giovedì 10 febbraio 2011

La mancanza di morale deriva dall'assenza di libero mercato

In questo periodo, leggendo i giornali ed i vari resoconti di incontri tra politici e signorine varie, mi ritorna spesso alla mente un piccolo trafiletto del mio libro di storia delle medie.

Un trafiletto trascurato sia dagli insegnanti sia dagli studenti ma che non so bene per quale motivo mi è sempre restato bene impresso.

Nel paragrafo l'autore analizzava le origini della morale borghese (già dal titolo potete ben immaginare il perchè fosse trascurato dai lettori poco desiderosi di annoiarsi su un argomento cosi scomodo).

In sostanza la morale borghese nasce dalla necessità dell'imprenditore nato dalla rivoluzione industriale di avere almeno dentro casa un ambiente protetto e sereno. Certo il rischio è quello di scadere nel diventar bigotti, ma come non dar ragione al borghese che dopo aver lottato tutto il santo giorno affrontando le burrasche del libero mercato almeno nei confini familiari vuol ritrovare calma e serenità?

La domanda provocatoria è dunque: possibile che l'assenza di morale si manifesti proprio o soprattutto quando questo paese ha deciso definitivamente di rinunciare alla libera concorrenza sia in politica (tutti nominati dal leader) sia in economia (con le privatizzazionei si è smesso di far maglioncini per aver le autostrade, di vender gomme per gestire reti telecom, ecc..)?

Ma forse queste considerazioni è meglio lasciarle tra i ricordi di un bimbo...

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Ritenuta bancaria sulle spese di ristrutturazione

Il Ministero dell'Economia  ha disposto l’applicazione di una ritenuta del 10% sui bonifici effettuati effettuati per il pagamento delle spese di ristrutturazione edilizia e risparmio energetico.

Il riferimento normativo della nuova ritenuta sui bonifici bancari per le spese di ristrutturazione e risparmio energetico è dell’articolo 25 del DL 31 maggio 2010, n. 78.

Il Governo, con un intervento finalizzato almeno nelle intenzioni alla lotta all'evasione, finisce per causare i seguenti effetti distorsivi:
  • Riduce la portata delle agevolazioni 36% e 55%: queste agevolazioni nascono per sfruttare il conflitto di interesse delle parti in causa (privato ed impresa di ristrutturazione) tendendo a fare emergere materia imponibile;
  • Peggiora la gestione finanziaria dell'impresa: Appare però evidente che l'incentivo, viste sia le complicazioni burocratiche sia la dilazione decennale, vede perdere ulteriore interesse anche per la penalizzazione finanziaria in capo all'impresa dovuta alla ritenuta. Queste sono imprese che hanno dovuto affrontare una notevole contrazione di mercato e che si vedono sottrarre finanziariamente spesso proprio il margine della loro attività di impresa;
  • Da fiato alle banche: le banche si vedono da una parte affidare le ritenute e dall'altra vedono le imprese sempre più desiderose di aprire nuovi fidi.
L'Agenzia delle Entrate recentemente ha accolto la richiesta sollevata dalle associazioni di categoria di studiare i margini per una riduzione dell'ammontare della ritenuta d'acconto oggi prevista sull'importo dei bonifici bancari effettuati per gli interventi di ristrutturazione edilizia e risparmio energetico.

Ci piacerebbe poter contare su un governo affidabile e trasparente nei confronti dei cittadini.

La lotta all'evasione si inizia rispettando i patti e soprattutto rispettando chi lavora e fa impresa ogni giorno.

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L’importanza di saper dire dei no.

Fare il commercialista non è sempre facile, a volte è importante saper dire dei no.

Sono le scelte più sofferte quelle che ci identificano come uomini e come professionisti.

E' importante che anche i ragazzi che si avvicinano alla pratica se ne rendano conto.
Quella del commercialista è una bella professione, a volte un po’ faticosa.


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lunedì 7 febbraio 2011

Definire i confini dello Studio: il meglio o niente

Se è vero che la specializzazione è ormai la via da seguire, troppo spesso ci si dimentica di ribadire l'importanza della scelta dei professionisti con cui si collabora.

Collaborare con Studi organizzati e preparati può fare la differenza in una operazione. I tempi non sono solo quelli tecnici ma anche quelli psicologici.

Spesso si parla male dei notai. Dello Studio notarile con cui collaboriamo ormai da anni sono estremamente soddisfatto. Eppure ancora oggi ci sono colleghi che si sorprendono del fatto di poter parlar direttamente col notaio senza dover interfacciarsi coi collaboratori.

Mi capita spesso come perito di lavorare con professionisti diversi (commercialisti, avvocati, notai, ecc..) anche di altre città. Per le operazioni che seguo ho bisogno di una assistenza ed un confronto rapido e frequente. L'atto molto spesso deve essere visto e rivisto ben prima della stipula. La scelta dei professionisti con cui collaborare ti qualifica.

L'immagine che vedete sopra è di un libro che non mi stanco mai di suggerire ai miei clienti ma anche ad amici e professionisti. Lo trovate anche in edizione economica. Son soldi ben spesi.

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sabato 5 febbraio 2011

La deontologia è il miglior strumento

In questi ultimi mesi sto girando per i vari Ordini dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili con una tavola rotonda per discutere di marketing e deontologia. Venerdì 11 febbraio sarò ospite dell'Ordine di Sondrio.

Tra i principali relatori con cui ho il piacere di confrontarmi l’avv. Remo Danovi, padre della deontologia forense. Età ed esperienze ci dividono, ma resto sempre stupito dalla sintonia sui temi fondamentali.

E’ vero, il marketing e l’organizzazione degli studi sono temi entrati prepotentemente nel dibattito quotidiano. È anche vero però che forse cambiano gli strumenti ma non gli obiettivi. Internet in fondo ci aiuta a comunicare di più, a volte anche meglio ma non sempre.

Analizzando a fondo il nostro operato di professionisti ci rendiamo conto che la deontologia in se è un formidabile strumento di marketing.

La correttezza nei confronti di colleghi e clienti è la miglior fonte di passaparola positivo.

Gli studi professionali rappresentano sempre più sistemi aperti fortemente integrati con altre organizzazioni. Le norme deontologiche non sono fini a se stesse, se correttamente interpretate, ma atte a conservare e rafforzare i rapporti nel lungo periodo.

Probabilmente andrebbero solo un po’ adeguate all’evolversi dei tempi e degli strumenti di comunicazione. Certo il richiamo alla deontologia deve essere sincero, troppo spesso negli ultimi tempi è stata utilizzata come alibi per difendere interessi di categoria. Gli Ordini e le associazioni dovrebbero impegnarsi molto di più nel creare una comunicazione coerente sia verso gli iscritti sia verso i clienti/contribuenti.

Un cliente preparato è una ricchezza per tutto il sistema economico.

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