lunedì 7 gennaio 2013

Guida start up innovative

Start up innovative (Sti) alle prese con l’iscrizione al Registro delle imprese, e precisamente in una sezione “speciale” del Registro appositamente istituita per le Sti. 

Si tratta di un passaggio burocratico fondamentale, perché l’iscrizione è posta dalla legge quale condizione per l’ottenimento dei seguenti benefici:

  • nell’esenzione quadriennale dal pagamento dei diritti di segreteria della Cciaa, dell’imposta di bollo e del diritto annuale;
  • in diverse e importanti deroghe al diritto societario “ordinario” (ad esempio: l’affievolimento delle norme che, nelle società di capitali, salvaguardano l’esistenza del capitale sociale minimo);
  • in una particolare disciplina dei rapporti di lavoro nell’impresa;
  • in uno sgravio fiscale e contributivo per i piani di incentivazione basati sull’assegnazio-ne di azioni o di quote ad amministratori, dipendenti, collaboratori e fornitori.

Per le imprese già iscritte nella sezione "ordinaria" del Registro delle imprese è disposto un termine di 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge 221/2012 (quindi entro il 17 febbraio 2013) per presentare la domanda di iscrizione. Per approfondimenti ecco il link all'articolo di Angelo Busani sul Sole24ore

È disponibile La Guida nazionale contenente le informazioni e le istruzioni sugli adempimenti amministrativi necessari per l'iscrizione delle societa' start up innovative al registro delle imprese. La Guida intende fornire le prime istruzioni necessarie per la compilazione della domanda di iscrizione al registro delle imprese delle start up innovative. 
Si tratta di una guida con contenuti piuttosto tecnici, fruibile in particolare dall'utenza che utilizza con frequenza i servizi anagrafici e telematici del registro imprese. Nel mese di gennaio verrà pubblicata un'ulteriore Guida operativa, con contenuti più ampi e destinata ad una fascia più estesa di utenza. Scarica la Guida (in formato pdf 2,9 MB)


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Redditometro: per i commercialisti ci sarà da lavorare.

Tra pochi mesi, si stima entro marzo, partiranno i controlli con il nuovo redditometro (si veda scheda di sintesi del corriere.it ).

Lo strumento appare sempre di più come una sorta di studio di settore per le famiglie ed i privati.
Lo Stato, a fronte di stime statistiche sulle spese individuali difficilmente confutabili, determinerà un reddito presunto costringendo i contribuenti a provare la loro correttezza (inversione dell'onere della prova).

L’accertamento con metodo c.d. sintetico – fondato sulla disponibilità di beni e servizi indici di capacità contributiva  – dispensa quindi l’ufficio dall’onere di fornire ulteriori prove a sostegno della propria pretesa e pone a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto sulla base del redditometro non esiste o esiste in misura inferiore.

Se ai più appare semplice difendersi a fronte dell'acquisto e del mantenimento di immobili e veicoli, più complicato appare per i redditi medio bassi che dovranno spiegare di spendere meno al supermercato di quanto stimato dal fisco, il minor utilizzo dell'auto per ridurre la spesa di benzina ecc...

Ricordo inoltre che in questo periodo sempre più famiglie (anche di imprenditori e professionisti) attingono ai risparmi per tirare avanti.

Sia chiaro, nessuno critica lo strumento in se, quello che trovo assurdo è l'averlo concepito in modo da ridurre notevolmente le possibilità di difesa del contribuente.

Troppo spesso ormai lo strumento tributario viene visto dalla stessa amministrazione come modo di far cassa a prescindere dall'effettiva capacità contributiva del cittadino.

Ed i nostri studi si troveranno ingolfati di contenziosi assurdi a danno di contribuenti onesti ed in difficoltà finanziaria. Poi certo, sui giornali toni trionfalistici annunceranno la scoperta dell'evasore con barca a Portofino. Ma la caccia all'evasore la si può fare senza colpire tutti indiscriminatamente, magari con norme più semplici, magari con incrocio di banche dati, magari con dichiarazioni dei redditi precompilate dall'agenzia, ecc...

