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martedì 1 maggio 2012

Commercialista low cost? forse....

In questi giorno sto studiando una ricerca dell'Università Bocconi su esempi eccellenti di sanità low cost che trovo estremamente interessante. Questi centri hanno come obiettivo offrire servizi di qualità ad un prezzo di circa il 30% inferiore alla media dei prezzi per prestazioni di qualità medio alta.

Attenzione quindi, lo sconto non sul prezzo medio ma sul prezzo medio per prestazioni di qualità medio alta (non è poca cosa).

Interessante che l'accento di tutta la comunicazione si basi sull'alta qualità delle prestazioni e professionalità dei collaboratori più che sul prezzo basso. 

Alcune strutture dichiarano addirittura di essere spaventate del crescere di offerte low cost che tendono ad associare bassi prezzi a basso livello qualitativo.

In sostanza l'obiettivo di queste strutture è ridefinire il business model, tagliare i costi sugli acquisti, ottimizzare le procedure e tutte quelle attività di supporto (organizzazione, formazione, segreteria, marketing) per riuscire ad offrire un servizio percepito come elevato e di qualità.

Ikea potrebbe essere forse un esempio di low cost non associato a prodotto povero o di bassa qualità.

Mi hanno colpito alcune cose in particolare:
  • grado di soddisfazione dei pazienti elevato e costantemente monitorato;
  • grado di soddisfazione dei professionisti costantemente monitorato (queste strutture riducono in parte i compensi di mercato offrendo in cambio retribuzioni costanti, organizzazione e garanzia della qualità della prestazione - in qualche modo sono quindi costrette a fornire servizi di qualità per non perdere i collaboratori che accettano una retribuzione non solo monetaria ma legata all'apprendimento ed al crescere con la struttura);
  • molti pazienti appartengono a classi sociali medio alte e alta scolarizzazione (quindi si presume attenti alla qualità, quanto meno alla qualità percepita).
 Non è un caso che contro queste strutture nessun ordine si sia mai sognato di aprire procedimenti disciplinari (pratica che resta comunque alquanto discutibile).

Qualcuno forse  criticherà dicendo che questo non è low cost puro, del resto però neanche la professione è esattamente attività di impresa e questo sistema consente di salvaguardarne le peculiarità.

Molti spunti di riflessione per qualunque attività di servizi comunque.

Nei prossimi post proverò a sintetizzare e a formalizzare qualche idea...

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giovedì 26 aprile 2012

Non chiamatele start up

Le ultime novità normative (già in essere o che lo saranno a breve) portano con se  una forte penalizzazione delle partite iva e del reddito professionale che probabilmente costringerà molti a scegliere la forma societaria per proseguire la propria attività:

- Aumento delle aliquote contributive della Gestione Separata INPS.

- l'articolo 12 della delega sulla riforma fiscale che si propone di assimilare fiscalmente l'attività professionale a quella d'impresa, con l'applicazione di un'unica imposta"imprenditoriale" su un reddito che potrebbe anche essere determinato con il criterio di competenza e non più con quello di cassa (quindi tassato anche in caso di mancato incasso).

- le norme per contrastare le false partite IVA contenute nel DDL sulla Riforma del diritto del lavoro che nei fatti rischiano di creare non pochi problemi a quei lavoratori autonomi (penso soprattutto ai settori della consulenza e dell’informatica), che tali sono e tali vogliono continuare ad essere.

La presunzione di subordinazione prevista dall'articolo 9 del Ddl fa scattare l'obbligo di assunzione quando si verificano due su tre delle seguenti fattispecie:
  • una percentuale del 75% del reddito complessivo percepito dallo stesso datore di lavoro (anche nel caso in cui le fatture siano emesse a soggetti diversi ma riconducibili alla stessa attività imprenditoriale);
  • oltre sei mesi di durata del rapporto di lavoro
  • l'utilizzo di postazioni di lavoro in una sede del committente.
Inapplicabilità della norma per le partite Iva che si siano certificate volontariamente presso le Camere di Commercio, ovvero nel caso in cui il lavoratore autonomo percepisca un compenso minimo.

Pare sia inoltre allo studio una franchigia del 6% sul totale dell'organico di un'azienda per le assunzioni con contratti a termine senza causale per 36 mesi ( Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/EiP2m). Inutile sottolineare come questa franchigia vada a tutelare solo le grandi imprese escludendo di fatto la gran parte delle PMI. Franchigia che pare inoltre non avere molto senso (es. puoi esser fuori legge ma poco )

Nel dubbio molti probabilmente preferiranno costituire una società, magari sfruttando l’occasione delle SSRL società semplificate a responsabilità limitata. In tal caso però, vi prego, non chiamatele start up, evitiamo i titoloni sui giornali trasudanti ottimismo per la crescita impetuosa di nuove società. Non è crescita, solo burocrazia.

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martedì 3 maggio 2011

Start up, innovazione e la paura dell'inglese.

Lo confesso, quando nel mio lavoro sento troppo spesso parlare gli italiani usando parole in inglese ho paura.

Business plan: i numeri devono tornare esattamente come quando si fa un bilancio previsionale o un piano di impresa. Capisco che l'ottimismo fa molto americano, ma non è una giustificazione per fantasticare sul fatturato.

Start up: ogni impresa è un atto di eroismo, ma è importante capire la differenza tra lavoro personale e impresa. Per costituire una società di capitali servono i capitali. Può sembrar triste ma è cosi.

Innovazione: ogni impresa fa innovazione, spesso le imprese metalmeccaniche sono più innovative di chi fa web design. temo sia ormai il caso di rassegnarsi, internet ieri era il futuro, oggi è quotidianità. Il che del resto non è poi cosi male se si pensa all'allargarsi del mercato potenziale.

