giovedì 22 dicembre 2011

2012: Cose da grandi

C'è una frase che in questi giorni ritrovo con insistenza e che continua a ronzarmi in testa: "siamo diventati grandi."

C'è chi si lamenta di non ottenere abbastanza considerazione da un Italia focalizzata sui 50/60enni e chi invece come me si sta rendendo conto, forse anche un pò a sorpresa, che stiamo diventando grandi, che in qualche modo il passaggio del testimone c'è stato e che noi, un pò distratti, siamo i primi a non rendercene conto. O forse a non voler affrontare compiutamente la cosa.

Qualche giorno fa una giornalista ricordava (un pò provocatoriamente) ad alcuni ragazzi che poteva essere loro madre e rivendicava con orgoglio di essere una donna e non più una ragazza (giocando un pò vezzosa).

Un amico, di qualche anno più giovane di me a cui ho chiesto di farmi da correlatore in un convegno a Venezia proprio per la sua preparazione e le sue capacità, mi raccontava dei pregiudizi di colleghi più anziani nei confronti di lui giovane professionista.

Infine ieri un avvocato, lamentandosi del gap generazionale, mi chiedeva quanti dei miei stakeholders hanno meno di 40 anni. Bella provocazione, non ci avevo riflettuto in questi termini, il discriminante è stato sempre il merito ma la domanda è giusta e merita un approfondimento.

Il mio notaio (facendo operazioni straordinarie per noi è una collaborazione strategica) ha raggiunto recentemente i 40 anni di professione  ma è qualche anno che ormai la mia principale interfaccia è il figlio trentenne, notaio anch'esso.

Gli avvocati con cui collaboriamo sono principalmente miei coetanei, tengono convegni e lezioni in università e da tempo i regali che ci scambiamo sono i libri di cui siamo autori.

Il Tribunale di cui quest'anno siamo diventati consulenti ha espressamente avuto voglia di far crescere un gruppo di giovani professionisti. C'è molto da studiare, è faticoso, ma il merito viene premiato. Anche in questo caso la presentazione è stata una perizia di volontaria. Si parte sempre da un lavoro ben fatto.

Il mio editore non ha avuto paura ad investire su di me allora 35enne ed i risultati fortunatamente gli hanno dato ragione, i libri vendono bene e lezioni e convegni sono molto seguiti. Anche quest'anno ne abbiamo tenuti in Bocconi, in Cattolica (Piacenza) e nei principali Ordini del nord Italia.
Oggi collaboriamo anche con Maggioli ed Ipsoa ma Cesi resta comunque "il mio editore".

L'età media dei miei clienti è sicuramente superiore alla mia ma se sei concreto e puntuale nessuno si accorge dell'età. Spesso al contrario se possono darti qualche suggerimento organizzativo lo fanno volentieri come volentieri, se hai la voglia ed il tempo di ascoltare, mettono a disposizione le loro esperienze e la loro storia imprenditoriale. Una grande ricchezza per me che imprenditore non sono.

I miei collaboratori sono sia più giovani che più anziani di me. Per i giovani nessun alibi. I praticanti sono colleghi a cui chiedo, nei limiti e nel rispetto dei ruoli, competenza e serietà. Tutti sono a contatto con il cliente e la maggiore soddisfazione di quest'ultimo anno sono proprio i complimenti ricevuti per la loro precisione (ma di questo ne ho già parlato).

La Stampa si è più volte occupata del mio Studio. Hanno scritto pubblicazioni su di noi nonostante l'età (ma non ricordo che nessuno in realtà me l'abbia chiesta).

Forse il segreto è non scimmiottare professionisti o studi più affermati ma cercare una nostra via. Faccio un esempio ma nel farlo rifletto "ad alta voce": quando anni fa Cesi mi ha chiesto di scrivere quella che sarebbe poi diventata la prima edizione di Perizie di Stima, dovevamo scegliere insieme l'argomento. La mia proposta sulle perizie era un po strana (non c'erano altri testi con quel titolo) e avrebbero preferito pubblicare qualcosa di più classico sulle valutazioni d'azienda. Obbiettai che non avrei potuto scrivere nulla di più di Guatri.
Mi volevano come autore, sono riuscito a convincerli ed abbiamo battuto una nuova strada che ha dato i suoi frutti ed è stata copiata da altri.

Se, con meno modestia e realismo, avessi scritto l'ennesimo manuale sulla valutazione non avrei aggiunto nulla di mio e sarei stato solo l'ennesimo giovane autore con poca esperienza e cose originali da dire.

Se sei il primo ad affrontare in maniera organica un argomento diventi immediatamente anche il più vecchio.

Tutte queste cose me le sono dette tra me e me l'altra sera, forse per convincermi, dopo la conversazione con l'amico avvocato ma nonostante questo quella frase "siamo diventati grandi" continua a ronzarmi in testa.

Dobbiamo crederci di più. dobbiamo imparare a vederci non più come giovani speranze ma professionisti con una storia, con un percorso professionale solido alle spalle.
Noi per primi dobbiamo vederci diversi ricordando che il nostro lavoro parla per noi.
Senza però mai dimenticare che molto abbiamo ancora da imparare e che sta a noi sceglierci buoni maesti.

Nel 2012 compirò 40 anni e mio figlio avrà un anno.

PS1: scrivendo quest'ultima riga mi sento un pò ridicolo nel parlare di problemi generazionali ed ai buoni propositi di oggi si sovrappone il ricordo di alcuni ragazzi immersi nel sole estivo che vivevano, come ci piaceva dire allora parafrasando Ligabue, tra "Bocconi e realtà".
Gli stessi amici con cui oggi, ormai professionisti, collaboro e che si divertono a guardare mio figlio che, ancora troppo piccolo, punta gli instabili piedini per la voglia di bruciare le tappe ed iniziare a camminare. A fare da sottofondo una canzone e la consapevolezza che ognuno ha tanta storia.

PS2: A farmi compagnia in queste riflessioni anche il ricordo di mio padre mentre raccontava ad un bimbo che non riusciva bene a capire il senso di quella verità che ciò che un uomo costruisce lo costruisce fino ai 40 anni. Poi consolidi ma la strada la tracci prima. Credo che oggi leggendo questo post sorriderebbe, forse sarcastico indicando una strada ancora lunga da percorrere, spero orgoglioso per quanto fino ad oggi costruito.

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