Tutto questo però vorrebbe dire ridurre la burocrazia pubblica (se è più semplice ci vuole meno tempo) e privata (commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, ecc), elevare il livello dei dipendenti pubblici favorendo e premiando i più meritevoli, cambiare l'ottica dell'agenzia delle entrate ponendola al servizio dei cittadini onesti e non mero strumento esattivo.

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sabato 5 gennaio 2013

Ci stiamo sbagliando ragazzi, ovvero questo Paese si sta dimenticando delle imprese


Ci stiamo sbagliando
ragazzi
noi che camminiamo
sul mondo
noi coi piedi
di piombo
restiamo giu'
sotto cento chili
di cielo..... eh


Troppi alibi, troppo rumore. Ci siamo dimenticati delle imprese, di chi produce, di chi fa fatica a costruire un progetto e lo difende con tutta la forza che ha.

Cosa è successo alle imprese dell’Emilia? Forse distratto dal Natale mi sono perso qualche notizia ma non mi pare di aver letto nulla. Aiutarle non è un gesto generoso di solidarietà (che comunque non guasterebbe) ma un investimento per rimettere in piedi una zona produttiva che ha sempre generato gettito per le casse dello Stato. Non aiutarli significa solo farci del male.

Perché non parliamo più di PMI? In questi anni e soprattutto nei prossimi ci aspetta una sfida importante: far crescere le competenze e la dimensione delle nostre imprese. Aprire orizzonti geografici e culturali è ormai condizione indispensabile alla sopravvivenza dell’impresa. Certo siamo in dietro, la strada è in salita e continuiamo a contare i fallimenti di chi non c’è riuscito.

La soluzione però è credere nelle imprese, aiutarle, sostenerle, liberarle dai mille vincoli burocratici che tolgono soldi e tempo.

Soprattutto nelle imprese di minori dimensioni il budget della consulenza è ridotto cosi come è limitato il tempo che l’imprenditore può dedicare alla sviluppo della sua idea imprenditoriale.

Oggi i costi della burocrazia rubano risorse ai sogni ed al futuro.


eh... siamo forse degli angeli
Noi no, noi che non siamo le stelle
nemmeno le donne, nemmeno quelle
quelle più belle


Vi prego, facciamo chiarezza sulle start up. Smettiamo di illudere i ragazzi, se apri una partita iva non sempre sei un imprenditore, spesso sei poco più che un dipendente. Per fare impresa ci vogliono idee, fatica, una squadra, competenze e soldi.

L’innovazione non nasce da una app per ipad, nasce da università, da centri di ricerca, da multinazionali che investono, da aziende che fungono da incubatori per i propri dipendenti.

Sono stufo di leggere presentazioni colorate e i proclami del buon Passera o di qualche Telco che cerca di rifarsi una verginità sul mercato finanziando qualche premio.

Non sottovaluto credetemi, in questa situazione tutto serve, soprattutto se sviluppa la voglia di fare impresa, ma questi ragazzi hanno bisogno di politiche strutturate di lungo periodo, di investimenti seri in cultura.

A nessuno è venuto in mente di agevolare lo scambio di competenze tra imprese tradizionali e start up? Soldi ed esperienza contro curiosità e voglia di innovare? Avete mai pensato quanto questo potrebbe far bene alla nostra imprenditoria? Quante PMI periodicamente fanno un business plan? Non un semplice budget ma un documento che serva a ripensare l’impresa, un tagliando alla formula imprenditoriale magari verificando prodotti, mercati e tecnologie? Quante rivedono o costruiscono nuove alleanze?

Il nostro è ancora un Paese manifatturiero e non possiamo permetteci di abbandonare o dimenticare chi produce. È li che si tutelano o creano posti di lavoro.

