Leggo un pò annoiato la grande riforma delle
professioni che si sta costruendo di manovra in manovra.Questione di metodo: credo di meritare come professionista e come cittadino una riforma organica della mia professione. in questi mesi si sono susseguite norme una in contrasto con l'altra, infiniti rimandi a regolamenti che non si capisce quando arriveranno, norme scritte male perchè fatte di notte in fretta e furia per sfuggire alla lobby degli Ordini e a quanto si dice anche norme scritte male in accordo con gli Ordini per riformare agli occhi dell'opinione pubblica ma lasciare tutto come sta per vizi normativi.
Proviamo ad analizzare quanto previsto dalla bozza Monti:
1.
Abrogazione tout
court delle tariffe:
attualmente
le tariffe sono liberamente derogabili dalle parti. Resistevano solo in caso di
mancata pattuizione e nei confronti del tribunale per incarichi ad esso
affidati. Non ho mai difeso le tariffe professionali e di certo non mi metto a
farlo ora. Mi chiedo però come saranno gestiti gli incarichi presso i
tribunali: bando di gara? A discrezione del giudice a fine incarico? Non potendo
quindi conoscere il compenso se non dopo anni e sicuramente dopo l’accettazione?
Boh. Il nostro Studio da sempre opera quasi esclusivamente su contratti
derogando alle tariffe. Il cliente è ovviamente sempre libero di scegliere un
mio concorrente, sia esso commercialista o non iscritto.
2.
Obbligo deontologico di rilasciare alla clientela un preventivo scritto: al di là di come è scritto l’articolo 8 (che da solo
meriterebbe un approfondimento sulla qualità del legislatore) io che già oggi
lavoro praticamente quasi solo con contratto scritto vorrei essere libero di
agire senza uno stato che continui ad intromettersi. Siamo alle comiche. Io lavoro
quasi esclusivamente con società, interlocutori assolutamente capaci di
tutelarsi e tutelati spesso dai migliori studi legali. E ci preoccupiamo (unico
caso credo) che il mio contratto sia scorretto? Lo capirei se ciò dovesse
avvenire nei confronti delle persone fisiche (clausole vessatorie ecc..). Ma
tra il commercialista e la FIAT siamo sicuri che sia la FIAT la parte debole? Detto
questo il mio è un appunto solo di civiltà giuridica e di rispetto. Il nostro Studio da sempre opera quasi esclusivamente
su contratti. Il cliente è ovviamente sempre libero di scegliere un mio
concorrente, sia esso commercialista o non iscritto.
3.
Obbligo di contrarre apposita assicurazione
professionale: qui lo scandalo è che
l’obbligo non ci fosse già prima. Il
nostro Studio è da sempre assicurato come lo sono i professionisti del nostro
network.
4. Espletamento
del tirocinio (già dimezzato nei tempi)
già nel corso degli ultimi due anni di università (come già oggi avviane almeno a Milano): su questo invece non sono d’accordo. La laurea in sè
non prepara alla professione, la laurea triennale poi non serve a quasi nulla
nel nostro mondo. Il tirocinio va retribuito, affiancato come già oggi in molte
città avviene da un post laurea che probabilmente andrebbe potenziato. Ricordo
inoltre che gran parte dell’attività professionale è libera. Le riserve operano
solo nel contenzioso tributario, negli incarichi per il tribunale, fallimentare,
colleci sindacali, perizie ecc.. Tutte attività complesse e rischiose. Per
giunta il tirocinio per diventare revisore resta con norma europea di tre anni.
Quindi i ragazzi saranno costretti a sostenere due esami ed ottenere prima l’abilitazione
al titolo più prestigioso. Il nostro
Studio da sempre retribuisce i praticanti e sostiene le spese di iscrizione al post
laurea biennale in cui tra le altre cose sono docente.
Ora
io mi chiedo quale rivoluzione abbiamo fatto? Decisamente blanda e soprattutto
scritta male e peggio coordinata.
Vogliamo
poi affrontare il tema delle società
professionali? Ottimo, la aspettiamo tutti da tempo, ma che amministrazione
e maggioranza restino al professionista. Si presterebbero a troppi abusi
altrimenti. Soprattutto vorrei qualche rassicurazione che tra i soci non
possano un domani sedersi le banche. Passeremmo dal libero mercato all’oligopolio
(ovviamente il settore bancario non viene liberalizzato).
Riforma del collegio
sindacale: la riforma è necessaria, assolutamente, ma le norme van scritte
bene. Non si possono passare mesi in attesa di una interpretazione autentica. E’
una questione di rispetto.
Liberalizzare
ha nella radice la parola libertà, libertà di esercitare una professione,
libertà dei terzi di esser tutelati (le riserve del nostro albo solo a questo
tendono, l’attività ordinaria è libera da tempo), ma anche libertà da una
burocrazia asfissiante, da mille lacciuoli, da uno Stato che ti impedisce di
emettere parcelle perché non si capisce quale rivalsa applicare, da uno Stato
che vive di proroghe perché non riesce a mantenere gli impegni, da software che
non funzionano, da un sempre più preoccupante uso e abuso dei comunicati stampa
come fossero decreti, dal costante tentativo di invertire l’onere della prova.
Liberalizzare
vuol dire anche liberare! Ricordiamocelo!
2 commenti:
Una piccola inesattezza: non è stato ancora previsto l'obbligo di una copertura assicurativa ma, qualora la si abbia, occorre dettagliarne gli aspetti nel preventivo.
Mi complimento anche io per l'italiano: scopriremo mai se il preventivo è un obbligo deontologico oppure è un illecito disciplinare?
La vorrei anche io una riforma sana, globale e realistica ma temo che resterà solo una fantasia.
Buona giornata, collega.
Grazie per la correzione. L'obbligo in realtà esiste ma deriva dalla riforma di ferragosto e non da questa di Monti, come giustamente osservi, che prevede solo il dettaglio in preventivo.
Speriamo che riescano a fare qualcosa di più organico
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