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giovedì 5 dicembre 2013

TURNAROUND MEDIANTE AFFITTO E CESSIONE D’AZIENDA

Oggi per la Scuola di specializzazione per esperti in procedure concorsuali della Fondazione Dottori Commercialisti di Milano, all'interno del ciclo di lezioni intitolato:

CRISI D'IMPRESA
ILLUSTRAZIONE DI CASI PRATICI E COMMENTO DEGLI ESPERTI

terrò un intervento dal titolo:

TURNAROUND MEDIANTE AFFITTO E CESSIONE D’AZIENDA
ANALISI DEL PIANO E FATTORI CRITICI CRITICI
 

Maggiori informazioni sul sito della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano.



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giovedì 6 giugno 2013

Il consulente che preferisco è sporco di grasso

Sono riflessioni e so già che urterò sensibilità e solleverò un polverone.

In questo periodo di crisi economica mi trovo sempre più spesso a dover predisporre o attestare piani di risanamento.

Fatti ovviamente salvi i casi virtuosi in cui si ha la fortuna di lavorare con ottimi professionisti e con imprenditori consapevoli di quanto accade loro intorno, sempre più spesso mi accorgo che i casi degli "insalvabili" presentano più o meno le caratteristiche che descrivo sotto.

Ormai mi fido solo dei consulenti sporchi di grasso e olio che trovo ad analizzare costi e procedure in fabbrica, quelli che cambiano la produzione e non propongono miracoli, quelli con la faccia stanca per aver analizzato i dati di vendita, i prezzi, i mercati alternativi. 

Fuggo da quelli sereni e riposati, con camicia bianca impeccabile, quelli che con le banche ci penso io, quelli che è un attimo che ti faccio un piano credibile.... che è una follia che non si trovi un attestatore pronto a firmare....

Ecco, in estrema sintesi ed in maniera non esaustiva, le fasi della crisi, un pò ci rido, ma non sono molto distante dalla realtà. 

FASE 1: sonni tranquilli

L'imprenditore è sereno: 
Negli ultimi 4 o 5 anni l'impresa è sempre stata in perdita, continua a perdere, nessun cambio di rotta viene preso in considerazione. La colpa è della crisi e non esistono leve da utilizzare per modificare le cose, bisogna solo aspettare che passi.

Le banche sono serene:
Continuano felici a finanziare le perdite, non finanziano più da anni investimenti, solo perdite. La colpa è della crisi e non esistono leve da utilizzare per modificare le cose, bisogna solo aspettare che passi. Nel frattempo qualcuno più accorto inizia a chiedere all'imprenditore maggiori garanzie personali o reali sugli immobili che tanto sono l'unico valore vero, che a chiedere ipoteca non si sbaglia mai.

Il commercialista è sereno:
L'impresa ha spalle larghe, La colpa è della crisi e non esistono leve da utilizzare per modificare le cose, bisogna solo aspettare che passi. Magari un paio di operazioni di bilancio, anche lecite, per ricreare il patrimonio, tutti tranquilli, soprattutto il cliente che è meglio non perderlo.

FASE 2: Il risveglio

L'imprenditore è spaventato
Improvvisamente le banche iniziano a muoversi, riducono i fidi, emerge qualche insoluto, scopre che operazioni di bilancio sono servite solo a prender tempo, tempo che purtroppo non è stato utilizzato per risanare l'impresa.

Le Banche si fanno più attente
Qualche software le avvisa che i bilanci non sono cosi solidi, che il patrimonio si sta consumando, qualche incongruità su alcune poste. Il Direttore chiede un incontro, inizia aggressivo, chiede di elaborare un piano di rientro, e trema quando sente le parole piano di ristrutturazione del debito. L'incontro successivo avviene in azienda ed il direttore improvvisamente scopre che l'intera via è tappezzata da cartelli vendesi ed affittasi... il capannone non vale nulla. Dramma.

Il commercialista inizia a preoccuparsi
Come chiuderemo il bilancio quest'anno? Come han ridotto i fidi? Banche cattive... su questo si trovano d'accordo tutti, senza pensare che l'errore delle banche è aver dato troppo, non troppo poco.

FASE 3: inizia a grandinare

L'imprenditore è terrorizzato e paralizzato
Le Banche tagliano i fidi, i fornitori chiedono pagamenti anticipati, non capisce, non si fida, qualcuno propone di rivedere costi e produzione ma non ascolta, è il suo regno, ha già controllato e ricontrollato tutto. Muoviamo il bilancio, parliamo con le banche ma la produzione è perfetta. 

Le Banche temporeggiano
tagliano i fidi ma il debito resta, non si muovono, temono di perdere tutto, aspettano il piano di risanamento.