Per evitare equivoci non parlo di incentivi, non parlo di strutture a sostegno, ma lasciarli liberi di fare impresa, meno burocrazia, leggi più stabili, intervenendo magari riducendo costo del lavoro e tasse, quello si.

Aiutarli non è un gesto generoso di solidarietà (che comunque non guasterebbe) ma un investimento per in chi ha sempre generato gettito per le casse dello Stato. Non aiutarli significa solo farci del male.

Noi noi ladri di
mille lire
cercando il modo
per non morire
per pagare le tasse
per far passare
la notte


Lo so, lo so. Continuiamo a ripeterci che l’evasione in questo Paese è eccessiva e che in guerra si giustifica tutto. Mi chiedo però perché trascurare le holding lussemburghesi e le operazioni spesso spericolate di alcune banche per soffocare di burocrazia i piccoli imprenditori.

Non giustifico nessuno, non voglio riproporre le solite giustificazioni sulle tasse troppo alte o sull’evasione che sola consente ad alcune micro imprese di sopravvivere.

Provo solo a ricordare che la squadra di esperti dell'Agenzia delle entrate guidati da Attilio Befera, a luglio 2012 sui 108 adempimenti a cui sono soggette nel nostre imprese (e noi commercialisti che le seguiamo) ne ha identificati circa 35 inutili e potenzialmente eliminabili.

Non pare quindi abbiano torto imprese e categorie a battersi per una semplificazione e riduzione soprattutto delle comunicazioni, troppe e spesso inutili duplicazioni con inevitabili strascichi di complicazioni di tempo, burocrazia e costi.

Evitare che l'amministrazione chieda documenti di anni precedenti già presentati risparmierebbe tempo e costi ai contribuenti senza pesare in alcun modo sul gettito. Anzi, una maggiore informatizzazione della pubblica amministrazione a detta di tutti gli esperti non potrebbe che avere effetti positivi sui controlli.

Aiutarli non è un gesto generoso di solidarietà (che comunque non guasterebbe) ma un investimento per in chi ha sempre generato gettito per le casse dello Stato. Non aiutarli significa solo farci del male.


E no che non siamo
da soli
magari siamo in
cento milioni
cento milioni
di cuori
cento milioni
di matti


Non sono da soli, non siamo da soli. Imprese e professionisti possono fare molto attraverso le associazioni di categoria, attraverso quelli che ieri si chiamavano consorzi ed oggi con mktg politico reti di impresa.

La rete stessa è uno strumento importante di creazione di contatti, di diffusione di conoscenza manageriale.

Lasciateci solo lavorare senza l’assillo di uno Stato rapace ed inconcludente. Chi produce non è mai stato coccolato in questo Paese, è dotato di anticorpi, ma non gli si può chiedere di restar soffocato da debiti fatti da altri.

Liberate il mercato da rendite di posizione, da monopoli, da oligarchie ormai decotte e chi fa impresa tornerà a sporcarsi le mani e ad investire. Non ha mai smesso ma smetterà di sentirsi solo, di pensare di esser matto.


Basta non farsi mai
prendere in giro
o almeno non farsi
portare lontano
vedi che bella la vita
basta andare
piu' piano


Sono sempre più soli ed aggrappati al loro coraggio i nostri imprenditori. 

Ascolto il rumore confuso di questa desolante campagna elettorale e tutti si son scordati di chi produce. Ogni tanto dal chiacchiericcio emerge qualche idea che subito viene sommersa da spread, debito, Europa.

Tutti che, in quella che pare una crisi adolescenziale, stanno a chiedersi cosa vuole l’Europa da noi. Nessuno che si interroga su cosa questo Paese vuole da se stesso, quali sogni, quali aspettative. 

Per crescere bisogna ripartire chiedendosi cosa è meglio per imprese, giovani e cultura.
Non è poi cosi difficile. Io ho fiducia!

venerdì 4 gennaio 2013

Semplificate, ve ne prego. Ovvero cambia la numerazione delle fatture e sale la confusione.


