giovedì 14 febbraio 2013

Ed è colpa nostra non ricordare, non insegnare.


E' una sensazione strana parlare con ragazzi più giovani, lo ammetto parecchio più giovani di me, di politica. Molti ventenni non hanno memoria dei vecchi partiti, per loro divisioni e storie personali sono confuse, annegate nel tifo pro o contro Berlusconi.

E' strano per me che andavo a cercare nei mercatini i vecchi libri di Longanesi (la casa editrice da lui fondata passata in mano ad editori di sinistra smise di pubblicarne i testi. Paradossale), di Prezzolini, di Papini.

Per noi che ci occupavamo di politica tra liceo ed università (oggi ho 40 anni, fate voi i conti) le gare dialettiche con gli avversari incrociavano la conoscenza storica.

Nessuno ha mai pensato che Cavour e Mazzini  fossero superati (in realtà lo pensavano rossi e neri, ma li giravan coltelli e non è una bella storia). Facevano parte della nostra storia, lontana forse, ma erano le origini di un percorso con cui fare i conti.

Oggi mi capita spesso invece di vedere occhi stupiti nel pronunciare i nomi di partiti, di persone che appartengono ad una storia antecedente a Berlusconi, come se in lui ci fosse la sintesi di tutto, del bene e del male.

Ed è colpa nostra non ricordare, non insegnare. 

Quanti ventenni conoscono Montanelli ed il suo gran rifiuto? Quanti conoscono Ambrosoli solo attraverso la discesa in campo del figlio?

Eppure i protagonisti di oggi sono figli dei partiti di ieri, si muovono in maniera prevedibile entro gli schemi appresi in gioventù.

E non è certo una critica la mia ma una considerazione, come fai a conoscere una persona, a votarla se non ne conosci la storia? E non raccontatemi che le persone cambiano, che destra e sinistra sono superate, fesserie o alibi per chi ha troppi errori da nascondere nel suo passato.

Ma credete veramente che nel PD non abbiano capito che la rottamazione di Renzi non era diretta realmente contro i vecchi ma più precisamente contro quelli compromessi con un passato comunista ormai da superare? Come si potrebbe spiegare altrimenti l'offensiva lanciatagli contro dal partito? Offensiva prevedibile ed ovviamente giustificabile dal loro punto di vista.

Ambrosoli oggi non trova i suoi mentori politici in persone anagraficamente molto più vecchie ma ben distanti dalla sinistra tradizionale? Si pensi solo a Marco Vitale ed alla sua simpatia verso la prima lega....

Non è un problema di età ma di apertura e di nuova sintesi.

In questo Paese che non ama fare i conti con se stesso preferiamo mascherare tutto con una lotta anagrafica. Per carità, se preferite continuiamo a prenderci in giro.

E Giannino, cosi amato dalla rete, non trova forse l'embrione del suo nuovo partito negli amici della gioventù repubblicana? I suoi ideali (condivisibili o meno, non mi interessa qui entrare nel merito) e la sua storia personale (più interessante, sofferta e nobile di quello che appare) non sono forse le fondamenta su cui si basa la sua nuova avventura?

Cosa volete che mi importino i suoi gilet, i suoi gatti, le sue urla in tv. Per comprendere l'uomo non occorre forse soffermarsi sulla malattia, il volontariato, lo strappo doloroso con La Malfa, ecc?

Per votare bene non basta votare la persona giusta, ma farlo anche per i giusti motivi.

Attenti a non diventar tifosi, non aiuti neanche il leader del tuo partito cosi. 

Non sconfiggi Berlusconi sostituendolo con un altro Idolo. E non ditemi che non serve conoscer La Malfa per votare Giannino, senza il primo il secondo sarebbe ben diverso.

Ma cosa credete, che il problema delle alleanze di FARE non fosse già in parte scritto nella storia dei fondatori, nel carattere, nel programma?

E si può votare anche una persona di cui si evidenziano le problematiche, perchè non sono fan ma elettore e politica la si fa attraverso il costante giudizio critico sull'eletto (magari anche aiutandolo con analisi e suggerimnti).

Il cittadino non termina il suo diritto/dovere con il voto. E quanto sarebbe bello vedere giornali di destra vigilare sull'operato di Berlusconi e giornali di sinistra criticare Pisapia.

Quanto sarebbe bello riscoprire il vero significato del giornalismo che non è quello di trascrivere ansa o crearsi un trampolino per la politica ma, al contrario, fare inchieste ed essere voci fuori dal coro. 

Si correrebbe pure il rischio di venderli questi giornali...

Esser liberali ragazzi è difficile, faticoso, significa mettersi sempre in discussione, consapevoli che spesso si fanno errori.

Oggi c'è un bel fermento e tutto questo fa bene alla democrazia.

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