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lunedì 16 settembre 2013

Ieri praticante, oggi Commercialista.

Oggi è una bella giornata! 
Tutto lo Studio in attesa ma alla fine ce l'ha fatta. Superato l'esame di stato al primo colpo.

Una bella notizia, una bella soddisfazione. Ci contavamo tutti, non lo nego, la persona è molto preparata e si è sempre dimostrata una professionista (senza bisogno di ulteriori targhette).

Una conferma anche per il percorso formativo di Studio Panato, oltre al lavoro interno tutti i nostri praticanti devono iscriversi al post laurea biennale di specializzazione in una delle tre università milanesi (Bocconi, Cattolica o Bicocca) e seguire il corso di preparazione all'esame di stato in AIDC (Associazione Italiana Dottori Commercialisti). Percorso faticoso ma che alla fine vede sempre i nostri praticanti superare l'esame al primo colpo.

In questi giorni con alcuni colleghi della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano mi troverò a provare a ridisegnare i corsi della Scuola di Alta Formazione

Una bella sfida, fatta sempre cercando di aiutare i più giovani.

E comunque oggi si festeggia ;-)


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giovedì 1 novembre 2012

Pratica commercialista - revisore: una confusione che i ragazzi non meritano e che non fa onore alla categoria.

E' passato ormai qualche anno da quando ho terminato la pratica e superato l'esame di stato, molte cose sono fortunatamente cambiate da allora, almeno a Milano.

Chi mi conosce sa che le contestazioni le ho fatte sempre a muso duro da praticante rischiando anche non poco.

Oggi mi trovo nella posizione opposta, da professionista che cerca di insegnare e di rispettare i più giovani.

Da anni sono tra i docenti SAF in Bocconi per il corso biennale serale per formare i nuovi commercialisti e revisori e da qualche mese sono nel CDA della Fondazione Dottori Commercialisti che gestisce la scuola.

La riforma delle professioni ha complicato in maniera folle la pratica professionale con il risultato che oggi i ragazzi non riescono più a capire come fare ad abilitarsi.

In sintesi e semplificando:

  • ieri la pratica durava tre anni, valeva sia per diventare commercialista sia per diventare revisore legale, terminata la pratica un unico esame che se superato sanciva l'abilitazione.
  • oggi la pratica da commercialista dura 18 mesi mentre quella da revisore 3 anni, non si capisce quando fare l'esame di stato, se ne basta uno, se ne servon due, ecc... gran confusione.
Sullo sfondo una norma poco chiara, la volontà di separare le due professioni (commercialista vs revisore) ed una scarsa attenzione ai giovani.

Oggi leggo su ItaliaOggi l'articolo di Cristina Bartelli (che vi invito a seguire su twitter @cribart ) che la ragioneria interpellata sul tema ha dato la seguente interpretazione in qualche modo avvallata dal modulo di iscrizione appena pubblicato:
  • tre anni di pratica da revisore più esame
  • superamento esame da dottore commercialista + ulteriori tre anni di pratica da revisore senza dove dare ulteriore esame.
L'interpretazione che l'articolo pare suggerire avallato dall'interpretazione della ragioneria del ministero è una gincana tra pratica commercialista (18 mesi) + esame di stato + pratica revisori (3 anni). Praticamente l'ergastolo.

Non mi è chiaro cosa avverrà dei ragazzi che stanno terminando la pratica in questi mesi e a cui va tutta la mia solidarietà. Quello che è certo è che non meritano tutto questo. Soprattutto credo non lo meritino come cittadini. La situazione è assolutamente vergognosa, vergognosa anche per chi l'ha resa possibile: legislatore, lobby professionali ecc... si può tollerare una norma chiara ma penalizzante, non si può tollerare una confusione di tale portata.

La mia interpretazione è più italiana, cambia tutto per non cambiare nulla.

La pratica fatta presso un commercialista e revisore legale (la quasi totalità dei professionisti somma in se entrambi i titoli) varrà sia per diventare commercialista sia per diventare revisore e si arriverà, nella pratica, a tre soluzioni:
  1. pratica di 18 mesi + esame a fine pratica = commercialista
  2. pratica di 3 anni + esame a fine pratica = commercialista e revisore
Questa ultima ovviamente sarà l'opzione gettonata dai più salvo ulteriori chiarimenti lasciando sostanzialmente inalterata la situazione ante riforma.