Niente allarmismi, spesso enfatizzati dalle categorie, ma possibile che in questo Paese ci si debba perdere in un bicchier d'acqua? e poi ci domandiamo perchè l'investitore estero ci snobba come la peste.

Possibile che si debba far dottrina pure su come numerare una fattura? Eppure non dovrebbe esser difficile scrivere norme chiare e soprattutto il contribuente non dovrebbe esser terrorizzato dal rischio di commettere errori formali in piena buona fede.

Sia chiaro, basta scrivere l'anno a fianco al numero come già oggi molti fanno ed è tutto risolto, ma per arrivare ad una simile certezza è il caso di dover effettuare lettura congiunta di norma europea, norma italiana, risoluzione ministeriale (auspicata) ed invocare l'immancabile circolare dell'Agenzia delle Entrate? 

Son norme come queste che portano lavoro ai burocrati (pubblici e privati), contenziosi inutili, costosi aggiornamenti dei programmi e del software. Semplificate, ve ne prego.

SINTESI NORMATIVA
A seguito del recepimento della direttiva n. 2010/45/UE, viene previsto che dal 2013 la fattura debba contenere “il numero progressivo che la identifichi in modo univoco”.
Non sembra chiaro cosa si debba intendere con tale dizione. Due le possibili interpretazioni:

  • la prima prevederebbe l'adozione di una numerazione progressiva senza l'azzeramento previsto alla fine di ogni anno solare;
  • la seconda prevederebbe l’azzeramento della numerazione al termine di ogni anno solare apponendo accanto al numero di fattura l'anno di emissione della stessa. 
In attesa di un interpretazione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate fra gli addetti ai lavori l’interpretazione preferita sarebbe la seconda: apposizione, accanto al numero, dell'anno di emissione della fattura.

RIPORTIAMO COMUNICATO ARCOL: DAL 1 GENNAIO 2013 LA NUOVA DISCIPLINA, MA NON C’E CHIAREZZA
Il D.L. 11 dicembre 2012 n. 216, che recepisce la direttiva 2010/45/UE, ha modificato, tra l’altro, la disciplina IVA in materia di fatturazione delle operazioni con decorrenza 1° gennaio 2013 (articolo 21 del D.P.R. n. 633/1972).
Tra le modifiche intervenute nell’articolo 21 del DPR 633/72, che comunque saranno oggetto di ulteriore approfondimento da parte dell’Associazione Nazionale Commercialisti, vi è quella che prevede che la fattura (anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili) debba evidenziare un “numero progressivo che la identifichi in modo univoco”.
Con riferimento a questo preciso aspetto della nuova disciplina, l’Associazione Nazionale Commercialisti ritiene opportuno ed urgente richiamare l’attenzione sul fatto che, ad oggi, non è assolutamente chiaro cosa si debba intendere per numero progressivo che identifichi univocamente la fattura.
Conseguentemente a questa incertezza, l’ANC ritiene assolutamente auspicabile uno specifico e tempestivo chiarimento ministeriale.
In ogni caso, preso atto dell’assenza, ad oggi, di un intervento chiarificatore da parte ministeriale, l’ANC, in considerazione dell’importanza di offrire ai colleghi indicazioni concrete sotto il profilo operativo, ritiene che per ottemperare al precetto normativo e numerare, quindi, progressivamente in modo univoco la fattura (anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili) possano essere adottate, alternativamente, due diverse modalità di numerazione.
La prima consiste nell’adozione di una numerazione progressiva per tutte le fatture senza il successivo azzeramento previsto alla fine di ciascun anno solare. In tal caso, per la prima fattura emessa nel 2013 la numerazione seguirà quella dell’ultima emessa nel 2012.
La seconda modalità prevede l’adozione di una numerazione progressiva nell’ambito di ciascun anno solare, individuando univocamente la fattura con l’anno di emissione della stessa. In tal caso, la numerazione della prima fattura emessa nel 2013 sarà 1/2013 e così a seguire per tutte le ulteriori fatture emesse.
Per coloro che adottano, invece, una numerazione delle fatture con distinte serie di numerazione, con conseguente adozione di specifici registri sezionali, dovranno essere osservate le predette modalità di numerazione per ogni serie di numerazione.
E’ importante verificare sempre che i numeri progressivi, così come sopra attribuiti (numerazione progressiva oppure numerazione con indicazione dell’anno n. 1/2013, n. 2/2013, ecc.) siano trascritti nel registro delle fatture (nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 23, comma 2, del DPR 26/10/1972, n. 633), specularmente a quanto riportato sul documento. L’articolo 23 del DPR 633/72, infatti, prevede espressamente che siano indicati nel registro, per ciascuna fattura, “il numero progressivo e la data di emissione di essa, …omissis…”.
Rispetto a quest’ultimo punto, l’ANC intende richiamare l’attenzione sull’opportunità da parte delle software house di assicurare l’aggiornamento dei programmi professionali di contabilità, al fine di permettere la corretta registrazione dei documenti secondo la modalità di numerazione adottata.