Il commercialista si inventa stratega
Recupera on line un programmino excel, inizia a fare piani finanziari e ad analizzare i bilanci dei concorrenti, vuole rendersi utile, scopre che non c'è tempo, ma non demorde, studia, ci prova, inizia la serie infinita di riunioni con l'imprenditore che si concludono con l'immancabile: Banche cattive... su questo si trovano d'accordo tutti 

FASE 4: Arriva il consulente

Scenario 1: il consulente "ghe pensi mi"
E' immediatamente simpatico all'imprenditore, è il suo ariete contro le banche cattive che il timido commercialista non è riuscito a convincere.
Non pone problemi ma soluzioni. Tutto ruota intorno alla finanza, l'impresa può continuare cosi e soprattutto non entra in fabbrica, regno incontrastato dell'imprenditore.
Lui sa. Incontra, riunisce, predispone, sceglie i colori delle slide e fattura, fattura, un monte ore impressionante a costi rilevanti. Del resto chi non pagherebbe oro il salvatore dell'impresa?
Poi qualcosa non va, i soldi finiscono, i fornitori non si fidano, le banche sono cattive (anche se la sorte è avversa resta simpatico all'imprenditore). Tutto si avvita, l'attestatore non firma, l'azienda si ferma.

Scenario 2: L'ingegnere
Per una serie di coincidenze fortunate (collegio sindacale serio, commercialista preparato, imprenditore che mette in moto la sua rete di relazioni) si presenta un tipo strano, che finchè non capisce non demorde, che conosce excel più di sua moglie, che mette in crisi le certezze dell'imprenditore.
Si trasferisce in azienda, giorni intensi, tutto ruota su produzione e vendite, il resto verrà dopo, deve capire, chiede, chiede, chiede, definisce le procedure, i tagli, la riduzione forza lavoro, tranquillizza gli interlocutori. In questo caso con un pò di fortuna e se non si arriva tardi l'impresa si salva. 
Il fattore tempo spesso è determinato oltre che dall'imprenditore dalla professionalità del collegio sindacale e del commercialista. E' qui il nostro ruolo, forse il più importante. Lanciare l'allarme in tempo.

Purtroppo a fronte di una crisi feroce e complicata non sempre l'offerta di consulenza (commercialisti compresi, giusto per tranquillizzare le altre categorie) si dimostra adeguata.

Su imprenditori ed associazioni imprenditoriali il discorso si fa più complesso...

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sabato 6 aprile 2013

Concordato preventivo: documentazione, indipendenza del perito, concordato in bianco.


La normativa riguardante il concordato preventivo è stata oggetto di numerose modifiche nel corso degli ultimi anni riscuotendo notevole interesse tra imprese e professionisti del diritto coinvolti in programmi di ristrutturazione e risanamento.

La crisi economica e la stretta bancaria mantengono sempre attuale questo strumento che dovrebbe, almeno nelle intenzioni del legislatore, offrire un più celere pagamento dei creditori rispetto alle altre procedure concorsuali.

Proviamo, con l'aiuto della norma, a sintetizzare le principali caratteristiche e peculiarità del concordato che oggi si arricchisce del cosi detto "concordato in bianco".

Ricorso e documentazione allegata
La domanda per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo è proposta con ricorso, sottoscritto dal debitore, al tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede principale. 
Il debitore deve presentare con il ricorso i seguenti documenti: 
  1. una aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa; 
  2. uno stato analitico ed estimativo delle attività e l'elenco nominativo dei creditori, con l'indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;
  3. l'elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del debitore; 
  4. il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili; 
  5. un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta.
Il piano e la documentazione di cui sopra devono essere accompagnati dalla relazione di un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di indipendenza (ex art 67 lf *), che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo. 

Analoga relazione deve essere presentata nel caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano. 

Concordato in bianco
L'imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione come sopra descritta entro un termine fissato dal giudice compreso fra sessanta e centoventi giorni – nel caso di pendenza di procedimento per la dichiarazione di fallimento il termine è necessariamente di 60 giorni - e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni.

La norma peraltro prevede che entro il termine concesso dal Tribunale il debitore possa depositare alternativamente domanda di accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis, comma primo, L.F.. 

Gestione ordinaria e straordinaria
Dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di cui all'articolo 163 il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale, il quale può assumere sommarie informazioni. 
Nello stesso periodo e a decorrere dallo stesso termine il debitore può altresì compiere gli atti di ordinaria amministrazione. 

Effetti
I crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili. A decorrere dalla data di pubblicazione del ricorso, contenente la domanda, nel registro delle imprese, il debitore gode degli effetti protettivi tipici del procedimento di concordato di cui all’articolo 168 della legge fallimentare. 
Le ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni che precedono la predetta data di pubblicazione sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato, ed estendendo la sanzione di nullità, già prevista dal primo comma per le azioni esecutive, anche a quelle cautelari promosse o proseguite sul patrimonio del debitore successivamente alla citata data di pubblicazione.