Agevolazioni: quello che un imprenditore serio dovrebbe aspettarsi è un sistema legislativo che tuteli il suo fare impresa, non incentivi personalizzati. Ridurre adempimenti e burocrazia è il miglior incentivo possibile.

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giovedì 9 dicembre 2010

Aprire partita IVA con il REGIME DEI MINIMI

Guida al Regime dei Contribuenti Minimi

Viste le continue richieste ripropongo qualche breve considerazione sul regime dei contribuenti minimi e la relativa guida al regime dei contribuenti minimi, liberamente scaricabile.

La guida contiene informazioni pratiche e sintetiche sul regime fiscale dei contribuenti minimi per i piccoli imprenditori e professionisti.

Alcune osservazioni
Il regime dei contribuenti minimi è decisamente consigliato per:
  • le piccole partite iva, professionisti ed imprese, che operano nel settore dei servizi ed hanno pochi costi da scaricare e non risultano quindi danneggiati dalla indetraibilità dell'IVA. I vantaggi aumentano all'avvicinarsi alla soglia limite dei ricavi 30.000 euro. Da valutare l'utilità del regime caso per caso con il proprio commercialista al diminuire dei ricavi complessivi.
  • chi ha come clienti i privati (non viene effettuata ritenuta)
  • chi ha altri redditi che può evitare il cumulo ( es. lavoratore dipendente che decide di aprire partita iva).
Non sempre però le agevolazioni sono così convenienti.
  • é vero che questi soggetti non pagheranno irap, ma è anche vero che non avendo un'organizzazione autonoma non l'avrebbero probabilmente pagata comunque.
  • Inoltre da una prima analisi resta l'obbligo di ritenuta, costringendo quindi ad un perenne credito di imposta (fatta eccezione per quei soggetti che hanno come clienti principalmente privati). Strano che non si sia uniformata la normativa a quella sulle nuove attività produttive.

Breve sintesi normativa


Condizioni d'accesso
Il regime dei contribuenti minimi è riservato alle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato che svolgono attività d'impresa, arte o professione, e che nell'anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi in misura non superiore a 30mila euro.

Limite all'acquisto di beni strumentali
il soggetto che opta per il regime semplificato non deve aver effettuato cessioni all'esportazione e non deve aver sostenuto spese per lavoro dipendente o per collaboratori. Inoltre, non deve aver erogato somme in forma di utili di partecipazione agli associati né aver acquistato, anche mediante contratti d'appalto e di locazione, nei tre anni precedenti a quello di entrata nel regime, beni strumentali di valore complessivo superiore a 15mila euro.

Applicazione del regime: 1° gennaio 2008
I soggetti che possiedono questi requisiti e gli operatori che già applicano nel 2007 il regime della franchigia possono, già dal 1° gennaio 2008, iniziare a operare automaticamente da contribuenti minimi. I contribuenti che iniziano un'attività, devono comunicarlo nella dichiarazione di inizio attività da presentare con modalità ed entro i termini previsti.

Il nuovo regime fiscale: esoneri, semplificazioni e niente studi di settore!
L'adesione al regime dei contribuenti minimi comporta l'esonero dagli obblighi di liquidazione e versamento dell'Iva e da tutti gli altri obblighi previsti: registrazione delle fatture emesse, registrazione dei corrispettivi, registrazione degli acquisti, tenuta e conservazione dei registri e documenti (con l'eccezione delle fatture di acquisto e le bollette doganali d'importazione), dichiarazione e comunicazione annuale e, per concludere, compilazione e invio degli elenchi clienti e fornitori. Anche ai fini delle imposte sui redditi, i contribuenti minimi sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili. E, non essendo soggetti né agli studi di settore né ai parametri, sono inoltre esonerati dalla compilazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore.

Esenzione IRAP
L'adesione al regime dei contribuenti minimi comporta anche l'uscita dalla platea dei soggetti sottoposti al calcolo e al versamento dell'imposta sulle attività produttive.

Principio di cassa
L'imputazione delle spese, dei ricavi e dei compensi al periodo d'imposta deve essere effettuata sulla base del cosiddetto "principio di cassa". Il principio, generalmente valido per i redditi di lavoro autonomo, trova quindi applicazione anche nella determinazione del reddito d'impresa prodotto dai contribuenti minimi.

Ovviamente il consigli è di valutare vantaggi e svantaggi con il proprio professionista di fiducia

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In particolare evidenzia i vantaggi e le agevolazioni del nuovo e semplificato regime, nonché i requisiti per accedervi.

mercoledì 9 settembre 2009

la forza di creare e realizzare un sogno.

Andrea Pontremoli, amministratore delegato della Dallara Automobili, ex-dirigente di Ibm, racconta la sua storia personale. Bellissima ed utile a chiunque voglia fare impresa.



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mercoledì 16 gennaio 2008

Agevolazioni: nuove imprese creative e innovative a Milano

A chi si rivolge:
Aspiranti imprenditori e Micro, Piccole e Medie Imprese di recente creazione (non anteriore al 1/1/2007) della provincia di Milano o di Monza e Brianza

Settori di interesse:

Ricerca e Sviluppo, Risparmio Energetico, Editoria, Radio e TV, Cinema, Musica, Spettacolo, Design e Architettura, Pubblicità, Moda, Arte, Giochi e Videogames

Le agevolazioni:

Il bando prevede contributi in conto capitale fino ad un massimo di 35.000,00 Euro destinati a coprire il 60% delle spese riconosciute ammissibili

I tempi:

Le domande possono essere inoltrate dal 15 febbraio al 15 aprile 2008

Per informazioni: Consulenza nuove imprese Milano
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