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mercoledì 2 gennaio 2013

Oggi per noi è importante trovare il tempo per dirvi grazie.

Il 2012 è stato un anno difficile, complicato ma in cui abbiamo lavorato molto (spesso con la sensazione di dover lottare contro lo stesso sistema Italia) per non perdere mai la speranza e veder crescere il nostro progetto di Studio

Affrontiamo questo nuovo anno carichi di entusiasmo e voglia di fare, confidando di aver costruito bene le fondamenta del nostro futuro professionale. 

Stiamo lavorando a nuovi progetti editoriali che sono nati proprio dalla voglia di cambiare, di evolvere. E' presto per parlarne, ma speriamo di poter costruire un laboratorio tra professionisti ed impresa.

Ognuno di noi è il frutto di persone incontrate, di esperienze, di influenze, di scelte fatte. 

Il 2012 è stato un anno ricco di incontri, abbiamo ritrovato vecchi amici e ne abbiamo trovati di nuovi. Con alcuni è stato possibile lavorare insieme, con altri, siamo certi, l'occasione si presenterà presto.

Le telefonate di prima mattina, il sostegno, gli incoraggiamenti, la voglia comune di far bene e non arrendersi di fronte a questa crisi sono emozioni preziose che hanno arricchito le nostre giornate.

Oggi per me è importante condividere con voi queste mie esperienze, quello che ho maturato nello scorso anno e quello che spero di costruire in questo 2013. 

Oggi è importante trovare il tempo per dirvi grazie.
In questi anni abbiamo lavorato duramente per garantire al nostro studio di crescere, di competere con i migliori concorrenti, di conquistare la stima e il rispetto dei nostri Clienti e dei professionisti del nostro network.

La partnership tra Studio Panato ed i suoi Clienti oggi non si basa più solo sulle regole del business. Insieme stiamo cercando di unire le competenze per aiutare le imprese a crescere. 

Stiamo anche dando vita ad un’integrazione basata sul rispetto e sulla condivisione delle conoscenze reciproche; un’integrazione che è una straordinaria fonte di ricchezza umana.

Non è facile uscire dai vecchi schemi commercialista/cliente, spesso siamo schiavi di logiche che non abbiamo saputo o voluto trasformare. Il rincorrersi di scadenze e novità normative certo non aiuta. 

Abbiamo invece bisogno di fermarci ad analizzare ciò che siamo e di comprendere la necessità di cambiare, di aggiornare un sistema di relazioni che garantisca allo Studio di conoscere meglio i settori in cui operano le imprese che seguiamo in modo da trasformare in soluzioni concrete le nostre conoscenze fiscali e societarie.