* Requisiti indipendenza:
Un professionista indipendente designato dal debitore, iscritto nel registro dei revisori legali ed in possesso dei requisiti previsti dall'art. 28, lettere a) e b) deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano; 
il professionista è indipendente quando non è legato all’impresa e a coloro che hanno interesse all’operazione di risanamento da rapporti di natura personale o professionale tali da comprometterne l’indipendenza di giudizio;
in ogni caso, il professionista deve essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 2399 del codice civile e non deve, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, avere prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo;

martedì 12 marzo 2013

Difficile capire quando l'imprenditore è pronto al cambiamento.

Qualche giorno fa un "risanatore" (uno di quei manager a tempo che si incaricano di gestire i piani di risanamento quando l'azienda ha difficoltà a trovare risorse interne) mi ha confidato che aveva già incontrato l'imprenditore in difficoltà ma che questo non era ancora pronto a prendere la decisione di iniziare a cambiare l'azienda, la strategia, il suo ruolo.

Solo più tardi ha potuto agire, prima l'imprenditore non era ancora pronto a mettere in discussione il suo ruolo, non era ancora il momento.

Capire il momento, l'istante esatto in cui intervenire è la cosa più complessa. Agire troppo presto o troppo tardi può vanificare tutto.

Inoltre, è giusto dirlo in maniera chiara, bisognerebbe provare a far capire ad imprenditore e consulenti (anche a noi stessi ovviamente) che il cambiamento non deve essere visto solo come reazione ad una crisi conclamata ma deve diventare un normale momento di vita aziendale.

E' difficle, lo dico subito, soprattutto per le PMI capire che è necessario provare a investire in consulenza, provare a mettersi in gioco. Spesso non nascondiamocelo la colpa è anche dei consulenti.

Ultimamente però sto vedendo troppe imprese che non riescono ad affrontare la crisi per non aver agito anche solo pochi mesi prima, troppe che devono sopportare pesanti sacrifici per riuscire a salvarsi per non aver provato a cambiare per tempo.

Una difficoltà che trovo è su come gestire il momento, come rassicurare quei colleghi che temono che gli sia scippato un cliente (senza capire che un cliente sano te ne sarà grato, uno che chiude i cancelli della fabbrica difficilmente aiuterà il tuo fatturato).

Gestire il cambiamento deve essere attività per imprese sane. Per questo continuo a ribadire che la cultura delle start up dovrebbe contaminare le PMI tradizionali.

Come fare ciò ancora non mi è chiaro, ma la sfida è tutta li. Creare, diffondere la cultura del cambiamento continuo, del confronto tra imprenditori, di apertura a tutti i protagonisti del mercato.


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mercoledì 27 febbraio 2013

Le prigioni dell'imprenditore.



Va la prua in alto va
la bandiera al vento è già
capitano dacci il rhum
la battaglia sta per cominciare
e chi ci fermerà



Lato B del disco di Capitan Harlock 
della Fonit Cetra






Si chiudono i bilanci e si iniziano a tirare le fila. La storia si ripete costante, si rimanda la risoluzione del problema, si valutano soluzioni contabili utili solo a guadagnar tempo, i professionisti dell'impresa e le banche si concentrano sull'aspetto finanziario ma nessuno si preoccupa o meglio si è preoccupato per tempo di ragionare sull'economico.

Nessuno è mai sceso in produzione per paura di sporcarsi le mani.

Siamo ormai tutti troppo eleganti e preferiamo parlar di numeri dimenticando la realtà che questi rappresentano: uomini e donne, famiglie, mutui, le scuole dei figli, ecc.

L'impresa invece è tutta li, si muove nel suo settore, incastrata o protetta nella filiera di creazione del valore.

Troppo spesso però mercato, fornitori, clienti o canali distributivi sono dati per scontati. L'impresa invece periodicamente (addirittura annualmente in questo periodo) dovrebbe effettuare un tagliando, perdere qualche giorno e riflettere su marginalità e aree d'affari. 

Nessuno si preoccupa di verificare le affermazioni dell'imprenditore che troppo spesso è prigioniero delle sue ipotesi, delle sue convinzioni, delle sue certezze, delle sue paure.

Quante volte sento ripetere che l'imprenditore è solo. quante...

E' vero, dopo anni di successi si isola nelle proprie certezze che nel tempo gli impediscono di cambiare, di confrontarsi.

Il cambiamento deve invece essere inserito in agenda:

  • abbiamo monitorato il nostro rapporto con le banche? siamo iscritti a confidi? sono sotto controllo le fideiussioni e garanzie fornite?
  • I costi di produzione, la necessità di nuovi investimenti o manutenzioni sono debitamente considerati?
  • i nostri fornitori sono competitivi ed affidabili?
  • esportiamo (o importiamo)? come ci confrontiamo con l'estero?
  • il nostro mercato cresce? si riduce? stiamo lavorando ad una via di uscita o di ingresso in altri mercati?
Scrivere, scrivere, scrivere. Bisogna tornare a scrivere e non solo budget come proiezione di dati storici. Bisogna scomporre e ridisegnare l'impresa. il budget serve anche a questo, soprattutto a questo. Serve a decidere!

