martedì 5 marzo 2013

Difendere noi stessi difendendo le imprese, ovvero il futuro della professione di commercialista.

Molte cose stanno cambiando nella professione e non sempre (?) il CNDCEC si è dimostrato capace di gestirle.

Società professionali, nuovo praticantato, riforma delle associazioni professionali, infinita e caotica produzione normativa sono solo alcune delle novità che stanno interessando la professione di oggi e sicuramente quella di domani.

Non siamo riusciti ancora a fare rete, a gestire in maniera ordinata e coerente la nostra presenza istituzionale. La colpa è di tutti noi sia chiaro, evitiamo di nasconderci dietro falsi alibi.

Eppure il lavoro di molti colleghi è degno di nota, la produzione di dottrina è notevole, lo sforzo formativo almeno su Milano certamente apprezzabile, ma in tutto questo qualcosa manca.

Non riusciamo a sentirci categoria, non riusciamo a sentirci parte di qualcosa di organizzato e propositivo.

Abbiamo un forte difetto di comunicazione e di strategia.

C'è molto da fare, molto da costruire sia nel creare consenso e spirito di appartenenza (molti colleghi non conoscono le mille iniziative a loro disposizione) sia nel creare percorsi di avvicinamento al mondo ordinistico o associativo.

Bisogna provare a comunicare non solo tra noi (dialogando, creando occasioni per far nascere nuove idee, per ampliare la partecipazione) ma con le altre professioni ed istituzioni (università, enti locali, confindustria, ade, ecc..).

Soprattutto bisogna ricordare che l'unico modo di difendere noi stessi è difendere le imprese ed i contribuenti. Il resto rischierebbe di diventare difesa di interessi corporativi ed è un discorso decisamente poco interessante.

Credo che le basi per partire con un percorso nuovo fatto di valorizzazione di quanto (ed è molto) fino ad oggi è stato fatto e di apertura a nuovi stimoli ci siano tutte.

Non ci resta che definire obiettivi e strumenti.

Post forse un pò criptico per i non addetti ai lavori, ma la sfida è trovare il coraggio di abbandonare quei (pochi, davvero pochi) privilegi e chiedere riforme capaci di far tornare questo Paese attrattivo per le imprese.

Il resto son chiacchiere e facili piagnistei corporativi.

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