Per fare questo dobbiamo aprirci sempre di più alle istituzioni, alle imprese che operano sul territorio, sfruttare il nostro bagaglio di conoscenze per diventare un punto di osservazione privilegiato per capire cosa sta succedendo nel Paese, come si sta sviluppando l’economia e come preparare l’azienda ad affrontare un sistema aperto, fortemente interconnesso, senza confini geografici o economici.

Collaborare con diverse case editrici professionali e sedere nel cda della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano mi ha permesso e mi permette di confrontarmi con realtà differenti, con diversi interlocutori e mi costringe a pensare, o meglio ripensare, al ruolo del commercialista. 

Ci attende un futuro complesso che insieme riusciremo ad affrontare meglio solo se proveremo a restare aperti, assorbire le influenze ed apprendere dai casi di successo anche i settori lontani dai nostri.

Comprendere meglio le esigenze delle start up e fonderle con i bisogni delle imprese che da anni operano in settori più tradizionali e che forse hanno perso un pò della voglia di innovare (ma di certo hanno un ricco bagaglio di esperienza a cui attingere), potrebbe essere sicuramente una via di contaminazione culturale importante, una strada complessa da percorrere ma ricca di suggestioni. 

Certo un percorso da fare insieme, da costruire con gli imprenditori e le istituzioni.

In questi giorni sto preparando la lezione inaugurale per la Scuola di Alta Formazione (Università Bocconi e Fondazione Dottori Commercialisti di Milano).

Nel sintetizzare agli studenti il nostro ordinamento professionale mi rendo conto di quanto per noi rappresenti una forza esser percepiti sul mercato e nelle istituzioni a noi più vicine come uno Studio serio, gestito da persone serie con una forte carica di valori. Sono questi valori a far sì che il senso di responsabilità prevalga.

L’ etica e la deontologia sono state il cuore della nostra azione, ciò che ci ha permesso non solo di fornire un servizio ma anche di collaborare con i nostri clienti, ciò che ci ha permesso di operare attraverso un network professionale serio e qualificato. Per questo per noi rappresentano un valore e non abbiamo nessuna intenzione di comprometterle.

L’anno passato poter lavorare con professionisti preparati è stato un privilegio. Non solo abbiamo appreso molto ma anche, grazie a loro, ridotto i rischi che sono insiti nella nostra professione. Un grazie quindi va a tutti i colleghi che, nel confronto, ci hanno aiutati a crescere e a far più solida la nostra professionalità.

Nel 2012 abbiamo trovato in magistrati (che hanno avuto la voglia di credere in noi ed essere sempre disponibili ad affrontare i nostri dubbi), nelle società di revisione con cui abbiamo collaborato, e nei professionisti del nostro network un aiuto e un valido confronto. Abbiamo costruito partnership importanti con alcuni nostri clienti, ampliando e facendo evolvere il rapporto oltre la classica ottica di business.

Il nostro proposito nel 2013 è continuare su questa strada sforzandoci di essere più liberi, il che per noi significa soprattutto trovare il coraggio di abbandonare i modelli del passato, le vecchie abitudini e le dipendenze, le convinzioni rassicuranti che non aiutano a crescere

Il tempo passato a studiare, ad approfondire, a formarsi deve darci la possibilità di affrontare la sfida di un mondo che cambia ad una velocità impressionante. 

Proprio sulla formazione stiamo lavorando parecchio, sia come Studio, sia come Fondazione. Ci sono progetti coraggiosi in cantiere che spero vedano la luce entro i primi mesi dell'anno e siano apprezzati dalla categoria.

Oggi, senza dubbio, ci troviamo in un momento difficile da capire e da gestire. Il nostro Paese affronta una delle crisi più dure della sua storia recente, lo scenario politico non è rassicurante ed il legislatore non è certo favorevole a chi fa impresa.

Possiamo scegliere se lasciarci abbattere dalle difficoltà o cogliere la grande occasione di mettere quello che siamo, la nostra storia, i nostri sogni nel nostro progetto professionale.
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