sabato 2 giugno 2012

Lavorare io? piuttosto fucilatemi!

Ovvero il 2 giugno del bisnonno Tommaso.

La nostra è una famiglia un pò particolare. Ogni volta che ci penso mi viene in mente la maestra Cristina di Don Camillo e Peppone (per pura coincidenza una mia vecchia zia, prima preside donna di liceo a Verona la ricordava parecchio e si chiamava Maria Cristina).

Da parte di mia madre (veneziana) c'è una lunga tradizione di ufficiali di marina, della Regia Marina per la precisione. Mia nonna e le suo sorelle ancora se ne fanno un vanto e tengono come trofei i ritratti di questi uomini in divisa il tutto come ovvio abbellito dai ricordi e dalla nostalgia di una giovinezza ormai lontana.

Tra questi spicca nei racconti familiari la figura del Bisnonno Tommaso. Comandante di Marina a Taranto poi retrocesso ad insegnante al Morosini di Venezia per atteggiamento anti fascista.

Con l'8 di settembre il nonno come molti altri soldati fu internato dai tedeschi in un campo di concentramento nazista.

Il nonno come molti altri soldati, soprattutto marinai (ancora oggi a casa si dice che la Marina o è Regia o non è) non aderì alla Repubblica sociale italiana per mantenere fede al giuramento fatto al Re. Avrebbe potuto farlo, tornare in Italia e come molti darsi alla macchia alla prima occasione, ma non lo fece e come lui molti.

Rischiò anche di esser fucilato. Si rifiutò, in quanto ufficiale ed in base alla convenzione di Ginevra, di lavorare per i tedeschi. Pare che con orgoglio pronunciò la storica frase (che pare lo perseguitò per anni tra le prese in giro di figli e nipoti): "Lavorare io? piuttosto fucilatemi!"

Il nonno non potè votare il 2 giugno, come molti militari fedeli al giuramento fatto a casa Savoia tornò dalla prigionia molto dopo.

E quando tornò si vergognò di presentarsi a Venezia da mia nonna con solo il cappello e la giacca estiva della sua divisa che data la magrezza pareva di troppe taglie più grande. I pantaloni purtroppo erano sostituiti dalle braghe da prigioniero, quelli non era riuscito a salvarli. Le figlie attribuiscono scherzando tutto questo ad un eccesso di vanità del nonno. Io credo che in realtà fosse cosi attaccato alla sua divisa perchè immagino divenne in qualche modo feticcio della dignità di uomo e di ufficiale così difficile da conservare in campo di concentramento.

Ma di quanto accadde in prigionia da quanto so parlò poco o nulla. Preferì ricordare la storica frase "Lavorare io? piuttosto fucilatemi!".

Racconto questo perchè c'è un altra Italia che i libri di storia non riportano, di persone per bene che vissero in silenzio un vero dramma.

Pochi sanno per esempio che quando Badoglio ordinò alla Flotta di consegnarsi agli angloamericani molti ufficiali si tolsero la vita difronte al dramma di tradire l'alleato e disubbidire al loro Re.

Pochi sanno che quando, dopo la guerra, parte della flotta passò in mano russa, incursori della Regia Marina (che ormai da diversi anni non esisteva più) con l'appoggio logistico dei servizi americani e senza che la Repubblica Italiana sapesse, minarono e fecero saltare gran parte del naviglio consegnato in mani nemiche.

La Monarchia ha fatto errori drammatici ed altrettanti ne ha fatti la repubblica.

Mi piacerebbe che un giorno si tornasse a festeggiare l'unità d'Italia, magari con un bel mea culpa sulla nosta capacità di far crescere uno Stato sano e forte. Se solo provassimo a pensare che le colpe non sono sempre degli altri...

PS1 la divisa in foto non è quella del nonno, ma ne vuole essere un omaggio.
PS2 Mio figlio si chiama Tommaso Arrigo (ma il secondo nome è un'altra storia).
PS3 A quanti oggi paventano una Monarchia in mano ad Emanuele Filiberto ricordo che Re Umberto pur di non avallare la successione del figlio si fece seppellire coi sigilli reali (quanti avrebbero il coraggio di farlo nei confronti del proprio figlio?).

E comunque il 2 giugno, vedi le coincidenze, è l'anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi, detto Peppin, che vide la sua Nizza diventar francese dopo che lui tanto fece per l'Italia.
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