Restano da chiarire le posizioni intermedie alternative su cui si dibatte che possono in qualche modo avvantaggiare o penalizzare il praticante:
  • pratica di 18 mesi + esame a fine pratica = commercialista + ulteriore pratica di 18 mesi  (senza ulteriore esame) = revisore
  • pratica di 18 mesi + esame a fine pratica = commercialista + ulteriore pratica di 3 anni senza ulteriore esame = revisore
La prima parrebbe la più ragionevole nonostante l'assurdità di un esame superato prima di terminare la pratica (un pò come laurearsi prima di finire l'università), la seconda è quella riportata dalla giornalista di ItaliaOggi sulla base dell'interpretazione della Ragioneria Generale dello Stato (nuova titolare del registro revisori) che ovviamente porterebbe a scoraggiare i ragazzi dal tentare l'esame appena terminata la pratica da commercialista.

Sono sincero, la soluzione prospettata dalla ragioneria pare più una soluzione di comodo per facilitare il conteggio dei 3 anni di pratica che altro. 
Inoltre è una interpretazione a mio parere del tutto arbitraria a tutela dello status quo.
Mi auguro fortemente venga superata.

In tutto questo io mi chiedo la ratio di questa riforma:
  • O la pratica serve, come credo, e la si valorizza (pagando i praticanti, insegnando e facendoli crescere, rispettandone la professionalità, eventualmente rafforzando il ruolo delle scuole post laurea) 
  • o la pratica non serve e allora la si elimini del tutto e si condizioni l'abilitazione al mero superamento dell'esame (con professionisti dotati di gran bagaglio teorico e nulla più).
  • o si aboliscano ordini ed albi che rinasceranno sotto forma di associazioni sul modello anglosassone e porranno condizioni di accesso agli iscritti a tutela del marchio e della qualità.
Il cliente lo si tutela o con un marchio di qualità (gestito per legge da ordini professionali o volontariamente istituito da libere associazioni) o levando il marchio e lasciando a lui la scelta.
Se do un marchio qualità a prodotti scadenti, be, credetemi, questa è tra le tre la soluzione peggiore per il cliente.

Che il legislatore scelga, sono lecite tutte e tre le soluzioni. Posso condividerle o meno ma hanno tutte una loro dignità. Vergognoso è solo non scegliere.

PS per i più liberisti ricordo, anche per far chiarezza, le mie posizioni sull'abolizione o meno dell'ordine, e che i commercialisti non hanno sostanzialmente riserve di legge.

giovedì 22 marzo 2012

Reteconomy: intervista su canale Sky 816

Reteconomy è il canale sky dedicato ai commercialisti ed al mondo delle professioni.
Stanno facendo un ottimo lavoro anche in rete nel cercare di sviluppare la cultura professionale.

Nella puntata del 16 marzo 2012 di Spazio Professioni dedicata alla qualità del lavoro negli studi professionali potete trovare una mia breve intervista telefonica in cui affronto le opportunità ed i rischi del web per gli studi professionali. In un secondo momento propongo qualche riflessione sulla pratica professionale.

Mi scuso fina da ora per le pause poco televisive (in famiglia ed in Studio le critiche sono state crudeli ;-). Confido nella pazienza del telespettatore che apprezzerà la professionalità della giornalista impegnata a compensare il mio essere un pò impacciato.

Suggerisco ai colleghi di ritagliarsi qualche minuto per vedere l’intera puntata e gli interessanti spunti che suggerisce.

La puntata è visibile on demand su
reteconomy.it
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giovedì 6 ottobre 2011

Unire i puntini


La vita è un percorso strano, molto spesso passioni ed esperienze si fondono e ti aiutano a crescere. Scopri che tutto quel tempo perso a seguire i tuoi interessi seguendo altre strade improvvisamente torna utile e quel percorso si ricongiunge alla tua carriera, alla tua formazione tradizionale.

Arriva un punto in cui ti rendi conto che imprenditore, professionista o operaio conta soprattutto la persona e ciò che questa persona sa apprendere e ridare trasformandolo in amore per le persone che ci circondano, per quello che siamo per ciò che facciamo. Il fondatore di Apple è stato una persona generosa.

 
Il discorso di Steve Jobs a Stanford

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull’ unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?

E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.

Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.

Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.

Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.

Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.

Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita.

Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.

Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.

Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.

Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte.

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

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mercoledì 15 giugno 2011

Esame di stato da commercialista nel caos

I ricordi relativi agli sforzi fatti per superare l'esame di stato sono ancora vivi, la fatica, le notti ed i we con gli amici a studiare, la difficoltà di far conciliare studio e lavoro... e poi leggo notizie come queste.