Bisogna imparare a vagliare diverse ipotesi, ad avere i numeri utili per valutare la strategia.

Troppo spesso quando entro in azienda vengo sommerso da infiniti dati contabili, tonnellate di fogli di excel, ma nessun dato di sintesi è realmente a disposizione.

Spesso bonariamente prendo in giro il responsabile aziendale dicendo che non sono bravo coi numeri, che deve darmi quelli sintetici, risposte. Ed in azienda è il panico. 

Non servono fotografie ma leve di cambiamento.


Io faccio il commercialista, non posso fornire risposte strategiche, posso solo fare domande e pretendere risposte affidabili. Altri consulenti nei vari ambiti sono più bravi di me. Io devo innescare il processo, manifestare l'urgenza.

Non è facile, tempi, costi, resistenze dell'imprenditore sono un freno a tutto questo.

Cambiare è spesso l'unica soluzione. Parlare, ascoltare, confrontarsi, prendere spunto è l'unica soluzione.


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sabato 9 febbraio 2013

Cose dell'altro mondo, ovvero i tagli lineari sono inutili

Qualche giorno si parlava di sanità in Italia e nel mondo. Pare che esistano già (da anni) delle macchine economiche, portatili, ecc.. che consentono di fornire i dati per una diagnosi tempestiva da autoambulanze, elicotteri o addirittura da casa del malato (utilissimo per anziani e malati cronici: diabete, cuore, ecc..).

In sintesi lo strumento raccoglie i dati che vengono inviati in ospedale, una prima diagnosi automatica segnala allarmi che dovranno essere sviluppati ovviamente da specialisti.

Non chiedetemi troppo sul piano tecnico ma l'idea è rivoluzionaria quanto banale.

Ridurre il più possibile la necessità dei piccoli ospedali (ottimizzando costi e livello qualità), di assistenza e case di cura, consentendo contemporaneamente il controllo costante del paziente, anche da casa, ed ottimizzando i tempi del pronto intervento (prime analisi raccolte in autoambulanza, dati trasmessi direttamente in ospedale, riducendo tempi di pronto soccorso ecc...)

Pare che sia la strada studiata e seguita dai Paesi dell'altro mondo (quelli che corrono veloci, Brasile, Africa, Australia, ecc..). Grandi distanze, ottimizzazione delle eccellenze nella ricerca e dei tempi di intervento, budget limitati.

E mentre ascolto penso a noi ed all'affascinante quanto stantio dibattito sui tagli lineari....

Non so se questa è la via, di certo per ridurre i costi l'unico modo è ripensare l'organizzazione completamente. Il resto è storia, una brutta storia.....

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lunedì 30 aprile 2012

Valutazione di azienda in casi di turnaround

Con il termine turnaround si intende, nell'ambito aziendale, il piano di risanamento e di ristrutturazione profonda di una azienda in crisi. Il turnaround verte su due momenti, il primo volto a porre termine alle cause, ove possibile, che hanno portato alla crisi dell'azienda, il secondo teso al perseguimento di un piano di recupero della redditività.

Sotto le slide di una mia lezione per la Scuola di FInanza Aziendale della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano.

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mercoledì 28 marzo 2012

Valutazione di azienda in presenza di piani di turnaround

Oggi terrò una relazione per la Scuola di specializzazione in finanza aziendale della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano su: Valutazione di azienda in presenza di piani di turnaround.

Analizzeremo un caso pratico di valutazione d'azienda e di relativo piano aziendale in caso di concordato preventivo.

Cercherò di dare un taglio pratico, partendo dall'analisi della lettera di incarico alle responsabilità del professionista in operazioni delicate come quelle di risanamento aziendale.

Dopo una breve analisi dell'attività di due diligence la parte principale del corso sarà dedicata alla valutazione di un ramo d'azienda operante principalmente su commenssa, analisi del piano, del contratto di affitto e cessione e dei relativi rischi legali.

A margine del mio intervento indicherò guide e documenti utili e liberamente scaricabili on line.

A breve posterò su questo blog la presentazione per libera consultazione di chi fosse interessato.


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giovedì 16 febbraio 2012

Un aperitivo per definire caratteristiche e linee guida del piano d'impresa.

In questi ultimi due giorni, a parte un paio di riunioni ed urgenze di Studio, ho dedicato qualche ora a riordinare gli appunti ed i materiali raccolti sul piano d'impresa.

L'argomento che sto approfondendo e che diverrà capitolo autonomo della terza edizione di Le Perizie di Stima, non è tanto il business plan, quanto i piani attestati sia in ottica di risanamento (piano attestato ex art. 67 comma 3, lett. d e accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis lf) sia funzionali ad operazioni di fusione o al più complesso leverage buy out.

