lunedì 30 agosto 2010

Filippo Berto, il passaggio generazionale e la trappola consolatoria

Questo è un post che mi porto dietro da un pò, che avrei dovuto scrivere prima dell'estate, ma che ho dovuto rimandare a causa dei troppi impegni.


A luglio, invitato da Mario Gastaldi e da Filippo Berto, ho partecipato all'interessante convegno di Confartigianato "Progetto Networking".


La mia partecipazione è stata molto discreta, mi interessava più ascoltare che parlare, apparire... e per questo sono stato anche sgridato da Filippo.


Ogni impresa rappresenta una storia che merita di essere ascoltata. Ho imparato moltissimo.


E' davvero straordinario il percorso che i Giovani di Confartigianato guidati da Filippo ed assistiti da Mario hanno deciso di intraprendere. Quindi complimenti a tutti e consiglio alle PMI lombarde di tenere d'occhio le prossime iniziative dei Giovani imprenditori di Confartigianato Milano, Monza e Brianza. Vale la pena partecipare.


Dopo gli elogi però mi preme evidenziare alcune osservazioni colte in platea (o meglio un pò sollecitate da me):
  • sicuramente le personalità più dinamiche erano rappresentate dal gruppo giovani (entusiasmo e voglia di collaborare alle stelle) o da imprenditori e professionisti invitati da Filippo, nuovi innesti rispetto alla platea media di Confartigianato. Ottime entrambe le cose, la contaminazione è sempre virtuosa.
  • Da alcuni imprenditori più anziani Filippo è visto come un marziano, bravissimo ed esempio comunque inarrivabile per i propri figli.
Quest'ultima cosa è invece sbagliata: Filippo è un amico, un'ottima persona ed un imprenditore eccezionale, ma non viene da un altro mondo. Lui stesso raccontando la sua avventura imprenditoriale ricorda sempre quanto deve a chi ha fondato l'azienda.


"Nel 2000 la mia azienda si trovava ad un bivio, la produzione artigianale e il know-how di 30 anni non erano sufficienti, vista la nostra micro dimensione, ad affrontare le catene in franchising o i grandi del design.

Internet poteva quindi essere il punto di partenza per far conoscere le nostre produzioni fatte a mano e su misura ad un pubblico molto vasto.

Mi sono appassionato molto e non ho mai mollato.

L’idea è nata da mio padre undici anni fa.

Pensava fosse una cosa da fare, se ne parlava molto, e io all’inizio non ero tanto d’accordo (un passaggio generazionale invertito?).
Poi però realizzando il primo sito e vedendo dal contatore alcune timide visite, intuii che questo mezzo poteva farci conoscere. "


Il rischio è di cadere in una trappola consolatoria, senza capire che i successi di Filippo vengono dalle sue capacità ma anche da papà e mamma Berto.


I suoi genitori hanno creduto ed investito nelle "follie" di Filippo che con budget limitati ed umiltà ha iniziato a sperimentare su internet, lavorare sul marchio, sull'immagine e sulla comunicazione di Berto Salotti.


Senza quell'atto di fiducia di papà e mamma Berto probabilmente tutto sarebbe stato più difficile.


A volte mi chiedo perchè per un genitore sia più facile comprare al figlio un BMW da 40.000 euro piuttosto che consentirgli di perdere 10.000 euro in azienda, provando un nuovo progetto...


Non solo Filippo può essere di esempio per molti altri ragazzi, ma lui stesso continua a mettere a disposizione di altri imprenditori la sua esperienza. Potete leggere la sua storia su diversi libri, tiene convegni in università e potete incontrarlo ai convegni del Gruppo giovani imprenditori di confartigianato che presiede.


I giovani devo essere liberi si provare, rischiare, eventualmente anche sbagliare. Se si è studiato, se si è preparato con attenzione il progetto, anche dagli errori si può imparare moltissimo.


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13 commenti:

Filippo Berto ha detto...

Caro Andrea, grazie grazie e ancora grazie per le tue considerazioni positive nei miei confronti e soprattutto sul lavoro portato avanti dai Giovani Imprenditori di Confartigianato. Sei una persona che stimo moltissimo e mi ha fatto molto piacere leggere il tuo post.

Una cosa che ho osservato in questi anni formidabili di relazioni in associazione è il fatto che alcuni colleghi si determinano da soli il prprio futuro, spesso limitandosi con convizioni depotenzianti sul proporio passato o sulle proprie condizioni.

E' vero, il mio ambiente è stato favorevole e più fortunato di altri perchè mi è stata data fiducia, ma una cosa che forse non ho detto è che non è stato facile ottenerla, soprattutto all'inizio.

Ho dovuto lottare duramente in famiglia per affermare le mie idee, e forse questa mia determinazione ha convinto mio padre e mio zio a lasciarmi provare, magari anche sbagliando, per tentare di realizzare un progetto innovativo.

