venerdì 13 gennaio 2012

Professioni: liberalizzare vuol dire anche liberare!

Leggo un pò annoiato la grande riforma delle professioni che si sta costruendo di manovra in manovra.

Questione di metodo: credo di meritare come professionista e come cittadino una riforma organica della mia professione. in questi mesi si sono susseguite norme una in contrasto con l'altra, infiniti rimandi a regolamenti che non si capisce quando arriveranno, norme scritte male perchè fatte di notte in fretta e furia per sfuggire alla lobby degli Ordini e a quanto si dice anche norme scritte male in accordo con gli Ordini per riformare agli occhi dell'opinione pubblica ma lasciare tutto come sta per vizi normativi.

Proviamo ad analizzare quanto previsto dalla bozza Monti:

1.      Abrogazione tout court delle tariffe: attualmente le tariffe sono liberamente derogabili dalle parti. Resistevano solo in caso di mancata pattuizione e nei confronti del tribunale per incarichi ad esso affidati. Non ho mai difeso le tariffe professionali e di certo non mi metto a farlo ora. Mi chiedo però come saranno gestiti gli incarichi presso i tribunali: bando di gara? A discrezione del giudice a fine incarico? Non potendo quindi conoscere il compenso se non dopo anni e sicuramente dopo l’accettazione? Boh. Il nostro Studio da sempre opera quasi esclusivamente su contratti derogando alle tariffe. Il cliente è ovviamente sempre libero di scegliere un mio concorrente, sia esso commercialista o non iscritto.

2.      Obbligo deontologico di rilasciare alla clientela un preventivo scritto: al di là di come è scritto l’articolo 8 (che da solo meriterebbe un approfondimento sulla qualità del legislatore) io che già oggi lavoro praticamente quasi solo con contratto scritto vorrei essere libero di agire senza uno stato che continui ad intromettersi. Siamo alle comiche. Io lavoro quasi esclusivamente con società, interlocutori assolutamente capaci di tutelarsi e tutelati spesso dai migliori studi legali. E ci preoccupiamo (unico caso credo) che il mio contratto sia scorretto? Lo capirei se ciò dovesse avvenire nei confronti delle persone fisiche (clausole vessatorie ecc..). Ma tra il commercialista e la FIAT siamo sicuri che sia la FIAT la parte debole? Detto questo il mio è un appunto solo di civiltà giuridica e di rispetto. Il nostro Studio da sempre opera quasi esclusivamente su contratti. Il cliente è ovviamente sempre libero di scegliere un mio concorrente, sia esso commercialista o non iscritto.

3.      Obbligo di contrarre apposita assicurazione professionale: qui lo scandalo è che l’obbligo non ci fosse già prima. Il nostro Studio è da sempre assicurato come lo sono i professionisti del nostro network.

4.      Espletamento del tirocinio (già dimezzato nei tempi) già nel corso degli ultimi due anni di università (come già oggi avviane almeno a Milano): su questo invece non sono d’accordo. La laurea in sè non prepara alla professione, la laurea triennale poi non serve a quasi nulla nel nostro mondo. Il tirocinio va retribuito, affiancato come già oggi in molte città avviene da un post laurea che probabilmente andrebbe potenziato. Ricordo inoltre che gran parte dell’attività professionale è libera. Le riserve operano solo nel contenzioso tributario, negli incarichi per il tribunale, fallimentare, colleci sindacali, perizie ecc.. Tutte attività complesse e rischiose. Per giunta il tirocinio per diventare revisore resta con norma europea di tre anni. Quindi i ragazzi saranno costretti a sostenere due esami ed ottenere prima l’abilitazione al titolo più prestigioso. Il nostro Studio da sempre retribuisce i praticanti e sostiene le spese di iscrizione al post laurea biennale in cui tra le altre cose sono docente.

Ora io mi chiedo quale rivoluzione abbiamo fatto? Decisamente blanda e soprattutto scritta male e peggio coordinata.

Vogliamo poi affrontare il tema delle società professionali? Ottimo, la aspettiamo tutti da tempo, ma che amministrazione e maggioranza restino al professionista. Si presterebbero a troppi abusi altrimenti. Soprattutto vorrei qualche rassicurazione che tra i soci non possano un domani sedersi le banche. Passeremmo dal libero mercato all’oligopolio (ovviamente il settore bancario non viene liberalizzato).

Riforma del collegio sindacale: la riforma è necessaria, assolutamente, ma le norme van scritte bene. Non si possono passare mesi in attesa di una interpretazione autentica. E’ una questione di rispetto.

Liberalizzare ha nella radice la parola libertà, libertà di esercitare una professione, libertà dei terzi di esser tutelati (le riserve del nostro albo solo a questo tendono, l’attività ordinaria è libera da tempo), ma anche libertà da una burocrazia asfissiante, da mille lacciuoli, da uno Stato che ti impedisce di emettere parcelle perché non si capisce quale rivalsa applicare, da uno Stato che vive di proroghe perché non riesce a mantenere gli impegni, da software che non funzionano, da un sempre più preoccupante uso e abuso dei comunicati stampa come fossero decreti, dal costante tentativo di invertire l’onere della prova.

Liberalizzare vuol dire anche liberare! Ricordiamocelo!

3 commenti:

Alessandra Alberti ha detto...

Una piccola inesattezza: non è stato ancora previsto l'obbligo di una copertura assicurativa ma, qualora la si abbia, occorre dettagliarne gli aspetti nel preventivo.

Mi complimento anche io per l'italiano: scopriremo mai se il preventivo è un obbligo deontologico oppure è un illecito disciplinare?

La vorrei anche io una riforma sana, globale e realistica ma temo che resterà solo una fantasia.

Buona giornata, collega.

Dottore Commercialista Milano ha detto...

Grazie per la correzione. L'obbligo in realtà esiste ma deriva dalla riforma di ferragosto e non da questa di Monti, come giustamente osservi, che prevede solo il dettaglio in preventivo.

Speriamo che riescano a fare qualcosa di più organico

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo su tutto; ma io mi chiedo: ci vogliono prendere per i fondelli? ma quale novità sarà mai l'abolizione delle tariffe, che sono già, di fatto,non praticate da un pezzo? e poi questo tirocinio di 18 mesi, di cui 6 all'università...mi viene da ridere...e i 12 mesi da fare da laureato? già col vecchio tirocinio si dovevano fare gli ultimi 12 mesi dopo la laurea; io ad esempio sono al 17°mese di tirocino,cominciato insieme alla specialistica (anche qui dovè la novità? sono già due anni che si puo fare il tirocinio contestualmente alla specialistica, e la convenzione è adottata in parecchie città..)che dovrei fare? se tanto cmq i 12 mesi me li devo fare pieni, cioè da laureato, a questo punto,comunque dovrei prima laurearmi, e poi fare i famosi 12 mesi, impiegando comunque sempre 3 anni.Anzi,meglio cosi, almeno l'esame di stato vale anche per diventare revisore, visto che il tirocinio da rev resta sempre di 3 anni (pare si siano dimenticati di questa cosa) Quindi nulla è cambiato, e ci vogliono far credere che stanno cambiando le cose.

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