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sabato 5 gennaio 2013

Ci stiamo sbagliando ragazzi, ovvero questo Paese si sta dimenticando delle imprese


Ci stiamo sbagliando
ragazzi
noi che camminiamo
sul mondo
noi coi piedi
di piombo
restiamo giu'
sotto cento chili
di cielo..... eh


Troppi alibi, troppo rumore. Ci siamo dimenticati delle imprese, di chi produce, di chi fa fatica a costruire un progetto e lo difende con tutta la forza che ha.

Cosa è successo alle imprese dell’Emilia? Forse distratto dal Natale mi sono perso qualche notizia ma non mi pare di aver letto nulla. Aiutarle non è un gesto generoso di solidarietà (che comunque non guasterebbe) ma un investimento per rimettere in piedi una zona produttiva che ha sempre generato gettito per le casse dello Stato. Non aiutarli significa solo farci del male.

Perché non parliamo più di PMI? In questi anni e soprattutto nei prossimi ci aspetta una sfida importante: far crescere le competenze e la dimensione delle nostre imprese. Aprire orizzonti geografici e culturali è ormai condizione indispensabile alla sopravvivenza dell’impresa. Certo siamo in dietro, la strada è in salita e continuiamo a contare i fallimenti di chi non c’è riuscito.

La soluzione però è credere nelle imprese, aiutarle, sostenerle, liberarle dai mille vincoli burocratici che tolgono soldi e tempo.

Soprattutto nelle imprese di minori dimensioni il budget della consulenza è ridotto cosi come è limitato il tempo che l’imprenditore può dedicare alla sviluppo della sua idea imprenditoriale.

Oggi i costi della burocrazia rubano risorse ai sogni ed al futuro.


eh... siamo forse degli angeli
Noi no, noi che non siamo le stelle
nemmeno le donne, nemmeno quelle
quelle più belle


Vi prego, facciamo chiarezza sulle start up. Smettiamo di illudere i ragazzi, se apri una partita iva non sempre sei un imprenditore, spesso sei poco più che un dipendente. Per fare impresa ci vogliono idee, fatica, una squadra, competenze e soldi.

L’innovazione non nasce da una app per ipad, nasce da università, da centri di ricerca, da multinazionali che investono, da aziende che fungono da incubatori per i propri dipendenti.

Sono stufo di leggere presentazioni colorate e i proclami del buon Passera o di qualche Telco che cerca di rifarsi una verginità sul mercato finanziando qualche premio.

Non sottovaluto credetemi, in questa situazione tutto serve, soprattutto se sviluppa la voglia di fare impresa, ma questi ragazzi hanno bisogno di politiche strutturate di lungo periodo, di investimenti seri in cultura.

A nessuno è venuto in mente di agevolare lo scambio di competenze tra imprese tradizionali e start up? Soldi ed esperienza contro curiosità e voglia di innovare? Avete mai pensato quanto questo potrebbe far bene alla nostra imprenditoria? Quante PMI periodicamente fanno un business plan? Non un semplice budget ma un documento che serva a ripensare l’impresa, un tagliando alla formula imprenditoriale magari verificando prodotti, mercati e tecnologie? Quante rivedono o costruiscono nuove alleanze?

Il nostro è ancora un Paese manifatturiero e non possiamo permetteci di abbandonare o dimenticare chi produce. È li che si tutelano o creano posti di lavoro.

Per evitare equivoci non parlo di incentivi, non parlo di strutture a sostegno, ma lasciarli liberi di fare impresa, meno burocrazia, leggi più stabili, intervenendo magari riducendo costo del lavoro e tasse, quello si.

Aiutarli non è un gesto generoso di solidarietà (che comunque non guasterebbe) ma un investimento per in chi ha sempre generato gettito per le casse dello Stato. Non aiutarli significa solo farci del male.

Noi noi ladri di
mille lire
cercando il modo
per non morire
per pagare le tasse
per far passare
la notte


Lo so, lo so. Continuiamo a ripeterci che l’evasione in questo Paese è eccessiva e che in guerra si giustifica tutto. Mi chiedo però perché trascurare le holding lussemburghesi e le operazioni spesso spericolate di alcune banche per soffocare di burocrazia i piccoli imprenditori.

Non giustifico nessuno, non voglio riproporre le solite giustificazioni sulle tasse troppo alte o sull’evasione che sola consente ad alcune micro imprese di sopravvivere.

Provo solo a ricordare che la squadra di esperti dell'Agenzia delle entrate guidati da Attilio Befera, a luglio 2012 sui 108 adempimenti a cui sono soggette nel nostre imprese (e noi commercialisti che le seguiamo) ne ha identificati circa 35 inutili e potenzialmente eliminabili.

Non pare quindi abbiano torto imprese e categorie a battersi per una semplificazione e riduzione soprattutto delle comunicazioni, troppe e spesso inutili duplicazioni con inevitabili strascichi di complicazioni di tempo, burocrazia e costi.