Sto cercando di riassumere le linee guida per il consulente e l'attestatore, evidenziare le criticità e definire una check list delle caratteristiche del piano e dei principali controlli cui il professionista è tenuto dai principi contabili internazionali, dalla normativa italiana e dalle best practice.

Argomento affascinante che sarà, in parte, anche oggetto dei prossimi convegni che terrò tra marzo e aprile.

Man mano che proseguo nel lavoro mi rendo conto che la materia si presta bene ad un confronto con esperti di materie differenti, docenti ed imprenditori. Incontro che potrebbe prender la forma di un informale aperitivo o di un più strutturato convegno.

L'impresa del resto si trova a dover affrontare la redazione di un business plan in diversi momenti della sua vita e il piano attestato ne è la versione più formale e rigorosa.

Contaminare la propria esperienza con quelle altrui è sempre un momento di arricchimento.

Recentemente l'argomento è tornato sul mio tavolo grazie a differenti stimoli di cui il principale è il libro che sto scrivendo, ma di certo non è il solo:
L'attualità del tema è grande. Chissà se riuscirò a trovare il tempo e sarà possibile provare a strutturare meglio il confronto.

martedì 14 febbraio 2012

Imprese oltre la crisi - percorsi strategici delle imprese milanesi

Segnalo questa interessante ricerca che ha per oggetto le mosse strategiche passate e future delle imprese associate ad Assolombarda nell’ambito dell’Osservatorio Assolombarda Bocconi sulla competitività delle imprese italiane. Per comprendere come è possibile affrontare la crisi e uscirne indenni, se non addirittura più forti.
Sono state analizzate 60 aziende associate ad Assolombarda selezionate tra quelle che nel recente passato hanno fatto registrare buone performance e che per varietà del settore, della dimensione e della proprietà rappresentano il composito mondo di Assolombarda.

Ne è uscita una mappa delle azioni con cui le imprese hanno affrontato l’ultimo decennio: uno spettro articolato di approcci e soluzioni strategiche. Denominatore comune, la crescita.

Il punto di forza di queste imprese sta nelle aree tecniche, dalla produzione alla R&S, all’ingegnerizzazione. E competenze forti si concentrano, nello stesso tempo, nell’area commerciale.

Scarica la ricerca: Imprese oltre la crisi
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mercoledì 2 novembre 2011

Emergenza sconfinamenti: termini ridotti alla metà dal 1 gennaio 2012


Oggi, proprio mentre stavo analizzando con un cliente la sua situazione bancaria e valutando l'ipotesi di una ristrutturazione  del debito ricevo una email di spam ma per una volta con un contenuto interessante:

Gli sconfinamenti strutturali (cioè non occasionali) che alla data del 1 gennaio 2012 risulteranno in essere da 90 o più giorni, saranno considerati “esposizione scaduta” (c.d. past due) e comporteranno un automatico downgrading del cliente con possibili conseguenze anche sui tempi di passaggio dell’esposizione complessiva a sofferenza.

Attualmente le banche italiane considerano “esposizione scaduta” lo sconfinamento al superamento dei 180 giorni dalla scadenza del credito concesso o della rata non pagata.

Ciò in deroga alla definizione di inadempienza (cd. default) prevista dall’Accordo di Basilea 2, entrato in vigore dal 2007, che stabilisce che debba essere considerato in default il cliente che presenti verso la banca debiti scaduti da oltre 90 giorni.

L’Italia, infatti, (tra i Paesi facenti parte del G10, le cui banche centrali sono firmatarie dell’Accordo) all’epoca dell’entrata in vigore di Basilea 2, ha optato per l’adozione di un termine più lungo (appunto, 180 giorni) in considerazione della “fisiologia del ritardo nel servizio del debito, riscontrata nel nostro paese”; è stata, dunque, consentita una deroga per innalzare il predetto limite da 90 giorni a 180 giorni e comunque fino e non oltre il 31.12.2011.

L’abbassamento del rating dovuto a ragioni esterne al rapporto banca / cliente e non collegato alla situazione oggettiva del cliente, difficilmente potrà essere contrastato.

L'informazione lo confesso mi era sfuggita e mi chiedo quanti ne siano a conoscenza.

Ho chiesto informazioni in rete e ne ho avuto la triste conferma.

Ad una prima reazione poco urbana sono seguite alcune riflessioni:
  • Irap anche per le imprese in perdita (non condivido le lamentele di molti data l'origine dell'imposta ma è un dato di fatto);
  • Interessi passivi a deducibilità limitata (detta alla grossa: più perdo meno deduco);
  • riporto delle perdite fiscali limitato all'80%;
  • Titolo di privilegio alle sanzioni fiscali che limiterà il recupero dei crediti in caso di clienti in fallimento o altra procedura concorsuale;
  • aumento degli interessi passivi e stretta del credito aggravata dalla notizia appena letta e chi rivelerà temo dirompente;
  • futura patrimoniale o comunque aggressione ai risparmi personali degli imprenditori e delle famiglie (che renderà più difficile decidere di ricapitalizzare le imprese).
Se ci aggiungiamo la crisi recente e mai risolta, son sincero oggi non c'è molto da stare allegri. La casa crolla e non ce ne rendiamo conto.

