martedì 15 gennaio 2013

I liberali perderanno le elezioni ma con un pò di autocritica potranno costruire il dopo voto

Il momento del voto in Italia non è mai facile ed oggi ancor meno.
In campo il grande mattatore lotta da vecchio leone e, diciamocelo, riesce ancora a risultare simpatico.

Chi ricorda Leo Longanesi ed il suo Parliamo dell'Elefante? Dove l'elefante ovviamente era Mussolini, figura ingombrante che comunque giganteggiava (nel bene come nel male ovviamente) rispetto ai politici dell'epoca.

E ci troviamo anche questa volta di fronte ad una figura che non è riuscita a costruire una Italia liberale (forse non l'ha neanche mai voluta) ma che ha fatto innamorare molti di un sogno (non tutti, non chi come me era tra i ragazzi di Montanelli in quella folle avventura della Voce).

Oggi però i liberali (che, in prevalenza, ieri erano in Forza Italia ex craxiani ed oggi sono ex repubblicani) di tutto questo non si rendono conto.

Le colpe sono di tutti, sia chiaro, e tutti dovremmo fare autocritica. In primis noi elettori mai capaci di gettare il cuore oltre l'ostacolo ma sempre preda di quello scetticismo liberale che frena ogni iniziativa (non a caso le truppe migliori Berlusconi le trovò tra gli ex comunisti e gli ex fascisti, più pronti a farsi intruppare).

Delle mie perplessità su Fermare il Declino e Italia Futura di Montezemolo scrissi subito.

E, facile cassandra, sottolineai subito che il nodo alleanze ed il collocamento nello schieramento politico erano la chiave del tutto. Fui molto criticato per questo.

Poca chiarezza, molti errori, prima uniti, poi divisi.

Prima a cercare appoggi nel mondo cattolico e sindacale e poi a rinnegarlo, prima ad invocare il sostegno di Montezemolo, Marcegaglia, Passera e Bonanni, poi dopo le molte porte in faccia a rinnegarli.

Per non parlare dell'innamoramento per Renzi (ma davvero ci si è illusi che accadesse qualcosa di diverso a sinistra? ) trascurando l'elettorato moderato che, orfano, oggi ritorna all'abbraccio mortale con Berlusconi.

Strategia che non ho mai condiviso e sempre paventato conoscendo l'amore del vecchio PRI per il romantico ed inutile (se non pericoloso) sogno LIBLAB.

Oggi ci troviamo divisi e probabilmente sconfitti, FID isolato (anche se credo che il voto ci riserverà sorprese) e IF annegata tra Casini, Fini, ecc.. A sinistra Renzi non pervenuto.

Il tutto perchè convinti di possedere programmi rivoluzionari (che poi altro non sono che il NO TAX di Bush senior, mutuato da Reagan e ripreso in salsa italica per 20 anni dal centro destra) e menti sopraffine.

Ricordo che Reagan ebbe la forza di sintetizzare un messaggio forte sia in economia sia in politica estera senza nessuna competenza specifica.

C'è qualcosa che in questi mesi è nato ed è prezioso: la voglia di partecipare, una borghesia che seppur minoritaria vuole reagire.

Longanesi scriveva “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano queste idee”

Oggi devo dire invece che anche se trovo spesso banali, ingenue ed a volte supponenti le idee, per una volta le facce sono quelle giuste. Persone per bene si stanno impegnando, ci provano.

Tutto questo non va disperso, anzi ne va fatto tesoro. 

I liberali perderanno le elezioni, è certo, ma se avranno il coraggio di sedersi ad un tavolo dimenticando deliri di onnipotenza e verità rivelate forse  potremmo tutti provare a costruire qualcosa di nuovo, a pretendere qualcosa di meglio per noi e per questo Paese.

E sia chiaro, che le persone per bene le troviamo equamente distribuite sia a destra sia a sinistra, nel PD come nel PDL. 

Smettiamola con questa favola che destra e sinistra sono categorie morte, abbiamo visto questa favola all'opera con il governo dei tecnici ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ricordiamoci che questo Paese lo fece Cavour mettendo Mazzini in galera o al confino. Ci sarà pur stata una ragione!

Destra e sinistra esistono, hanno storie nobili davanti a cui provare rispetto. Il bipolarismo però è un valore, dimentichiamo facili scorciatoie, nessuno ha una soluzione che va bene per tutto. E' giusto collaborare nel rispetto delle diversità

Il primo che provò una sintesi provando a superare a destra e sinistra fu Mussolini. 
Quella storia, a memoria, non fini bene.

Ho diversi amici candidati o impegnati in ordine sparso nei diversi schieramenti. Amici che pensavano di crescere uniti e che oggi divisi si ritrovano più soli e forse, anche se non lo ammetteranno mai, un pò disorientati.

C'è molto da fare per non lasciarli soli, torneremo a votare presto vedrete.

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