venerdì 8 febbraio 2013

Lo noti al bar, ovvero l'Italia che annega in una tazzina di caffè

Milano è frenetica, si corre, si lavora...

Certo la crisi ha fatto rallentare un pò i ritmi.
Lo noti al bar, vacanze più lunghe, meno persone, si chiacchiera meno di calcio e motori. Sempre di più i discorsi si concentrano sulla situazione economica, su pagamenti in ritardo, sui clienti che spariscono ecc...

Bar che allungano orari di apertura, che sperano di recuperare la domenica il mancato incasso settimanale.

Ed in tutto questo, in questa Milano un pò smarrita che per la prima volta vede ridursi le domande agli asili nido ed alle elementari private (sa da gennaio, la cassa integrazione, anche in banca ti lasciano a casa, pensi un pò, e le mamme a questo punto preferiscono tenerli a casa i bimbi) ti accorgi che c'è un mondo a parte, lento, immobile.

Lo vedi al bar, il primo caffè, un sorso e via per alcuni, subito a correre a produrre....
E al tuo fianco forse un dipendente pubblico, un bancario ignaro, un professionista aggrappato al ricordo dei vantaggi del suo ordine... è li, lento, che scruta al rallentatore la sua tazzina del caffè. Il mondo si ferma.

Oggi sono restato ipnotizzato a guardarlo, non lo incontro mai, solitamente inizio presto a lavorare ma oggi ho tardato mezz'ora e mi sono goduto lo spettacolo:

  • solleva la tazzina e la osserva, quasi in estasi da degustazione;
  • mescola lentamente, uno, due, tre, dieci giri col cucchiaino;
  • un sorso, assapora;
  • un secondo, degusta;
  • un terzo e gode quella fine che è più dolce dell'inizio;
  • .. quando tu credi sia tutto finito lui sospira e raccoglie quel poco di schiuma lentamente fino a pulire attentamente la tazzina.
E tu sei li in coda, in attesa del posto libero al bancone per trangugiare velocemente il tuo caffè, primo carburante di una lunga giornata.

E tu sei li sapendo che in qualche modo gli stai pagando anche tu lo stipendio con le tue tasse o con tariffe ben più alte del dovuto.

Due mondi paralleli, in questa Italia che corre per tornare a crescere, in questa Italia che spera che tutto torni come prima, in questa Italia che attende lentamente di essere salvata non si capisce poi da chi......

Nonostante tutto questo ti scappa un sorriso irrazionale perchè lo sai che ce la faremo anche questa volta.

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5 commenti:

N.O.I. - Nuova Officina Italiana ha detto...

Non sono due mondi paralleli, ma uno che conosce il significato della vita, ed uno che invece la insegue nella speranza, che nella più ottimistica delle ipotesi è remota come il lieto fine delle favole e dei film di olliwud, di cogliere la propria posizione temporale e spaziale che, appunto ed invece, gli sfugge al senso della compiutezza.
Quella compiutezza che nel suo fulgore è scritta nell'osservazione dell'altro. E che viene tradita nella svalorizzazione successiva per equilibrare, come ormai accade poichè siamo solo meri operatori di mercato e null'altro, il vuoto dei nostri stessi intendimenti.

Andrea Arrigo Panato ha detto...

aiuterebbe se non dovessi pagare io tutta questa consapevolezza del senso della vita ;-)

Anonimo ha detto...

Esattamente l'inverso di cio' che imho sarebbe giusto: l'assunzione del rischio dello svolgere una libera professione, un impiego in piccola azienda privata, la mancata "garanzia" di un impiego pubblico dovrebbe essere retribuita almeno con il piacere di assaporare lentamente un caffe'..mentre il dipendente pubblico corre a difendere I suoi piccoli grandi privilegi

Anonimo ha detto...

Caro Andrea,

per una volta sono in disaccordo con le tue parole e mi permetto di scrivertelo! Prendendo l´esempio del caffé come tale, cioé un esempio, mi pongo una domanda: ma cosa c´é di male nel fare un gesto normale? Bere un caffé con calma é diventato un attacco al nostro sistema economico? Se non corri sei una zavorra? Per favore, evitiamo certe uscite, altrimenti entriamo nella logica che i dipendenti - tutti, privati e pubblci - sono mangiapane a tradimento. Certo, ci sono anche quelli, come ci sono "pseudoimprenditori" e "manager a sbafo" cooptati per ragioni poco funzionali al loro lavoro.
Evitiamo le generalizzazioni e proviamo a pensare a modelli migliori, modelli che per la "Milano che lavora" sembrano follia: posti dove si lavora dalle 8 alle 17 (qualche volta fino alle 16 addirittura), ma che comunque funzionano.
E pensiamo anche come un caffé gustato con calma o una sosta nella corsa quotidiana, forse apporta nuove energie x affrontare i problemi di tutti giorni

sc ha detto...

Applausi a scna aperta, ma faccia attnzione! Potrebbe non essere il solo impiegato pubblico,il solito professionista tutelato, il bancario. Potrebbe essere un lavoratere del settore privato che siede a fianco di un consulente esterno tutti i giorni, che ha il suo stesso lavoro per le stesso ore. Ma il consulente è già al lavoro e ci rimarra una, due ore in più. Verrà giudicato per come si veste, per quante pause fa, se mostra il dovuto riapetto mentre lui è tutelato da mille leggi e dal sindacato. Conosce le tecnologie nuove ed è in ansia per il progetto , per le scadenze. Il consulente sarà lì anche il sabato se serve e se seve anche la domenica. Alla minima crisi tanto salterà il consulente, sempre e comunque a prescindere da qualunque merito o produttività. Su internet sbircerà la gazzeta dello sport per la sua squadra del cuore. Il consulente invece andrà sugli annunc di lavoro, sempre più spesso all'estero. E questo succede in banca, nelle aziende di telefonia, nelle industrie ma attenzione, anche negli ospedali ormai e anche nelle provincie, nei comuni, all, Inps.....
Mentre qualcuno continua a parlare di dipendenti pubblici, privati, professionisti nasce una nuova classe sociale che prima o poi prenderà conoscenza di se.

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