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lunedì 21 febbraio 2011

I tempi della crisi d'impresa.

(Foto: Fisserman / Flickr)
Sempre più spesso vengo chiamato ad assistere imprenditori in difficoltà. E troppo spesso vengo chiamato tardi.

Fare impresa in Italia in questi anni è una strada in salita, cambiano le regole e cambiano i mercati.

Purtroppo stiamo affrontando una crisi non solo ciclica ma anche strutturale.

L'imprenditore rischia di essere vittima dell'illusione di farcela sempre e comunque e l'inerzia nel prendere decisioni porta a dover affrontare situazioni complicate sia dal punto di vista aziendale che dal punto di vista delle responsabilità personali.

Riporto qualche appunto, sicuramente banale, ma che riassume situazioni ed equivoci che continuo a ritrovare nella mia esperienza professionale:
  • Dialogo: il confronto con altri imprenditori, con l'associazione di categoria, con avvocati e commercialisti è importante. L'imprenditore deve sollecitarlo costantemente. Chiudersi in se stessi di fronte alla crisi non fa altro che aggravarla. 
  • Bilancio: il bilancio di esercizio deve essere prima di tutto uno strumento di gestione e controllo aziendale. Ingannando gli altri si rischia di finire ad ingannar noi stessi, impedendo efficaci azioni di ristrutturazione aziendale.
  • Collegio sindacale: viene vissuto come un obbligo di legge. Deve invece diventare una risorsa per l'impresa. I sindaci per primi devono aiutare l'impresa a definire i tempi della crisi. Il dialogo è importante, altrimenti resta solo il costo.
  • Banche: la gestione finanziaria va monitorata con attenzione. Le ristrutturazioni richiedono investimenti e tempi di realizzazione che succhiano risorse all'azienda prima di ottenere gli effetti sperati.
  • Tutela del patrimonio: l'imprenditore deve entrare nell'ottica di separare il suo patrimonio dalla vita dell'azienda. Monitoraggio di impegni e fidejussioni personali è fondamentale.
  • Responsabilità dell'Ammministratore: i membri di un cda hanno responsabilità derivante dalle proprie azioni, ma anche derivante dal non aver vigilato su quanto fatto dagli altri membri. Un corretto dialogo con il collegio sindacale riduce i rischi personali che spesso sono sottovalutati.
  • Rapporto famiglia e impresa: sono due realtà che devono restare distinte. L'impresa non ha l'obbligo di dar lavoro a tutti i parenti dell'imprenditore.
  • L'illusione del compenso: l'imprenditore vive grazie alla sua impresa, spesso tarda ad accettare la crisi per mantenere i compensi, dimenticando che in cambio di un piccolo reddito oggi rischia di perdere tutto il suo patrimonio domani.
  • Non pagar le imposte: spesso in situazioni di crisi l'impresa cede alla tentazione di non pagar le imposte, convinta di poter sanare la situazione in seguito. Ci si dimentica troppo spesso che se poi non si trovano le risorse si rischia di dover fare i conti con il penale tributario.
  • la fuga dei dipendenti: quando i segnali di crisi diventano evidenti si assiste ad una pericolosa fuga delle risorse migliori che:
    • nel settore commerciale impoverisce l'azienda dell'avviamento;
    • nel settore amministrativo/contabile porta all'inadeguatezza della struttura amministrativa che spesso si traduce in un aggravio di responsabilità in capo all'amministratore (contabilità inattendibile, dichiarazioni non inviate, ecc) ed all'impossibilità di ricorrere a soluzioni come il concordato preventivo.
Tutto questo può essere evitato solo se l'impresa risconosce le sue difficoltà e trova il coraggio di affrontarle tempestivamente.

Coraggio che deve avere anche il consulente nel rapporto con l'impresa, a costo di perdere il cliente.

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martedì 23 novembre 2010

Lezione Bocconi: Affitto d'Azienda

Pubblico con un pò di ritardo parte del materiale predisposto per gli studenti della SAF. L'argomento della lezione questa volta è stato l'affitto d'azienda.

E' uno strumento molto usato soprattutto nella patologia (concordato preventivo) e come contratto preparatorio delle principali operazioni straordinarie.

Sotto riporto quindi le slide della lezione tenuta presso l'Università Bocconi di Milano per la Scuola di Alta Formazione dei Dottori Commercialisti.

Affitto d'azienda: contratto con il quale il proprietario (affittante), dietro corrispettivo, si obbliga a far godere l’azienda ad altro soggetto (affittuario), il quale deve gestirla, senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni delle scorte.
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lunedì 22 novembre 2010

Italia 2011: Un grande avvenire dietro le spalle

Rubo il titolo del post da una bella autobiografia di Vittorio Gassman.