E' molto importante e sono davvero convinto che dobbiamo provarci tutti fino in fondo. E' il nostro futuro.

www.cromobox.com ha detto...

Ciao Andrea,
un piacere leggerTi dopo averTi conosciuto di persona all'evento Networking di monza.

Concordo con te al 100% sull'affermazione " A volte mi chiedo perchè per un genitore sia più facile comprare al figlio un BMW da 40.000 euro piuttosto che consentirgli di perdere 10.000 euro in azienda, provando un nuovo progetto..."

Io nel mio piccolo ho la fortuna di avere un padre ( e una famiglia tutta ovviamente ) che mi insegna moltissimo ogni giorno e mi concede tutta la libertà di testare e provare a realizzare qualcosa di nuovo per la mia azienda, e come ben sai ci siamo anche riusciti con Cromobox.

A presto
roberto

Unknown ha detto...

@Filippo: e lottare per imporre le proprie idee non è forse un insegnamento prezioso? Ovvio che nulla deve essere regalato, ed hai perfettamente ragione, troppo spesso i giovani si auto convincono di non essere in grado di portare avanti progetti interessanti. state lavorando molto bene su questo ;-)

Unknown ha detto...

@Roberto: complimenti, stai facendo un buon lavoro... sarebbe interessante leggere la tua storia di passaggio generazionale.. sarebbe bello se la commissino giovani raccogliesse esempi ed interviste su questo ;-)

www.cromobox.com ha detto...

@Andrea,
sai che mi piacerebbe raccontarlo ?
E trovo che l'idea di una simile sezione sul blog dei giovani, potrebbe aiutare molti a mio parere.

Unknown ha detto...

@Roberto e perchè no un mini ebook, raccontando alcune storie accompagnate da una parte introduttiva... magari oltre ad essere più completo sarebbe più facile da scaricare e stampare per farlo leggere in famiglia.
ci sto giusto scrivendo un post ;-)

www.cromobox.com ha detto...

Sei una fucina di idee !
un e-book sarebbe bello, tra l'altro ne pubblicherà uno a breve mia moglie su mio suggerimento :-)

Matteo ha detto...

Bello e interessante il tuo articolo, mi ricorda quello che sento dire spesso (e che ho provato anche sulla mia pelle) riguardo a quanta frustrazione possa provare chi "subisce" il passaggio generazionale.
Mi piace l'idea di essere in contatto con te.

Unknown ha detto...

@ roberto: se è attinente alla tua storia aspetto di leggerlo..

Mario Gastaldi ha detto...

A proposito di questa interessante questione del regalare la BMW piuttosto che (lasciar) tentare un progetto innovativo al proprio figlio, voglio spezzare una lancia a favore dei vecchi, (detto in modo molto affettuoso), per dire che questo fenomeno si presenta anche tra i giovani …

Tentare un nuovo progetto per un'azienda/Imprenditore è intrinsecamente difficile.
Tutti vogliamo continuare a fare le stesse cose, che ci rassicurano, che lasciano a nostro agio, nella comodità della routine.
Questo vale per tutti noi, di qualunque generazione … per cui la ritrosia di un padre di fronte a nuovi progetti è la medesima anche quando è lui stesso che pensa a qualche nuova iniziativa. Forse.

Il cambiamento spesso non è rassicurante, richiede energia, curiosità, apertura, voglia di pensare … anche quando la proposta viene dal proprio figlio o figlia.

Alla fine è più semplice regalare la BMW, una cosa molto più rassicurante in molti aspetti …

Ed il cambiamento infatti è difficile anche per i trentenni. Molti di loro vi assicuro avrebbero lo stesso timore di qualunque padre a intraprendere nuove iniziative e preferiscono la comodità, anche loro …

Aggiungendo un'ultima cosa, spesso nelle due generazioni i più "giovani" sono i padri …

Filippo berto ha detto...

E' vero Mario, il cambiamento fa paura anche per i junior.
Per cui se volgiamo far cambaire l'azienda dei nostri genitori o almeno contribuire al suo cambiamento è necessario mettere in moto strategie efficaci.
Sarebbe bello far parlare i nostri colleghi e ascoltare quali sono state le loro strategie vincenti.
Andrea, lancia un workshop! ;)

Luca Baiguini ha detto...

Discussione bella e costruttiva!
Mi piace molto l'idea di pubblicare un e-book con storie di passaggi generazionali.
Avete parlato di convinzioni limitanti. Ebbene, per comunicare alle persone a livello di convinzioni, il modo più adatto è proprio quello di mostrare dei casi in cui le persone possano riconoscersi, in modo da capire che il cambiamento è possibile. Non solo, ma che anche loro potrebbero esserne capaci!

Unknown ha detto...

sarebbe molto interessante averti tra noi luca, se ti va di contribuire ovviamente

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