mercoledì 20 giugno 2012

Venderesti l' auto per investire nel tuo start up?

Venerdi ho partecipato ad un incontro dell' Alumni Bocconi dal titolo intrigante:

 "Come innovare la tua idea di impresa - Conversazione tra imprenditori per moltiplicare le idee e generare nuove opportunità di business".

Sono sincero, mi aspettavo qualcosa in più, la conversazione è utile ma soprattutto se si parte dall'analisi di casi di successo, cosa che in parte è mancata. Il format quello solito, breve presentazione, temi su cui discutere, giro tra i tavoli....

Lo dico prima, sono prevenuto, amo la mia università e mi aspetto sempre molto. La delusione quindi è dietro l'angolo. Lascio al lettore giudicare.

Quello che mi è rimasto:
  1. bella l'idea della start up Afajolo.it in cui i potenziali clienti costringono l'impresa a ripensarsi (es. passare da "la mia azienda produce suole in gomma per importante casa di moda" a "la mia azienda lavora la gomma, ponetemi nuove sfide, posso produrre nuovi prodotti partendo dalle mie competenze"). Forse tanto encomiabile l'intento educativo quanto complesso da realizzare.
  2. Imprenditore "Quando assumo qualcuno gli dico che la mia valutazione su di lui sarà: 70% competenza nel fare il suo lavoro, 20% capacità di aiutare gli altri, 10% fornire nuove idee."
  3. innovazione non deve riguardare solo l'imprenditore ma coinvolgere tutta la struttura.
Quello che non mi è piaciuto:
  1. Il lamento continuo che in Italia non si fa rete. La rete la fai se ti accolli l'onere di creare un progetto valido attorno a cui coagulare risorse e competenze, se hai clienti (non se li cerchi), se sei disposto ad offrire competenze gratis investendo nel progetto tempo e risorse. troppo spesso in Italia fare rete significa che non ho clienti, nonho progetto ("risolvo problemi alle imprese" chiedo "quali?" risposta "tutti, io offro soluzioni" io tra me e me "bum!") e voglio vendermi ai tuoi.
  2. "il problema dello start up in Italia è che nessuno vuole lavorare per me gratis, soprattutto se è molto bravo, ecc". Ragazzi fare impresa è avere anche capacità di aggregare su un progetto. L'Italia non è un Paese accogliente ma ciò non significa che è sempre colpa di un mondo cattivo e noioso se le imprese non partono.
  3. "il problema delle start up in Italia è la burocrazia ed i 10.000 euro di capitale". Cerchiamo di capirci, la burocrazia è un problema ma non sono i 2000 euro del notaio ad impedirti di fare impresa (se mai gli acconti di imposte che i primi anni ti tagliano le gambe). se il problema è quello non sei un imprenditore. E sia chiaro non c'è niente di male a non esserlo.
  4. "il problema delle start up in Italia è che da noi fallire è un crimine, in america una esperienza da valorizzare".  Lo so, lo so sono antiquato, ma temo che pure nei fantastici USA il creditore che non prende i soldi ci resti male. Il problema è che se fai innovazione vera (non servizi, innovazione) il creditore sa già di affrontare un rischio. Poi dipende da come fallisci e dai compagni di viaggio (ok, sei fallito, ma se paga il fondo capite che la cosa è differente).
Soprattutto tra i piu giovani ho riscontrato troppi luoghi comuni, gli stessi che si trovano in rete nei vari blog. Sia chiaro tutte le affermazioni contengono un fondo di verità ma sono critiche che accetto volentieri da chi si è dato da fare e le ha superate, meno da chi le usa come alibi consolatorio.

Alla fine la mia domanda di uno che lavora nella vecchia economia:" Ma tu venderesti la tua auto per investire i soldi nel tuo start up?". Gelo in sala. Ecco, appunto.

PS: Due riflessioni buone valgono le due ore investite nel partecipare all'incontro pur in un periodo particolarmente intenso di lavoro? Io credo di si.


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