Il 2011 si prospetta parecchio complicato. Non si intravede una solida ripresa a livello internazionale e nessuna riforma strutturale che consenta al nostro Paese di rilanciare l'economia.

La liquidità immessa nel sistema dai governi nazionali ha sicuramente ridato fiato a banche e imprese, ma tra poco presenterà il conto a livello di debito: Grecia, Irlanda, Portogallo... sperando che la situazione non tocchi anche il nostro paese costringendoci ad una manovra correttiva il prossimo anno.

In questa fine d'anno quindi non lasciamoci ingannare da spesso sporadici dati confortanti ma analizziamo le principali aree critiche:
  • Banche: la moratoria non è infinita, nè per le nostre imprese, nè soprattutto per le imprese nostre clienti che si troveranno a dover tornare a destinare liquidità a mutui e leasing sottraendola ai fornitori. Massima attenzione sui pagamenti.
  • Garanzie e confidi: monitorare le fidejussioni e ristrutturare il debito anche con l'intervendo dei confidi.
  • Valore Immobili: non sopravvalutare il valore degli immobili strumentali, soprattutto se si sta pensando a dismissioni a breve. I valori potrebbero essere scesi in maniera significativa.
  • Costo del lavoro: non rimandare scelte anche dolorose. Spesso consultando il proprio avvocato o consulente del lavoro si possono trovare soluzioni soft per dare fiato all'impresa senza danneggiare eccessivamente i lavoratori. Non esiste solo la cassa integrazione.
  • Fallimenti: monitorare con l'aiuto dei propri legali le principali sofferenze e valutare quali crediti mettere a perdita per usufruire della deducibilità fiscale;
  • Rischio fiscale: nell'ultimo anno alcuni provvedimenti hanno avuto effetto retroattivo e potrebbero comportare oneri pesanti per le PMI:
    • INPS soci/amministratori;
    • Redditometro applicabile dai redditi 2009;
Le PMI hanno risorse straordinarie al proprio interno, ma è bene giocare in difesa e monitorare bene la propria strategia. La situazione economica è complicata ed è importante non sottovalutarla.

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mercoledì 28 aprile 2010

2010: Il pericolo di restare a metà del guado.

Il 2010 non è un anno facile.

Dopo le prime promesse di facile ripresa economica (a cui molto pochi hanno creduto ad esser sinceri) ci si presenta una crisi diversa, non più amplificata dal panico ma sorretta dai fondamentali.

Costruire la strategia del prossimo anno e mezzo sarà un processo delicato e per nulla banale.

I prossimi mesi se forse vedranno qualche debole spiraglio nella produzione e nella logistica dovranno affrontare nell'ordine:

  • fine degli ammortizzatori sociali o dei risparmi personali e quindi forti tensioni
  • conseguente domanda interna che si contrae
  • rischio di nuova bolla finanziaria (grecia ecc) e pericolo di ulteriore riduzione della domanda per il nostro export.
  • stretta del credito per le imprese che dovranno presentare alle banche i bilanci di un 2009 quasi sempre fortemente negativo
  • notevole aumento di fallimenti e procedure concorsuali in genere (coi relativi effetti sui bilanci dei creditori - gli effetti finanziari ovviamente si sono fatti sentire molto prima).

Investire è importante, gli imprenditori devono credere nella ripresa, ma attenzione a non trovarsi a metà del guado.

la strada è ancora lunga.

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mercoledì 10 dicembre 2008

Concordato preventivo.... prima che sia troppo tardi!

Troppo spesso si continua a considerare il concordato preventivo come ultima ratio prima del fallimento. Un modo doloroso per uscire dalla crisi d'impresa.
In realtà dopo la riforma del 2004 concordato preventivo e accordi di ristrutturazione del debito sono strumenti più agili che possono offrire soluzioni meno drammatiche per l' imprenditore e i suoi creditori se si affronta la crisi per tempo. Sono strumenti che presuppongono ancora una certa liquidità. Troppo spesso ci troviamo di fronte a situazioni limite che si sarebbero potute salvare garantendo la continuità aziendale e salvando posti di lavoro.
Ma è importante analizzare la situazione per tempo... prima che sia troppo tardi.

martedì 18 novembre 2008

Affrontare la Crisi

“Sta arrivando un’onda travolgente:
anziché nasconderti, impara a fare surf”
Una bella metafora citata da Mauro Lupi per suggerire il modo per gestire il continuo cambiamento e, aggiungo io, sopravvivere ad un 2009 che si preannuncia parecchio difficile. Forse il segreto è proprio qui. Una grossa nave affronta la tempesta meno bene rispetto ad una piccola ed agile imbarcazione. Essere leggeri e veloci....
Nei casi limite pensare alle nuove opportunità normative per la ristrutturazione d'impresa:
Concordato preventivo ed accordi di ristrutturazione sono oggi strumenti più agili e meno rischiosi per l'imprenditore. L'importante è agire in tempo.

