Andreotti di qualche giorno fa che mi avevano spinto a chiedere all'Ordine un convegno per ribadire senza polemiche la solidarietà alla famiglia.
L'Ordine di Milano, dopo aver definito data e programma, non ha ritenuto opportuno portare avanti il convegno organizzato per raccontare la storia di un professionista e di un uomo ai colleghi più giovani che forse meno conoscono quanto accaduto.
Peccato, una occasione mancata non solo per l'Ordine, ma per Milano che forse dovrebbe osare di più anche per ricordarsi che un tempo fu (ed usare il passato remoto per un lombardo ha un significato molto forte) capitale morale.
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"il professionista è colui che è capace di subordinare la propria piccola fetta di potere all'ordinamento, alla collettività, all'interesse pubblico."
Un rispetto delle regole che va insegnato anche giocando coi propri bambini, sottolinea l'autore del pezzo, una bella frase che mi colpisce sia a livello professionale che personale.
Chi segue questo blog sa che ogni tanto la figura di questo avvocato fa capolino tra i post, a volte con più forza dopo le parole di Andreotti di qualche giorno fa che mi avevano spinto a chiedere all'Ordine un convegno per ribadire senza polemiche la solidarietà alla famiglia.
L'Ordine di Milano, dopo aver definito data e programma, non ha ritenuto opportuno portare avanti il convegno organizzato per raccontare la storia di un professionista e di un uomo ai colleghi più giovani che forse meno conoscono quanto accaduto.
Peccato, una occasione mancata non solo per l'Ordine, ma per Milano che forse dovrebbe osare di più anche per ricordarsi che un tempo fu (ed usare il passato remoto per un lombardo ha un significato molto forte) capitale morale.
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giovedì 9 settembre 2010
Andreotti: «Ambrosoli? Se l'andava cercando»
Deontologia e colleganza.
Andreotti alla domanda su perché Giorgio Ambrosoli è stato ucciso, risponde così: «Questo è difficile, non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando».
Trovate tutti i riferimenti sul sito del Corriere della Sera: Andreotti e Ambrosoli.
Mi auguro che gli ordini professionali reagiscano difendendo la memoria un uomo perbene che come lui stesso dichiara nella commovente lettera alla moglie ha "fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito".
La storia: Giorgio Ambrosoli fu ucciso la sera dell'11 luglio 1979 a Milano su mandato del banchiere Michele Sindona, poi condannato.
Giorgio Ambrosoli fu insignito della medaglia d'oro al valor civile perchè «benchè fosse oggetto di pressioni e minacce, assolveva all'incarico affidatogli con inflessibile rigore e costante impegno e si espose perciò a sempre più gravi intimidazioni, tanto da essere barbaramente assassinato prima di poter concludere il suo mandato. Splendido esempio di senso del dovere e assoluta integrità morale, spinti sino all'estremo sacrificio». Riporto le parole di Carlo Azeglio Ciampi: "Nell’indagare gli snodi di un sistema politico-finanziario corrotto e letale, Ambrosoli agiva in una situazione di isolamento, difficoltà e rischio di cui era ben consapevole. Aveva scritto alla moglie: «Pagherò a caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese [...] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo".
Scrive Umberto Ambrosoli : «Toccare con mano la disinvoltura con la quale lo Ior ha operato assieme a Sindona genera in papà una sorta di imbarazzo, quasi una crisi della dimensione spirituale. Ma per noi tre continua a volere una formazione religiosa».
Andreotti alla domanda su perché Giorgio Ambrosoli è stato ucciso, risponde così: «Questo è difficile, non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando».
Trovate tutti i riferimenti sul sito del Corriere della Sera: Andreotti e Ambrosoli.
Mi auguro che gli ordini professionali reagiscano difendendo la memoria un uomo perbene che come lui stesso dichiara nella commovente lettera alla moglie ha "fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito".
La storia: Giorgio Ambrosoli fu ucciso la sera dell'11 luglio 1979 a Milano su mandato del banchiere Michele Sindona, poi condannato.
Giorgio Ambrosoli fu insignito della medaglia d'oro al valor civile perchè «benchè fosse oggetto di pressioni e minacce, assolveva all'incarico affidatogli con inflessibile rigore e costante impegno e si espose perciò a sempre più gravi intimidazioni, tanto da essere barbaramente assassinato prima di poter concludere il suo mandato. Splendido esempio di senso del dovere e assoluta integrità morale, spinti sino all'estremo sacrificio». Riporto le parole di Carlo Azeglio Ciampi: "Nell’indagare gli snodi di un sistema politico-finanziario corrotto e letale, Ambrosoli agiva in una situazione di isolamento, difficoltà e rischio di cui era ben consapevole. Aveva scritto alla moglie: «Pagherò a caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese [...] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo".
Scrive Umberto Ambrosoli : «Toccare con mano la disinvoltura con la quale lo Ior ha operato assieme a Sindona genera in papà una sorta di imbarazzo, quasi una crisi della dimensione spirituale. Ma per noi tre continua a volere una formazione religiosa».
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