lunedì 1 giugno 2009

..e il presidente chiese permesso al RE

Non capirò mai perchè in questo paese le feste nazionali sono scelte sempre tra le date che dividono e mai tra quelle che uniscono. Non tornerò certo io a parlare su questo blog del referendum del 1946, dei brogli, veri o presunti che fossero.
Ricordo solo che in questa Italia così controversa Enrico De Nicola, prima di accettare l'incarico di primo presidente della repubblica italiana, essendo monarchico si recò da Sua Maestà Umberto II per chiedere l'autorizzazione ed accettare l'incarico. Che altro aggiungere?
Ho trovato per caso questa poesia che mi è subito piaciuta molto. non parla di politica, ma di un affronto fatto ad una persona. e a volte mi chiedo, quanti tra noi al suo posto avrebbero avuto il coraggio di non consentire al figlio la successione al trono ritenendolo non adeguato, come lui fece?
A Umberto

A Te lo devo scrive:
nun te posso invita'
e nun te posso di'
mettete a sede qua
e nun te posso manco domanda'
perché sei stato condannato a vive
lontano da la terra indo' sei nato
senza speranza de pote' torna'.

Quant'anni so'? Me pare tretntatre',
e un sacco d'esiliati
so' rientrati in Italia, meno Te.

Così diciamo sta rimpatriata
anche si nun cià gnente de reale
ne un motivo de data
né un compleanno, né un anniversario,
famola talequale!

Sarà sortanto un pranzo immaginario
tra un popolano, sempre popolano,
e un Re che poveraccio è ancora Re.

Ieri Sua Santità,
tra un coro di campane e sbattimani
ha parlato de fede, de bontà, de libertà, de pace.
Ma si un cristiano nun se po' magna'
un pezzetto de pane
dove je pare e piace
mejo che a parlà de Libertà
se sonino più piano le campane.

Aldo Fabrizi, da "Nonna minestra"
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