Se riesco nei prossimi giorni proverò a postare qualcosa in merito.

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martedì 2 settembre 2008

Impresa e famiglia: i rischi e la crisi.

In vacanza ma come spesso capita a chi fa la mia professione si finisce per parlare ancora di lavoro o di vita. In effetti spesso le due cose si confondono.

Qualche giorno fa ho incontrato un vecchio amico. Abbiamo preso un caffè insieme, aveva bisogno di parlare.

La sua impresa affronta una profonda crisi. Era spaventato. voleva un consiglio su come uscirne, ma senza rendersene conto ha iniziato a parlare della famiglia, dei problemi di incomunicabilità con la moglie, dell'incapacità del figlio di uscire dal ruolo di imprenditore di successo e di rimboccarsi le maniche (con tutto quello che questo vuol dire in tema di tenore di vita), della non accettazione della crisi dell'impresa.

Era la famiglia ad essere in crisi prima ancora dell' azienda. Per non perdere ruolo ed immagine nel loro paese hanno tardato i licenziamenti (col risultato che l'azienda chiuderà molto probabilmente senza salvare nessun posto di lavoro), hanno posto attenzione al fatturato e non ai margini, non hanno ascoltato il mercato trascurando la funzione marketing puntando solo sulla produzione.

Completamente assenti i consulenti. Il commercialista serve solo per pagare le tasse, nessuna pianificazione, nessuna strategia di uscita né di tutela del patrimonio immobiliare. L'impresa non ha un avvocato di fiducia a cui rivolgersi.

Le banche dal canto loro hanno continuato ad erogare prestiti a fronte di proprietà personali date a garanzia senza far percepire all'imprenditore la gravità della situazione se non negli ultimi mesi.

Nessuna colpa al sistema, per carità. Spetta sempre all'imprenditore accorgersi che qualcosa non va.

Una sola osservazione: è necessario separare l'impresa dalla famiglia. L'unico dovere dell'impresa è quello di pagare gli stipendi e remunerare il capitale investito. Non quello di salvare rapporti familiari che si reggono su comportamenti non coerenti con le normali logiche di mercato.

Alcuni errori: non hanno investito nella formazione del figlio e per mantenere il loro ruolo di famiglia importante della zona hanno tardato a licenziare compromettendo la sopravvivenza stessa dell'azienda (spesso si riescono a creare meccanismi socialmente accettabili di fuoriuscita dei dipendenti dando a loro il tempo di trovare un altro lavoro).
Inoltre l'azienda da tempo non era più curiosa, non ascoltava i clienti, non studiava la concorrenza. Inutile dire che in questo è mancata soprattutto la nuova generazione.

E di questi tempi la situazione economica non perdona facilmente simili errori.

martedì 8 luglio 2008

GURU: rifiutato il concordato preventivo. Arrivano gli Indiani

Nuovi guai per il gruppo Guru, fondato da Matteo Cambi. Il pm di Parma Lucia Russo ha chiesto il fallimento.

La richiesta del pm è avvenuta questa mattina nell’ambito dell’udienza che era stata fissata per discutere l'istanza di concordato preventivo presentata dall'azienda.

La società tessile indiana Bombay Rayon Fashions acquisterà il brand Guru, e altre attività correlate, dalla Jam Session holding per 33 milioni di euro.

Storia indice dei tempi? Imprese di successo che sopravvivono solo una manciata d'anni ed imprenditori indiani che fanno shopping in Italia. Conviene rifletterci

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lunedì 31 marzo 2008

Ti fidi di me?

forse può sembrare retorica, ma è la domanda che ho dovuto porre qualche giorno fa ad un mio cliente la cui azienda si trova in una situazione molto difficile.

il cliente che vive una situazione di crisi in azienda, a volte ricerca il consulente più rassicurante, meno invasivo. è spaventato e cerca di procrastinare l'intervento.

tende ad affidarsi a quei professionisti che tendono a procurargli meno fastidi e ritardando la presa di coscienza e l'azione di risanamento, peggiora la crisi.

ho dovuto pormi in maniera radicale, è nata una discussione poco piacevole. ho rischiato di perdere il cliente.
Alla fine si è fidato e insieme siamo riusciti a superare la fase più complessa della crisi. ci resta molto lavoro da fare insieme ma il peggio è passato.

il fattore tempo in queste situazioni è fondamentale e non sempre i tempi dell'uomo e delle sue emozioni corrispondono ai tempi dell'economia.

Non è facile fare il commercialista in queste situazioni, ma mi rendo conto quanto sia difficile essere imprenditore. dover mettersi costantemente in gioco, reinventarsi, dominare le proprie paure e a volte riuscire semplicemente a .... fidarsi.
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