Evitare che l'amministrazione chieda documenti di anni precedenti già presentati risparmierebbe tempo e costi ai contribuenti senza pesare in alcun modo sul gettito. Anzi, una maggiore informatizzazione della pubblica amministrazione a detta di tutti gli esperti non potrebbe che avere effetti positivi sui controlli.

Aiutarli non è un gesto generoso di solidarietà (che comunque non guasterebbe) ma un investimento per in chi ha sempre generato gettito per le casse dello Stato. Non aiutarli significa solo farci del male.


E no che non siamo
da soli
magari siamo in
cento milioni
cento milioni
di cuori
cento milioni
di matti


Non sono da soli, non siamo da soli. Imprese e professionisti possono fare molto attraverso le associazioni di categoria, attraverso quelli che ieri si chiamavano consorzi ed oggi con mktg politico reti di impresa.

La rete stessa è uno strumento importante di creazione di contatti, di diffusione di conoscenza manageriale.

Lasciateci solo lavorare senza l’assillo di uno Stato rapace ed inconcludente. Chi produce non è mai stato coccolato in questo Paese, è dotato di anticorpi, ma non gli si può chiedere di restar soffocato da debiti fatti da altri.

Liberate il mercato da rendite di posizione, da monopoli, da oligarchie ormai decotte e chi fa impresa tornerà a sporcarsi le mani e ad investire. Non ha mai smesso ma smetterà di sentirsi solo, di pensare di esser matto.


Basta non farsi mai
prendere in giro
o almeno non farsi
portare lontano
vedi che bella la vita
basta andare
piu' piano


Sono sempre più soli ed aggrappati al loro coraggio i nostri imprenditori. 

Ascolto il rumore confuso di questa desolante campagna elettorale e tutti si son scordati di chi produce. Ogni tanto dal chiacchiericcio emerge qualche idea che subito viene sommersa da spread, debito, Europa.

Tutti che, in quella che pare una crisi adolescenziale, stanno a chiedersi cosa vuole l’Europa da noi. Nessuno che si interroga su cosa questo Paese vuole da se stesso, quali sogni, quali aspettative. 

Per crescere bisogna ripartire chiedendosi cosa è meglio per imprese, giovani e cultura.
Non è poi cosi difficile. Io ho fiducia!

mercoledì 9 settembre 2009

la forza di creare e realizzare un sogno.

Andrea Pontremoli, amministratore delegato della Dallara Automobili, ex-dirigente di Ibm, racconta la sua storia personale. Bellissima ed utile a chiunque voglia fare impresa.



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martedì 2 dicembre 2008

Il valore della coerenza: l' Imprenditore nella Stanza degli ospiti

L' Impreditore è il quinto autore che ospitiamo in questo spazio che abbiamo scelto di chiamare "la stanza degli ospiti". E' autore di un famoso Blog "Pensieri in libertà di un imprenditore" in cui racconta la sua esperienza professionale senza dimenticare sensazioni ed emozioni personali.
Ho riflettuto a lungo su quale immagine inserire qui a fianco, alla fine mi sono deciso a mettere "the boss" in una foto che credo possa essere cara al nostro imprenditore sia per l'artista che rappresenta, sia per la vena malinconica e poetica.
A fine post potete trovare maggiori informazioni, ma ora vi lascio al suo interessante intervento.
Il valore della coerenza
In generale, ma ancora di più in momenti come questi, si ha la tendenza a seguire l'onda.
Cercando di seguire i trend, il mercato, le richieste.
A volte, spesso, troppo spesso senza verificarne la coerenza con la propria strategia di fondo.
A nessuno piace dire no, magari ad un cliente importante o potenziale. E sembra di aver perso una opportunità.
Vero. Vero sul breve periodo, perché se la richiesta non è coerente con la nostra strategia di fondo abbiamo evitato un potenziale problema. Non dimentichiamo che ogni si è un precedente, e dire no la prossima volta sarà ancora più difficile. I clienti sono come i bimbi, i vizi li prendono subito.
Certo per essere coerenti occorre una strategia, ma se non la si ha (fosse anche solo per fare le vacanze) non si va da nessuna parte.
Eppure il mondo è pieno di aziende che cercano di coprire più fasce possibili di mercato: qualità e prezzo, personalizzato e di massa, nicchia e grandi produzioni, grande distribuzione e negozi.
Cose che possono essere affrontabili da grandi multinazionali con la strategia di diversificazione dei brand, non certo da una PMI (se non tra enormi difficoltà).
Allora non è meglio scegliere quale è e vuole essere la propria specialità?
Non mi permette di concentrarsi meglio sugli obiettivi?
E poi sempre guidati dalla coerenza: non posso dire “metto al centro le persone” e poi avere un’azienda nota per non essere corretta con i collaboratori. Parlare di etica e responsabilità e non pagare i fornitori. Mettere al centro il cliente (che a parole tutti fanno) e poi appena venduto abbandonarlo a se stesso. Dire che offro eccellente servizio e risponde al decimo squillo una persona che non mi sa dare risposte. Che sono un’azienda moderna e tecnologica e non rispondere alle email (o chiedere di mandare un fax). Che sono veloce e far fare il giro telefonico di diverse persone per una richiesta.
Certo, a volte la coerenza sembra frustrante, dà risultati sul medio periodo, è una strada impervia e difficile.
Ma pensate all’impressione che vi fanno, a volte, i piccoli segnali di incoerenza da parte di clienti o fornitori. Non si accende una lucina? E perché non deve valere per voi?
Allora scegliere una strada e percorrerla, cercando di capire se è quella giusta. Certo spesso andranno fatte delle variazioni, piccole deviazioni e cambiamenti ma la strategia di fondo va seguita con coerenza.
Cercate di capire e sfruttare i punti di forza di abilità, attitudine e morali vostri e dei vostri collaboratori, su quelli andrà costruita la vostra strategia.
Più la mission è coerente con la mission che avete dentro di voi minore sarà lo sforzo per essere coerenti.
L'Imprenditore:
Piccolo imprenditore metalmeccanico, con circa 60 persone, export globale all’85% producendo beni di consumo durevoli.
Scrive i suoi pensieri sul blog: Pensieri in libertà di un imprenditore