Riprendiamo da un articolo di ITALIAOGGI 
Ieri il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha diramato il parere del Miur tramite una nota informativa (si veda ItaliaOggi di oggi), che gli ordini territoriali hanno immediatamente pubblicato sul proprio sito Internet. Ma, visti i tempi più che ristretti, la confusione, tra le università che devono accertare i requisiti e i tirocinanti chiamati a verificare al volo di esserne in possesso, regna sovrana.

Ma è mai possibile tanto pressapochismo a danno di questi ragazzi a cui si chiede tanto in termini di sacrificio? Ma è sempre questa l'immagine che lo Stato deve dare di se?

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sabato 9 maggio 2009

Saper usare la patata.

La storia della patata è un’analogia utile per anticipare i nostri comportamenti di consumatori in tempi di crisi. Vi segnalo l'interessante l'articolo di Enrico Valdani sul mensile VIA SARFATTI 25 dell'Università Bocconi. Qui un breve estratto.

"La paura della recessione sollecita le imprese a tagliare i costi e a ridefinire i loro piani di medio e di lungo termine.
I clienti, con flessibilità e fantasia, ridefiniscono i loro problemi, creati dalla minore disponibilità di spesa, ricercando nuove soluzioni, la qual cosa non sempre significa privilegiare solo un’alternativa meno costosa.
Le patate di domani saranno prepotentemente sollecitate alle imprese dalle pressanti richieste dei loro clienti che richiederanno risposte coerenti ed efficaci ai nuovi bisogni che emergeranno per affrontare il nuovo contesto economico. Le imprese incapaci di reagire e offrire nuove patate potranno solo subire il loro destino. I clienti non ritorneranno infatti solo al grano e si attiveranno per cercare nuovi tuberi."

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mercoledì 14 gennaio 2009

Recruiting – praticante commercialista in Milano

Riceviamo molti curricula da parte di neolaureati che intendono iniziare le loro carriere con un processo formativo tradizionale ma attento all'evolversi del ruolo del commercialista.

Purtroppo non riusciamo a rispondere a tutti e colgo qui l'occasione per scusarmi pubblicamente. Mi rendo conto delle speranze che un ragazzo mette nell'invio del proprio curriculum vitae.

Crediamo molto nella formazione dei giovani professionisti, cerchiamo di creare un ambiente di lavoro in cui i migliori abbiano sempre un posto privilegiato.

Da qualche anno abbiamo stipulato una convenzione con l'Università Bocconi per lo svolgimento di stage trimestrali presso di noi. A tutti i praticanti inoltre offriamo gratuitamente l'iscrizione alla Scuola di Alta Formazione, il post laurea biennale presso la Bocconi che nel 2008 mi ha visto tra i docenti.

Ci piacerebbe in futuro (non credo comunque prima del secondo semestre del 2009, a causa della crisi preferiamo adottare un atteggiamento più prudente) patrocinare un evento culturale o ancora meglio una borsa di studio, un modo per dare visibilità al nostro lavoro, per fare sapere ai potenziali clienti che siamo sul mercato, per fare conoscere il servizio che offriamo e per iniziare a trasmettere il concetto dello studio luogo non solo di consulenza economico giuridica, ma anche di cultura ed innovazione.

martedì 17 giugno 2008

Creare il team giusto

Ecco alcune riflessioni tratte da "O meglio o niente" che ho trovato molto interessanti.

1 - nel dubbio non assumere, continua a cercare
2 - se una persona va sostituita fallo subito
3 - le persone migliori vanno utilizzate per sfruttare le opportunità migliori,
non per risolvere i problemi.

martedì 1 aprile 2008

Allevare talenti

Nelle aziende di servizi e in particolar modo negli studi professionali l'investimento nella crescita professionale dei propri collaboratori rappresenta uno dei fattori critici di successo.
Se il nostro studio è riuscito a crescere in questi anni sia come fatturato sia come qualità delle pratiche lo deve alla capacità di ricreare una cultura aziendale forte. Per continuare a crescere dobbiamo ricordarci quanto è necessario investire sui giovani talenti. Ecco un breve promemoria che ogni tanto mi è utile rileggere
  1. non tutti i professionisti sono “bomber”. è necessario valorizzare gli “Oriali” che spesso rappresentano la vera anima dell'organizzazione.
  2. gli incarichi di prestigio sono scarsi: vanno assegnati pensando al cliente ma anche al percorso di carriera dei giovani professionisti
  3. la responsabilità del mentoring ricade sia sul senior sia sui junior.

Tutto questo non è facile, l'aggiornamento normativo, la pressione sui risultati, le scadenze ci impegnano la maggior parte del tempo, ma è fondamentale per crescere nel lungo periodo.

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