giovedì 30 ottobre 2008

10 comandamenti per fallire

Questo è un libro che non ho letto, ma che mi ha incuriosito nel titolo. Se qualcuno ha avuto occasione di leggerlo potrebbe postare nei commenti una breve recensione. Temo che l'interesse si esaurisca nei punti riportati sotto, ma non si sa mai..;-)

A fianco la copertina del libro scritto da Donald R. Keough – ex presidente di Coca-Cola e ora banchiere d’investimenti – uno dei più famosi manager della storia, amico dei grandi uomini di business, da Warren Buffett a Bill Gates, da Jack Welch a Rupert Murdoch a Peter Drucker.

Questi sono i consigli giusti per fallire:
  1. Smettete di assumervi dei rischi
  2. Siate inflessibili
  3. Isolatevi
  4. Convincetevi di essere infallibili
  5. Giocate al limite del regolamento
  6. Non perdete tempo a riflettere
  7. Riponete tutta la fiducia in esperti e consulenti esterni
  8. Amate la burocrazia
  9. Inviate messaggi incoerenti
  10. Abbiate paura del futuro
  11. Perdete la passione per il lavoro e per la vita.

In neretto quelli che per me sono gli errori più gravi... ;-)

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mercoledì 30 gennaio 2008

Nuove imprese: agevolazioni e finanziamenti

Oggi è più facile fare impresa a Milano. Sotto alcuni bandi di sicuro interesse per chi ha appena iniziato o ha intenzione di iniziare una nuova attività imprenditoriale.

Contributi a fondo perduto per le neo-imprese della Provincia di Milano e della Provincia di Monza e Brianza
Sono previsti contributi a fondo perduto fino a 35.000,00 per nuove attività imprenditoriali nella Provincia di Milano e nella Provincia di Monza e Brianza
I settori interessati dal contributo sono: editoria, artigrafiche, moda, pubblicità, studi di architettura ed ingegneria, studi fotografici, registrazioni sonore, giochi, lavorazioni artistiche, creazioni ed interpretazioni artistiche, altre attività a forte contenuto innovativo e creativo. I contributi vanno a parziale copertura delle spese sostenute per la realizzazione di idee imprenditoriali e progetti di impresa innovativi. Le voci di spesa agevolabili sono: spese di costituzione, adeguamenti tecnici ed impiantistici della sede, attrezzature hardware e software, consulenze specialistiche, costo del personale dedicato al progetto, attività di marketing.


Contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati per le imprese localizzate in alcuni quartieri della città di Milano.
Sono previste agevolazioni fino a 100.000,00 per piccole imprese che andranno a localizzarsi o che sono già localizzate nei seguenti quartieri della città di Milano: Adriano, Baggio, Barona, Bovisa, Bruzzano-Comasina, Gagnola-Villapizzone, Calvairate, Corvetto, Crescenzago, Giambellino-Lorenteggio, Gratosoglio, Greco, Lambrate-Ortica, Niguarda-Cà Granda, Olmi-Muggiano, Ponte Lambro, Quarto Oggiaro, Quinto Romano, San Siro, Spaventa, Stadera, Taliedo-Morsenchio, Vialba-Certosa, Vigentino-Chiaravalle-Quinto Sole.
Alcune voci di spesa agevolabili sono: studi di fattibilità, direzione lavori, consulenza, opere edili, impianti, macchinari e attrezzature, investimenti per la sicurezza, arredi, sistemi di sicurezza, infrastrutture di rete, realizzazione di siti internet, brevetti, sistemi di riduzione dell’impatto ambientale. Per le imprese che devono ancora costituirsi è previsto anche un contributo per una parte delle spese di gestione che si andranno a sostenere nei primi due anni di attività (affitto locali della sede, utenze, assicurazioni, manutenzioni, scorte).


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